Che cos’è il contemporaneo?
- Autore: Giorgio Agamben
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Nottetempo
Che cos’è il contemporaneo? (Nottetempo, 2008) è un piccolo volume, denso e compatto, che riprende la lezione inaugurale del corso di filosofia teoretica dell’anno 2006-2007, tenuta da Giorgio Agamben, presso la facoltà di arti e design dello IUAV di Venezia. Filosofo italiano tra i già influenti del nostro tempo, Giorgio Agamben è autore prolifico di opere che spaziano dalla filosofia estetica alla linguistica, fino alla storia dei concetti.
Il testo ha un taglio meditativo e didascalico: l’autore guida il lettore in modo apparentemente semplice ma profondo verso una domanda che, già nel titolo, si rivela tutt’altro che ovvia: “Che cos’è il contemporaneo?” e, più precisamente “A cosa siamo contemporanei?”.
Fin dall’inizio Agamben distingue in modo netto l’attualità, che si realizza nell’essere presente in quanto essere esistente, e la contemporaneità, che non è la stessa per tutti e non si esaurisce nel semplice esserci. La contemporaneità si fonda in questo modo non sulla necessità, ma sull’elezione e si realizza scostando la membrana dell’attualità. L’autore introduce così uno dei punti cardine del suo ragionamento: la contemporaneità si scopre perché ne prendo le distanze; è una tensione tra presenza e dislocazione. La contemporaneità, in questo senso, diventa una scelta che parte dal singolo individuo, non un dato.
Agamben, con eleganza, attraverso riferimenti che spaziano dagli storici dell’arte alle Sacre Scritture e, mantenendo una chiarezza espositiva rara in testi del genere, riesce a esplicare quello che molti considerano solo un’idea fumosa. Il cuore del libro viene espresso, così, con una delle frasi che più mi hanno colpito:
contemporaneo non è soltanto colui che, percependo il buio del presente, ne afferra l’inevitabile luce; è anche colui che, dividendo e interpolando il tempo, è in grado di trasformarlo e di metterlo in relazione con gli altri tempi, di leggerne in modo inedito la storia.
Un concetto così tanto complesso è racchiuso in meno di cinquanta pagine: perfette per una lettura d’un fiato, magari in spiaggia, sotto l’ombrellone.
Questo breve saggio ha un valore immenso: aiuta a confrontarsi con concetti universali ed è utile per coloro che si sentono fuori dal loro tempo, in un’epoca in cui non riescono a riconoscere le loro radici. Il “sentirsi fuori luogo” può essere il primo passo verso la costruzione di un senso più autentico della propria contemporaneità. Le parole di Agamben diventano uno strumento per comprendere che non c’è nulla di sbagliato in questa sensazione di estraneità: si è semplicemente alla ricerca del proprio contemporaneo.
Che cos'è il contemporaneo?
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