- Autore: Paolo Nori
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: UTET
- Anno di pubblicazione: 2025
Dal Diario di un filorusso, come recita il sottotitolo dell’ultimo libro di Paolo Nori Non è colpa dello specchio se le facce sono storte (UTET, 2025), ci si potrebbe aspettare indignazione per le censure subite dall’autore. Il sentimento che invece prevale, una volta terminata la lettura, è soltanto uno: profonda commozione. Quelle di Nori sono alcune delle più belle parole dedicate, in questo periodo, alla libertà: non solo di espressione artistica, ma anche – e forse soprattutto – umana e personale.
Rifiutato da una prestigiosa università, che ha cancellato un ciclo di conferenze su Dostoevskij ritenuto sconveniente, e al tempo stesso censurato in Russia per le idee considerate troppo occidentali e tagliate dalle traduzioni delle sue opere, Nori avrebbe avuto più di un motivo per lasciarsi andare all’amarezza. Al contrario, trasforma questa vicenda nell’occasione per accompagnarci alla scoperta di scrittori, russi e non, che hanno fatto della censura una forza, proseguendo sulla loro strada senza rinunciare ai valori in cui credevano, persino a costo della vita. Ne nascono pagine di una bellezza abbagliante, terribilmente commoventi per la loro capacità di sfidare pregiudizi e odio malcelato.
I grandi russi si dimostrano tali proprio per la capacità di leggere con lucidità la realtà che li circonda. E Nori ci mette realmente di fronte a uno specchio, invitandoci a riflettere sul modo in cui scegliamo di interpretare il mondo in cui viviamo. Il libro è privo di ogni intento moralistico – cifra che non appartiene all’autore – ma vibra di una vitalità che deriva da un semplice fatto: l’amore incondizionato per un popolo e per una cultura oggi vittime di uno stigma tanto insensato quanto vuoto. In Occidente essere russi sembra un delitto: ne consegue il castigo dell’esclusione e della mistificazione.
All’autore viene spesso rimproverata la ripetitività dei temi, sia nei libri che negli incontri pubblici. Eppure, anche questo diventa un pregio. Grazie a un mirabile effetto Kulešov – per cui un medesimo soggetto assume significati diversi in base al contesto – il “già detto” si trasforma in veicolo di un messaggio nuovo, ricco di risonanze differenti. Ci si ritrova così di fronte a un bivio: reagire alle avversità come a un destino imposto, oppure scegliere di agire. Agire significa accogliere ciò che di mirabile e prezioso la vita ci offre, senza farsi schiacciare dal potere dominante.
Alla mail con cui l’università lo informava della cancellazione delle conferenze, Nori rispose: “Non ho parole”. Poi aggiunse: “Ma credo che le troverò”. Ecco: le ha trovate davvero. E incredibilmente potenti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Non è colpa dello specchio se le facce sono storte
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