Per chi non è ancora pronto ad affrontare l’assenza dopo la scomparsa di un genitore, svuotare la casa di famiglia è una prova così complessa da sfidare ogni definizione. Comporta tempo e fatica, un dolore muto, un viaggio a ritroso sospeso tra il timore e la speranza di un congedo. È un’esperienza che rinnova un rosario di emozioni, perché tutto suggerisce un’eco, un ricordo, oppure siamo noi a cercare, ostinati, tracce di felicità perduta in spazi a lungo disabitati. Significa trascorrere ore in dubbio tra gettare e conservare, gli atti simbolici che concorrono ad attraversare il lutto e ritornare alla vita. Ma sgomberare la casa di famiglia significa anche affrontare un dilemma morale, squisitamente soggettivo, tra ciò che è lecito fare oppure no. Quando si profana la volontà di un nostro caro? Quando la curiosità diventa inopportuna o fatale?
Maneggiare gli oggetti altrui, infatti, vuol dire entrare a gamba tesa nell’esistenza di chi li ha posseduti con il rischio di violarne l’intimità e imboccare una strada senza ritorno. Parte da qui Note a margine del mio dolore, il romanzo d’esordio di Cinzia Cognetti in libreria dal 10 aprile per HarperCollins Italia.
Docente di scrittura creativa, promotrice culturale, autrice della raccolta Scatole nere e di numerosi racconti apparsi in antologie, Cinzia Cognetti ha esordito nel 2010 vincendo il concorso di microletteratura indetto da Feltrinelli Editore.
Al centro della vicenda annaspa una generazione ammaccata in cerca del proprio posto nel mondo, che non entra in rotta di collisione con la famiglia e la società perché ciascuno combatte la sua battaglia contro un nemico interno. Lo sguardo dell’autrice è sensibile, misurato e teso, partecipe senza invadenza:
Eravamo una generazione perduta che danzava cercando nel cielo un filo dorato di approdo, di sicurezza. Nell’alba di un nuovo giorno.
Eva, la protagonista, è una giovane avvocatessa attiva nella capitale, costretta dalle circostanze a tornare a Bari. È una persona che vive con il freno a mano emotivo nella comfort zone di studio e lavoro. Nessuna trasgressione. Contatti sociali ai minimi termini. Bilancio sentimentale in rosso. Qualche anno dopo la scomparsa prematura della mamma, il padre vende la casa di famiglia e lei si fa carico di aiutarlo a svuotare l’immobile. Durante una ricognizione in soffitta si imbatte nel diario materno, una scatola nera di confidenze, tutte da decifrare, che Eva non avrebbe mai sospettato. La scoperta mette in moto un’indagine tra diversi piani temporali che da Bari conduce a Sarajevo durante l’assedio degli anni Novanta. Tra le pagine trova anche l’enigma di una foto e lettere che una figlia come lei - che ha custodito la madre nella perfezione della memoria – forse non dovrebbe leggere:
La morte l’aveva sottratta alla decadenza del fisico, restituendo una figura mitica, eterna. Questa dimensione scricchiolò al ritrovamento del diario. Tra le sue pagine c’erano ombre che calavano su di lei, su quello che sarebbe stato il nostro futuro insieme.
Inciampa pure in un indirizzo e un nome misterioso, suadente: Vanilla Lips. Anzi “Va-nil-la” perché Eva scandisce le sillabe ad alta voce alla maniera del professor Humbert nell’incipit di Lolita: “Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti”. Nobokov è solo uno dei tanti riferimenti letterari più o meno palesi a irrobustire la complicità con il lettore e la psicologia dei personaggi. Tra gli autori: Anna Achmatova, Meša Selimović, García Márquez, Nemirovskij, Tondelli e Moccia.
Grazie al diario, la storia cambia inaspettatamente direzione. Quella che all’inizio si presentava come un’immersione freudiana della protagonista nei fantasmi del passato non solo porta alla scoperta dei segreti materni che rischiavano di essere seppelliti con lei, ma diventa viaggio di formazione e accettazione dell’altro attraverso il dolore. Eva intreccia il suo destino con Alice, Alex, Valentina, ma i rapporti ondeggiano tra spinte attrattive e repulsive. Diverso il caso di Fabio, una figura luminosa e dolente a reggere il grosso del carico emotivo.
Ricca di depistaggi e colpi di scena, la narrazione a incastro vibra tra luce e buio, vita e morte, oblio e ricordo, distanza e vicinanza, destino e scelta. La geografia della vicenda si sdoppia in due dimensioni speculari, fisiche e metaforiche. In superficie c’è il mondo dove abitiamo e che talvolta non vorremmo conoscere, insultato com’è dal mestiere di vivere, dalla sofferenza, dalla malattia, dalla follia della guerra. Sotto la superficie c’è un mondo carsico nel segno dell’edonismo, dell’effimero, della transitorietà popolato da creature alla ricerca di libertà, "di vita", in fuga da sé stessi e dalle brutture dell’esistenza. Qui l’unico spazio percettivo diventa il corpo, il tempo si frantuma nell’attimo, non sono ammessi giudizio, pregiudizio e regole. Eppure proprio in questi non luoghi i personaggi saldano legami destinati a cambiarli per sempre e a capire in quale corsia ripartire per realizzare i propri sogni. Solo così rimarranno fedeli al proprio io.
Cinzia Cognetti conferma l’interesse per dinamiche relazionali e identitarie complesse. Parla di abbandono, solitudine, strappi, metamorfosi, rinascita e amicizia. Parla dell’aspirazione a una catarsi che non viene concessa a tutti. Scava in quei legami estranei alle concatenazioni subordinate ai vincoli di sangue e all’obbligo e alle convenzioni, perché Note a margine del mio dolore crede nelle affinità elettive che resistono al tempo ed esulano dal concetto tradizionale di amore.
- Autore: Cinzia Cognetti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Note a margine del mio dolore
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