Pecora nera
- Autore: Georgette Heyer
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
Astoria nella sua collana “Narrativa Vintage” riedita Pecora nera (2026, titolo originale Black Sheep, traduzione di Maria Giulia Castagnone) di Georgette Heyer (Wimbledon, 16 agosto 1902 – Londra, 4 luglio 1974), pubblicato per la prima volta dalla scrittrice inglese nel 1966, in Italia da Mondadori nel 1974, sempre tradotto da Maria Giulia Castagnone.
Il primo romanzo della prolifica Georgette pubblicato fu La falena nera, scritto a diciassette anni per divertire il fratellino minore Boris, convalescente. Colpo di fortuna, ma la giovane possedeva un talento innato, perché il testo venne proposto a un editore e pubblicato nel 1921 con grande successo. Successivamente si sposò con Ronald Rougier, un ingegnere minerario che viaggiava molto; lo seguì in Tanganica e in Macedonia. Ritornata in Inghilterra nel 1929, nel 1932 ebbe il suo primo e unico figlio, Richard.
I primi romanzi storici della Heyer risultano per lo più ambientati nel XVIII Secolo, in seguito la scrittrice creò i suoi lavori più originali ambientati nel periodo della Reggenza. Infatti, Georgette Heyer è nota per i suoi romanzi Regency, che descrivono il periodo della Reggenza, cioè quel decennio della storia inglese che va dal 1811 al 1820, in cui Re Giorgio III, considerato non più in grado di governare a causa di una malattia mentale, fu sostituito al governo del Paese dal figlio, il Principe di Galles, Giorgio Augusto Federico (futuro Giorgio IV), che governò come principe reggente dal 1811 fino alla morte del padre, avvenuta nel 1820.
Georgette Heyer scrisse anche romanzi gialli, ambientati in Inghilterra tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, molti dei quali con la classica ambientazione da casa di campagna. Inoltre, l’autrice scrisse romanzi storici, ambientati in periodi diversi, oltre a vari racconti. L’ultimo lavoro, My Lord John, è stato pubblicato postumo.
Gli affezionati lettori della scrittrice non rimarranno di certo delusi da questo piacevole romanzo, che a distanza di 60 anni dalla sua prima edizione conserva ancora tutta la sua freschezza. Merito della sua protagonista, dalla forte personalità.
Poco prima delle otto, sul finire di un’umida giornata d’autunno, una carrozza proveniente da Londra arrivò a Bath e si fermò di fronte a una casa di Sydney Place.
Era un veicolo a noleggio, ma i quattro cavalli che lo tiravano e l’aspetto della signora che l’occupava indicavano che una carrozza privata, con tanto di postiglioni, non sarebbe stata al di sopra delle sue possibilità. La viaggiatrice, accompagnata da una cameriera di mezz’età, indossava una redingote verde oliva di seta leggera, che vestiva la sua mirabile figura con tale perfezione che qualsiasi donna, al solo guardarla, avrebbe riconosciuto l’opera di una sarta di gran classe. Quel soprabito combinava, infatti, la semplicità di un capo da viaggio con un’eleganza superata solo da quella del cappellino, che incorniciava con grazia il viso della signorina Abigail Wendover. Questo, privo di piume e di mazzolini di fiori, in gros di Napoli, guarnito da un nastro di raso, aveva la tesa di moderata ampiezza e la cupola bassa, ma, come la redingote, era un accessorio di fine gusto. Il viso che ornava, pur non essendo quello di una giovinetta, né di una donna d’indiscussa bellezza, aveva un non so che di affascinante, che si concentrava soprattutto negli occhi grigi e intelligenti, in cui s’intravedeva una timida allegria. Gli altri lineamenti non avevano nulla di speciale: la bocca era troppo grande, il naso si discostava dai canoni classici e il mento mostrava un’eccessiva determinazione.
Ma ciò che più colpiva di Miss Abby era il suo carattere anticonformista e sagace, insofferente nei confronti delle restrizioni sociali.
Pecora nera
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