La vita va vissuta con consapevolezza e coraggio, non fermandosi sul ciglio della strada a vedere chi passa, bensì partecipando attivamente agli eventi che la riguardano. È questo l’importante messaggio che il poeta uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009) ci dà in uno dei suoi componimenti più celebri, Non ti salvare (No te salves, traduzione più nota a cura di Martha Canfield), contenuto nella raccolta del 1995 El amor, las mujeres y la vida (L’amore, le donne e la vita).
Sono versi pervasi da una grande forza e in grado di impegnare il lettore in una profonda analisi sull’esistenza, esortandolo al contempo a essere audace se non addirittura temerario. Se si resta nella propria comfort zone, nel minuscolo angolino di universo che ci è stato assegnato, se si è apatici e rinunciatari, desiderosi solo di tranquillità e pace, allora, dice Bendetti, non è vita.
Nell’anniversario della morte dell’autore, avvenuta a Montevideo il 17 maggio 2009, analizziamo il testo di Non ti salvare e vediamo quali sono le sue principali caratteristiche.
“Non ti salvare”: testo della poesia
Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non Amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo
ma se malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi allora
non restare con me.
“Non ti salvare”: stile e figure retoriche
Oltre a dividersi in due parti, Non ti salvare ha una struttura circolare, poiché si apre con una sequenza di comandi negativi e si conclude con un’ipotesi condizionale ("ma se malgrado tutto").
Il tono incitante e categorico ribadisce il valore di monito del componimento, che tuttavia si dispiega attraverso un linguaggio semplice e discorsivo, totalmente privo di termini aulici o accademici.
Per quanto riguarda le figure retoriche segnaliamo:
- anafora, la figura retorica più presente nel testo. I continui "non", ripetuti all’inizio dei versi, fanno sì che la poesia abbia un ritmo piuttosto martellante;
- similitudine ("come giudizi"), dove c’è il paragone fra l’ottusità della mente e l’atto di condannare senza appello;
- ossimoro/antitesi, nel contrasto che sussiste fra una vita pienamente vissuta (gioia, sangue ecc.) e le sue negazioni (assenza di sangue, noia, calma ecc);
- personificazione, quella della vita che diventa un interlocutore al quale rivolgersi e con cui parlare, nonché una forza che sprona ad andare avanti a testa alta senza mai arrendersi.
“Non ti salvare”: un inno alla vita attiva e coraggiosa
La prima parte di Non ti salvare è un susseguirsi di imperativi negativi attraverso i quali l’autore esorta l’interlocutore/lettore a scrollarsi di dosso qualsiasi eventuale forma di indolenza per affrontare il mondo con coraggio e determinazione. Il senso del componimento risulta chiaro fin dai primi versi: esso è uno sprone a non chiudersi nel proprio "angolo tranquillo" disinteressandosi di quanto accade al di là di esso, ma a uscire fuori dal guscio e ad agire prendendosi la responsabilità di ciò che si fa.
"Salvarsi", inteso come ricerca della quiete fisica e morale, per il poeta uruguaiano equivale a morire spiritualmente, mentre "non salvarsi" significa accettare di correre dei rischi se e quando ne vale la pena, non aver paura del dolore e garantirsi emozioni intense piuttosto che tedio e mediocrità. È un pensiero forte e anticonformista che l’autore mette nero su bianco subito dopo essere ritornato in Uruguay dall’esilio: questi versi esprimono pienamente l’impegno civile e la passione che costituiscono il fulcro intorno al quale si dipana l’esistenza quasi romanzesca di Benedetti.
Dunque nella poesia la salvezza non ha un’accezione positiva, ma equivale, piuttosto, a una paralisi umana, emotiva e sociale: congelare la gioia, amare con noia e indifferenza e chiudersi al mondo comporta una morte dell’anima non meno grave e definitiva di quella fisica.
Il rifiuto della mediocrità e la scelta di non rinunciare alla partecipazione e alla lotta
Se la prima parte di Non ti salvare è un inno alla vita, nella seconda si passa ad un maggiore realismo, all’accettazione delle fragilità umane e, di conseguenza, all’alta probabilità che i buoni consigli, elargiti con tanto pathos, vengano disattesi.
Introdotta da un "ma se", congiunzione avversativa, la sezione riprende le negazioni precedenti e le trasforma in affermazioni; con ironia e un pizzico di cinismo, Benedetti sottolinea il fallimento esistenziale di chi, per inerzia, paura o pigrizia, si "salva" votandosi ad una vita grigia e scialba. Dunque nella lirica compare anche un certo fatalismo, che però non limita né ancor meno cancella la convinzione dell’autore di voler assumere su di sé ogni possibile rischio connesso a un’esistenza piena e appagante, nel privato come nel sociale, in amore come in politica. La sofferenza, per Benedetti, è parte innegabile e imprescindibile di una vita degna di essere considerata tale.
Nell’ultimo verso della poesia, che segue un elenco di frasi al condizionale, l’autore prende definitivamente le distanze da chi "si salva" rivendicando la propria diversità rispetto a costoro; "non restare con me" afferma (o "non sei mio", a seconda della traduzione), perché la mediocrità non solo non gli appartiene ma i pavidi e gli impavidi sono due entità distinte che non si incontrano mai.
Il poeta rivendica orgogliosamente di aver vissuto con intensità ("con sangue") e quasi compatisce chi, al riparo nel suo guscio protettivo, si preclude la possibilità di provare le stesse emozioni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Non ti salvare”, la poesia di Mario Benedetti che ci invita a vivere intensamente
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