- Autore: Antonio Serena
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842568742
Non è un libro facile, ma non perché scritto male, al contrario la prosa è scorrevole, la sintassi impeccabile. È che impatta nelle accuse di revisionismo storico, che hanno già investito i testi di Giampaolo Pansa sulla Resistenza vista dalla parte dei vinti. L’interpretazione di Antonio Serena della realtà storica di un episodio della guerra di liberazione è politicamente scorretta. Diverge dalla lettura agiografica del buon partigiano, ma è così che è apparsa alle ricerche del parlamentare di centrodestra per quattro legislature, insegnante, giornalista, scrittore, storico titolato, studioso delle vicende partigiane nell’alto Veneto. Ha dato le stampe per Mursia il saggio «Operazione Piave». Un massacro cercato. Banditi, martiri, soldati e disertori nel rastrellamento del Grappa 1944 (Mursia, febbraio 2025, 282 pagine), con un inserto centrale di trentadue facciate d’immagini d’epoca in bianconero, nella collana “Testimonianze tra cronaca e storia 1939-1945 seconda guerra mondiale”.
Serena è padovano, classe 1948, tre lauree (lingue e letterature straniere, lettere moderne, storia) più la specializzazione in storia contemporanea a Urbino. Già docente di civiltà francese nei licei, ha scritto numerosi saggi sulla guerra civile in Italia 1944-45. Con Mursia ha pubblicato La cartiera della morte. Mignagola 1945 (2009) e I fantasmi del Cansiglio. Eccidi partigiani nel trevigiano 1944-1945 (2012).
Siamo sempre al tema dei vinti, al problema del diritto di parlare e del peso delle parole. Franco Cardini (Il dovere della memoria) è dell’avviso che, dopo avere approfondito le colpe degli sconfitti, è il momento di esaminare quelle dei vincitori, assolti dalla vittoria: Amburgo, Dresda, Hiroshima, Nagasaki.
Non sono uno storico di professione e difetto degli strumenti per giudicare gli argomenti di Serena, però da appassionato di storia, attento alle novità della casa editrice milanese, non ho voluto “scansare” questo testo scomodo. Cardini però è uno storico prestigioso, per questo ritengo fondato quanto sostiene nella prefazione, presentando l’autore, che da molti decenni ricostruisce aspetti ed eventi del 1943-1945 nelle sue terre, inserendoli in un contesto geostorico e geoculturale “collaudato e magistralmente dominato”.
Oggetto del volume, sulla base di emergenze documentali puntualmente citate, è l’Operazione Piave, dalla programmazione allo svolgimento, secondo le scelte tattico-strategiche dei comandi militari tedeschi e le contromosse strategico-politiche dei responsabili dei servizi segreti britannici e di alcuni comandanti partigiani. Cardini fa presente che Serena parla di rappresaglie nazifasciste, evidenziando quando si sposta sui partigiani, atteggiamenti controversi, “vessazioni” nei confronti della popolazione per assicurarsi viveri, anche stupri e uccisioni di civili, molte donne. Soprattutto, approfondisce il rastrellamento, la più massiccia azione “antibande” in Veneto, dal 21 settembre 1944, nome in codice “Piave”.
Quell’estate, sul massiccio del Grappa, stazionava un migliaio di partigiani di diverse formazioni a vario orientamento politico: moderati, socialisti, comunisti, militari del Commonwealth usciti dai campi di prigionia dopo l’8 settembre. Il comando unificato era affidato ad Angelo Pasini, “Dodici”. Per chiudere in una morsa i “banditi”, armati di poche armi leggere e in grado di sostenere combattimenti solo per qualche ora, i nazifascisti schierarono cannoni, mortai, blindati, lanciafiamme e circa 8 mila uomini, Wehrmacht, SS, Corpo di sicurezza trentino e truppe ucraine specializzate in controguerriglia. I fascisti schierarono la Legione d’assalto “Tagliamento” e circondarono i paesi a valle con le Brigate Nere di Vicenza, Treviso e la Guardia Nazionale Repubblicana.
Alle 6 del mattino di giovedì 21, un intenso bombardamento di artiglieria investì duramente settori del massiccio. Un’ora dopo, le truppe mossero all’attacco. I reparti partigiani reagirono come poterono, ma presto divenne insostenibile tenere le posizioni. Alle 13:30 il comandante Pasini ordinò il “Si salvi chi può”. Da quel momento, i patrioti continuarono a battersi solo per mettersi in salvo e scivolare tra le maglie del rastrellamento. Ventitrè caduti sul campo. Dieci giorni di terrore, fucilazioni, violenze, devastazioni, arresti, deportazioni ed esecuzioni. A molti fu offerto di consegnarsi, con la promessa di aver salva la vita, ma era un inganno. Il massimo dell’orrore il 26 settembre: trentuno giovani impiccati agli alberi in centro a Bassano.
Per la Resistenza si trattò di una sconfitta durissima e dolorosa.
Citando documenti e testimonianze anche severamente critiche degli stessi resistenti, Serena sostiene che l’episodio ha messo in risalto le anomalie del movimento. I partigiani rifugiati sul monte erano per lo più giovani di famiglie della borghesia locale renitenti alla leva fascista, comandati da capi improvvisati, inesperti, per lo più disertori dell’esercito repubblichino; disunione, lotte interne e totale disorganizzazione, inefficienza militare, furti ingiustificati, si scambiava scuola di delinquenza per attività patriottica, lamentava Edoardo Pierotti, comandante della brigata Italia Libera.
Sempre con Cardini, si può concludere che il “massacro cercato” del titolo non è improprio né eccessivo. Mai contestato, però, un addebito ai capi sconfitti, nonostante le riconosciute responsabilità. È la “miserabile alchimia della giustizia umana” nei crimini di guerra: il conto di ogni addebito si presenta solo ai vinti. Giorni prima, in Cansiglio e nel Feltrino, i partigiani non si erano intestarditi ed erano riusciti a disperdersi con poche perdite. Sul Grappa, l’ordine del Servizio britannico era di tenere le posizioni a ogni costo. I tedeschi andavano impegnati, mentre era in corso l’offensiva alleata in Romagna.
«Operazione Piave». Un massacro cercato. Banditi, martiri, soldati e disertori nel rastrellamento del Grappa 1944
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: «Operazione Piave». Un massacro cercato. Banditi, martiri, soldati e disertori nel rastrellamento del Grappa 1944
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