- Autore: Marco Proietti Mancini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fratelli Frilli editori
- Anno di pubblicazione: 2026
Marco Proietti Mancini, nel suo Nero romano. Un storia di sangue e sanpietrini (Fratelli Frilli editori, 2026), traccia la storia quotidiana dei giovani maschi romani, a cavallo degli anni finali del Settanta e gli anni Ottanta, chiamati gli anni del riflusso. La verità è che dopo l’assassinio di Moro, il 9 maggio 1978, non si capiva da che parte stare, se rimettere in piedi il partito comunista o vivere dall’altra parte; tutti quei giovani odiosi che non credevano in niente, tranne vivere coi soldi in tasca, fare rapine alle gioiellerie e nelle banche perlopiù. Più che un estremismo di destra, un odio insensato per chi professava la dittatura del proletariato. In realtà non si credeva più nella politica tout court. Se volevi una vita di lusso te la dovevi sudare.
Mirco ha il gruppetto alle scuole superiori. Gli amici erano un disastro, perlopiù cretini e misogini. Mirco aspetta di iscriversi a Economia e commercio, per dare qualche soddisfazione alla famiglia. Il padre, per due lire, fa il ragioniere di giorno e il ragioniere nel pomeriggio. L’importante è stare con lui e con mamma, e il fratello Mario, più piccolo. A Mirco piacerebbe vedere la madre più contenta, non preoccupata da bollette e scadenza, e il padre più tranquillo, quel padre che è talmente stanco che dal suo posto nel salone dorme già dopo venti minuti. Tra fratelli non si dicono nulla, c’è un grande affetto che non va sbandierato.
Al baretto Mirco è rimasto solo e le lezioni all’ateneo universitario iniziano a fine ottobre. Un giorno viene catapultato nei giochi dei più grandi. Quelli che lui ammira perché hanno macchine belle, non la 850 del padre, vestono benissimo e non abbassano mai lo sguardo. Stefano paga una bevanda alcolica a Mirco e poi col suo gruppo si allontanano. È fatta, Mirco non sarà più un bravo ragazzo.
Se Proietti Mancini prende come stile la linearità temporale è perché non è proprio facile, tutt’altro, capire quegli anni, soprattutto c’è una sorta di saturazione su chi e come aiutò le Brigate rosse durante i cinquantacinque giorni di prigionia di Aldo Moro. Un rigetto, quindi, che spinge lo scrittore a prendere nello scritto strade laterali, perché la politica non rientra nella letteratura di genere della Frilli editori, che da un pezzo però non si limita a gialli e noir, né ha come limite una piacevolezza già accordata prima di scrivere.
Mirco diventa il numero due della banda: se Stefano non c’è, è lui quello che decide per gli altri. La fusione tra i due ragazzi è così forte che se in un locale non trovano due ragazze con cui fare sesso, va bene anche una, le pulsioni omoerotiche tra i due sono nel constatare su chi è più bravo a letto.
Mirco ha una pistola da tempo ormai, ma ora non gli interessa fare soldi facili, c’è bisogno di sporcarsi le mani. In una manifestazione della sinistra, con legittimazione di quella estremista, Mirco si trova dall’altra parte e usa la pistola per uccidere.
Proietti Mancini ha il dono della semplificazione e quindi anche andando avanti nel romanzo, capiamo tutto. Lasciamo ai lettori la possibilità di andare avanti, senza sprecare azzardi o tesi a temp. Peraltro per molti, quegli anni erano la nostra infanzia. Il suo è un romanzo lineare, spietato, scritto benissimo.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nero romano. Un storia di sangue e sanpietrini
Ci sono frasi che, da sole, sono capaci di marchiare a fuoco l’atmosfera di un intero libro. È il caso di questo passaggio chiave di Nero romano: “Io sono come un incidente nelle loro vite, una morte improvvisa e inaspettata...”
Con una scrittura affilata come un rasoio, l’autore ci immerge in una Roma ben lontana dalle cartoline turistiche. È una Roma notturna, sporca, criminale e fatalista. La citazione esprime al meglio il ritmo e la tensione del genere "noir": il senso di ineluttabilità, il brivido dell’imprevisto che spezza la quotidianità delle persone comuni. Proietti Mancini gestisce magistralmente la suspense, mettendo il lettore nei panni di chi guarda il predatore muoversi nell’ombra, consapevole che nessuno è davvero al sicuro.
Da napoletano, abituato a una narrazione della criminalità, ho apprezzato moltissimo questo spaccato romano così crudo, autentico e privo di retorica. Ma c’è un dettaglio che mi ha colpito ancora di più: da pompiere, l’analogia del protagonista con un "incidente improvviso" mi è arrivata dritta al petto. Chi fa il mio mestiere sa bene come la vita possa cambiare in un secondo a causa di una fatalità inaspettata; vedere questo concetto applicato alla lucida follia di un predatore rende la lettura ancora più tangibile, reale e destabilizzante.
Consigliatissimo agli amanti del genere che cercano storie crude e senza sconti.
Bravo Marco.