- Autore: Marco Tarricone
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Morellini editore
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788862980722
Ricordate Shakespeare? C’è del marcio in Danimarca. Se vale in teatro per Amleto, a maggior ragione possiamo ben dire tra gli scaffali delle librerie: c’è del giallo in Toscana, considerati quanti crimini ospita, secondo diversi scrittori che pubblicano i loro thriller nella collana “Luoghi e storie” del catalogo Morellini Editore. Uno dei più recenti è Nessuno doveva morire. Un giallo ambientato a Poggibonsi (Milano, ottobre 2024, 224 pagine), a firma di Marco Tarricone, dottore in lettere in età matura, con un passato da operaio metalmeccanico. Insegna materie tecniche in un istituto professionale e scrive. “Storie gialle e nere”, tiene a precisare.
Torinese, ama la gente, la cucina, i paesaggi del Senese, che conosce perfettamente, tanto da localizzarvi con precisione geografica e toponomastica le vicende di un romanzo che non ha soltanto per sfondo la Val d’Elsa - con Colle, Poggibonsi, San Gimignano, Monteriggioni -, ma vi si svolge come in un habitat ideale. E dire che quelle distese ondose di zolle fertili, colline, boschi, casolari e fattorie sembrano più adatte alla pace, alla distensione, alla contemplazione, che ai delitti.
A ispirare il noir che scorre forte in Marco e a invogliarlo a passare più di una mano di giallo sull’ocra e il verde intenso di quelle terre, a pensarci bene, può essere stato il genius loci che vi si accampa dai secoli di mezzo, tanto turbolenti in quei territori oggetto di eterne contese di sangue tra Siena e Firenze. Un territorio non soltanto benedetto dal cielo o da madre natura, ma anche sapientemente valorizzato dall’uomo nel corso di secoli. Non sono stati il vento e la casualità a piantare i filari caratteristici di alberi a fusto snello e alto che affiancano sentieri sinuosi di ghiaia, vallivi o collinari, dipingendo lo scenario dell’alta e bassa provincia di Siena come se gli artefici non fossero stati contadini, ma artisti del Medioevo e su di lì. Un esempio è offerto dallo stesso Tarricone:
la minuscola strada sterrata faceva da confine fra i due versanti della collina, quello a meridione tappezzato da filari di vite e il suo opposto a grano. Da una parte il verde acceso dei primi timidi grappoli d’uva, dall’altra il biondo accecante delle spighe quasi mature.
Il paesaggio intorno, le onde di collinette alte che curvano a scendere in vallette torrentizie, il flettersi delle graminacee, scosso da folate leggere, fanno pensare a un tappeto, accarezzato da una mano invisibile. Il sole, basso all’orizzonte, proietta lunghe ombre di cipressi scuri in un paesaggio idilliaco, capolavoro rurale di anni e anni di lavoro. Sembra l’affresco dipinto da un maestro di secoli fa.
È la vista agli occhi di Elena, la quasi sedicenne che raggiunge il casale dove abita Andrea, sulla sommità di un poggio in agro di Colle Val d’Elsa, un luogo deserto e bellissimo. Da due giorni il suo ragazzo non si fa vivo, ma nella costruzione in mattoni rossi tutto è in ordine perfetto, quasi maniacale. Di Andrea e della madre nemmeno l’ombra. Non si può dire che non sia scossa. Quasi fosse sulla scena di un crimine, si sorprende a ripulire la tastiera del computer del giovane, che ha voluto accendere. Non è una precauzione sbagliata, visto che al ritorno a casa la stanno aspettando due poliziotti del Commissariato di Poggibonsi, l’ispettrice Carla Bonomi e un giovane sottoposto. La nonna di Andrea ha denunciato la scomparsa del ragazzo e della figlia Annarita.
Raggiunta da Pietro Rinaldi, ispettore capo dalla Questura di Firenze con esperienze di antiterrorismo, Bonomi effettua un sopralluogo nel Casale di Poggio dei Cipressi, insieme alla Scientifica. Trova tutto esageratamente ordinato. All’apparenza, non c’è niente di anomalo. Di ritorno dall’estero, Jacopo Gori, marito e padre degli scomparsi, nega possibili rivalità, inimicizie, gelosie. La loro azienda vinicola, Maggiociondolo, non minaccia nessun concorrente, ha trovato spazi commerciali in Paesi esteri inaspettati e fattura pochissimo localmente. Bonomi, bella, bruna, serena, capace, e Rinaldi, fascino da Brad Pitt de noaltri, formano una coppia ben assortita e si compensano professionalmente. È un particolare rilevante, perché Marco Tarricone si dimostra un giallista di ottima vena e lucida ispirazione. Mette in moto un’indagine che cresce passo passo. È molto facile seguirla e apprezzare il crescendo poliziesco di questo agro thriller nell’alto Senese. I lettori interessati a sapere di più potranno rifarsi ai sommari di copertina e farebbero ancora meglio ad acquistare il libro e goderselo.
Va aggiunto soltanto che quattro giorni appresso Gori riceve un pacchetto, con la fede della moglie avvolta in un biglietto, piuttosto esplicito. È un foglio bianco formato A4, avvolto in una bustina di nylon trasparente. Reca tre righe normografate a penna. Avvertono che i suoi cari sono “sotto custodia” e presto riceverà un nuovo messaggio, può starne “pur certo”. Nessuna richiesta di riscatto. Carla Bonomi osserva che in genere nei rapimenti si cerca di bruciare il tempo, altro che cincischiare...
Concordo su tanti aspetti con Marco Tarricone, soprattutto sull’incanto del paesaggio senese. Non c’entrerà molto con la recensione, ma con il romanzo sì. Condivido anche la sua opinione sul Cimitero Monumentale delle Porte Sante, a Firenze, a un tiro da Piazzale Michelangelo. Accoglie nella parte più nobile le spoglie degli illustri vissuti nel capoluogo toscano e nei settori comuni tutti gli altri. È uno dei più bei camposanti al mondo, dominato dalla magnifica facciata in marmo bianco e verde di quel gioiello in alto che è la basilica di San Miniato al Monte, da cui si ammira l’incomparabile visione della città del Giglio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nessuno doveva morire
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