Novelle borboniche
- Autore: Carlo Alianello
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2021
Nel 2021 la casa editrice il Cerchio ha pubblicato Novelle borboniche, un volume che raccoglie una serie di testi inediti di Carlo Alianello (1901-1981), emersi grazie a un lungo e paziente lavoro di "scavo" nel Fondo Alianello conservato a Tito (PZ). Si tratta di un’operazione editoriale coraggiosa e, come sempre accade quando si portano alla luce materiali non pubblicati in vita da un autore, inevitabilmente delicata.
Le novelle coprono un ampio arco storico: dai moti carbonari del 1820-21 alla Repubblica Romana del 1848, alla battaglia di Custoza e ai primi passi della "nuova Italia". Alianello accosta figure celebri – Lord Byron, Giuseppe Garibaldi e Pio IX – a personaggi umili e anonimi, secondo quella sensibilità e quell’interpretazione del processo risorgimentale inteso come “peccato originale” dello stato italiano, che emergono anche nei suoi romanzi di maggior successo.
Non tutti i testi hanno lo stesso valore ed è legittimo pensare che proprio questa disomogeneità sia una delle ragioni che spinse l’autore a non pubblicarli: alcuni racconti potrebbero essere stati archiviati dallo scrittore come abbozzi o materiali ancora in cerca di una forma definitiva. Le due storie dedicate a Byron, ad esempio, lasciano intravedere un potenziale narrativo notevole: opportunamente sviluppate, avrebbero potuto costituire la base per un romanzo breve. Fuga d’un Papa, invece, si presenta come un bozzetto storico dal sapore inconcludente e suscita qualche perplessità, soprattutto nella rappresentazione di Pio IX nel 1848 come “povero vecchio”: un’espressione anagraficamente scorretta (Giovanni Maria Battista Pietro Pellegrino Isidoro Mastai-Ferretti era nato nel 1792, quando si rifugiò a Gaeta aveva 56 anni), ma forse da intendere in senso simbolico, come incarnazione di una “vecchia Italia” ormai al tramonto.
In questo senso, anche il titolo scelto dai curatori per la raccolta invita alla riflessione. Novelle borboniche non raccoglie infatti solo testi "di argomento borbonico". È probabile che l’aggettivo “borboniche” vada inteso più come un atteggiamento, una postura ideale e morale: quella di una fedeltà al mondo sconfitto, alle sue ragioni storiche e umane.
Il testo intitolato semplicemente Giuseppe Garibaldi, invece, si discosta in realtà dalla forma narrativa per avvicinarsi a una riflessione di taglio saggistico; più che un racconto, è un’analisi delle contraddizioni del Generale, con particolare riguardo al suo rapporto conflittuale con la Religione e, conseguentemente, alla sua adesione a ideali massonici:
Garibaldi, a modo suo, era religioso, adorava l’Umanità, la Patria, la Natura e altre cose. Solo Dio gli era ostico. Intendiamoci, non il Dio dei liberi pensatori, l’Architetto dell’Universo dei massoni o il Dio degli ebrei e dei protestanti, era il Dio dei cattolici che non gli si confaceva. Chissà perché; forse per via del papa che gli stava antipatico. Non l’aveva chiamato, povero santo Pio IX, un metro cubo di letame? Non tutti sanno essere squisiti nello scegliere i termini d’una definizione e evidentemente Garibaldi non lo era.
Venendo alla scrittura, è interessante l’attenzione di Alianello per i linguaggi e le loro sfumature. In alcune novelle l’autore sperimenta l’uso di parlate locali, inserendo ad esempio termini veneti o romani per dare colore e verosimiglianza ai personaggi, in linea con quella particolare sensibilità linguistica già evidente nel romanzo L’Inghippo (1973).
Il pregio principale di queste opere minori sta proprio nella loro capacità di illuminare aspetti meno noti dell’autore. Ma vi si scorge anche un Alianello in parte "nuovo": sempre provocatorio, ma ironico, capace di evitare toni melodrammatici scegliendo piuttosto ciò che appare come un sottile umorismo. Invero non si riscontra quel presunto "cattolicesimo portato al misticismo, e così negativo nei confronti di ogni esperienza scientifica e razionalista da doversi definire più reazionario che conservatore" attribuito ad Alianello da Alessandra Cimmino nel Dizionario Biografico degli Italiani (Vol. 34, 1988). In questi scritti il narratore sembra persino compiacersi nell’inserire nelle sue storie figure femminili dal seno grosso ("la formosa bruna", "un angioletto biondo col petto molto sviluppato", la contessa di Spaur "coi seni grandi e sodi"), rompendo decisamente con una certa austerità e soffermandosi sulle piacevolezze semplici e materiali della vita.
C’è chi, malignamente, ha ricondotto la critica alianelliana del Risorgimento al fatto che l’autore non poté seguire la sua tradizione familiare ed entrare nell’esercito. Una spiegazione offensiva e poco credibile, che non rende giustizia alla statura morale e intellettuale di Alianello. Le ragioni del suo dissenso vanno cercate altrove, in esperienze personali e in una visione etica e storica profondamente meditata. Come riassume Adolfo Morganti nella prefazione al libro:
non potendo infatti seguire la tradizione di famiglia ed intraprendere la carriera militare per le sue difficoltà di costituzione fisica, laureatosi giovanissimo in Lettere intraprese la carriera di insegnante di Liceo a Rieti, Camerino e Roma fino a giungere al rango di Ispettore centrale presso il Ministero per la Pubblica Istruzione.
Lavorare nell’ambito della scuola significa anche rapportarsi con una "società in miniatura" (per citare Dewey) che dentro di sé ha tutti i difetti del mondo esterno. In questa sede non è il caso di dilungarsi troppo: quello dell’istruzione è un piccolo universo che – per come in Italia è gestito da sempre – non è privo di meschinità, e inevitabilmente è fonte di amarezze e disinganni per i docenti. Bisogna concentrarsi su queste disillusioni, e soprattutto sui ricordi dei suoi parenti borbonici, per cercare di comprendere come si originò lo spirito critico che accompagnò Alianello nella sua vita.
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