Pinocchio. Le avventure di un burattino doppiamente commentate e tre volte illustrate
- Autore: Giorgio Agamben
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2021
Come se la realtà fosse a strati, non si può non pensare alle sovrapposizioni materiche delle civiltà nel corso dei secoli; a scavare sotto gli asfalti si trovano resti di antiche genti, culture che ci hanno preceduto e formato, come se si potesse osservare un’opera originale dall’alto, da un primo grado di profondità e poi da un secondo e così proseguendo, trovando via via legami con le narrazioni antecedenti e future, come se le cose viste da differenti punti mostrino la verità di ogni versione di verità. In fondo la conoscenza si raggiunge scavando in una sorta di archeologia della letteratura, e la verità non è mai assoluta. Come un archeologo alla ricerca della pietra filosofale, Giorgio Agamben ci illumina con un saggio geniale e brillante sul capolavoro di Collodi dal titolo Pinocchio. Le avventure di un burattino doppiamente commentate e tre volte illustrate (Einaudi, 2021) e, proprio come il suo predecessore Manganelli, esimendosi dal trovare un senso pedagogico o etico alla storia del burattino, ci guida attraverso un viaggio meraviglioso alla scoperta e al godimento dell’opera italiana più tradotta al mondo.
La sola morale è che nulla è com’è: né legno il legno, né amico l’amico, né asino l’asino, né fata la fata, né grillo il grillo, ma tutto si cambia e continuamente tramuta.
Giorgio Agamben scrive Le avventure di un burattino doppiamente commentate e tre volte illustrate partendo da Collodi e, attraverso la rilettura di Giorgio Manganelli, ci fa viaggiare con la propria rielaborazione filosofica della fiaba che fiaba non è, e nemmeno romanzo, perché le Avventure di Pinocchio di Collodi esulano, così come il suo memorabile personaggio, da qualsiasi classificazione di genere. E questo è già l’infinito della letteratura universale.
Ogni personaggio ha sì un suo ruolo definito, ma proprio nel gioco delle verità questo ruolo spesso fallisce, così come gli accadimenti rispondono a un destino senza un percorso lineare ma per testimonianza di verità che nulla è come è: fallito è il ruolo dell’orco in Mangiafuoco, che nonostante l’aspetto nasconde un cuore tenero, così come al contrario l’Omino di burro, che porta i ragazzi al Paese dei Balocchi, nasconde nella sua mellifluità la peggior specie di orco, mentre il Gatto e la Volpe, così legati al vasto mondo dei furfanti miserabili, sono addirittura vittime della loro stessa umana miseria, personaggi terreni così come sono terreni i loro vizi. La stessa Fata sembra fallire il suo di ruolo vitale, facendo più riferimento alla morte che alla vita, e con il Grillo parlante, quasi “una voce d’oltretomba”, rappresenta l’entità soprannaturale che si intreccia con la coscienza del burattino. Tutti dicono a Pinocchio come dovrebbe vivere, ma lui, fedele a sé stesso, intravede il proprio percorso nelle sue stesse avventure di fuga e scoperta. Ed ecco ancora che il libro largo e unico già rappresentato da Manganelli si conferma il libro dei libri, quello che li contiene tutti, dalle favole dell’antica Grecia ai capolavori della letteratura moderna contemporanea e futura al Collodi.
È tutto un andare e un tentare di tornare, dove però Pinocchio, qui anche trasfigurazione picaresca dell’avventura umana, assume in sé la propria identità inclassificabile preferendo all’inappartenenza della vita che la società vorrebbe imporgli l’autenticità dell’assunzione innata e quasi inconsapevole del proprio essere. E tutto ogni volta si mette in gioco, nella metamorfosi del burattino che sembra appartenere a tutti gli stati naturali del pianeta, quello vegetale, animale e umano, ma che nella sua natura spontanea è di casa anche nel mondo metafisico.
Il chiosatore Manganelli, che chiosa Collodi, viene così a sua volta chiosato da Agamben in un gioco di volte tutto rivolto alla scoperta del burattino più famoso al mondo, con la consapevolezza che l’opera non appartenga a nessun genere così come il suo straordinario personaggio rifugge da qualsiasi omologazione; nulla è come sembra e tutto va come deve andare. Tra morte e vita, fuga e ritorno, divertimento e dolore, quel burattino, fragile e potente, ci rammenta l’importanza della parte più autentica dell’essere umano, quella che non si trasforma nell’adulto adulterato dalla società ma che resiste intatta dentro ogni individuo: Pinocchio, del grandissimo illuminato Collodi, non è una fiaba per l’infanzia ma un invito all’umanità tutta a non trascurare la parte più autentica di noi stessi, ossia l’inconscio, il desiderio innato, il sogno, l’anima, il bambino fragile e potente che continua a esistere scalpitante in ognuno di noi, esortandola a non perdere di vista quel bambino “da guardare con la più alta delle compiacenze”. Per le straordinarie illustrazioni qui citate “tre volte”, lascio al lettore il piacere di scoprirle, appunto, con occhi di bambino.
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