Micromega
- Autore: Voltaire
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
Un gigante che pensa. Un microscopico filosofo che brucia. Due esseri nati da sistemi stellari lontani si incontrano nello spazio per osservare la Terra. Non è un romanzo, non è un racconto di fantascienza, non è una parabola religiosa. È Micromega, l’arma affilata e luminosa con cui Voltaire smonta, interroga e ridicolizza il pensiero umano del suo tempo. Ma anche del nostro. Una satira travestita da racconto filosofico, costruita su distanze siderali e incontri interplanetari, per misurare il vuoto morale e la vanità della specie umana.
Il protagonista è un essere di proporzioni colossali, nato su una stella del sistema di Sirio. Ha una mente altrettanto sterminata e una fame instancabile di sapere. Lo segue, come un’eco perfetta ma inversa, un abitante della stella di Saturno, piccolo, fragile, cinico, acuto. Insieme osservano i pianeti, studiano i costumi, ridono delle religioni, piangono sull’inconsistenza delle opinioni.
L’ambientazione è liquida, immensa, scivolosa. Non c’è un luogo preciso, perché ogni luogo è un pretesto. Ogni pianeta è un palcoscenico. Ogni nazione, un’opinione ridicola presa sul serio. Quando giungono sulla Terra, il vero bersaglio si scopre: l’uomo, minuscolo, pieno di sé, convinto di essere al centro di tutto. Voltaire non scrive per raccontare, ma per scorticare. Ogni dialogo è un’apertura chirurgica. Ogni osservazione è una lama sottile. Ma sotto la derisione si agita una malinconia più grande: quella per un mondo dove la ragione è sempre ultima ad arrivare, e la verità è costretta a travestirsi da favola per sopravvivere.
La vicenda si articola in forma di viaggio: spaziale, ma soprattutto intellettuale. I protagonisti osservano il mondo da lontano e si domandano come una creatura tanto piccola come l’uomo possa avere un ego tanto smisurato. Incontrano scienziati, religiosi, filosofi, ascoltano disquisizioni che oscillano tra il dogma e l’idiozia. Ma il disprezzo di Voltaire non è mai privo di intelligenza: è lucido, articolato, ironico, tagliente. E si rivela, sotto sotto, anche profondamente umano.
Non ci sono svolte, non ci sono colpi di scena. C’è l’inesorabilità di una discesa nella cecità collettiva. Il fascino del racconto sta nella voce: in quella voce che racconta con disincanto e leggerezza, ma che sotto vibra di rabbia e di delusione. Voltaire non perdona nessuno. Non perdona la superstizione, non perdona il fanatismo, non perdona l’arroganza mascherata da teologia. Ma più ancora non perdona l’inutilità delle parole vuote. Quelle con cui ci riempiamo la bocca per dare un senso all’insensato.
I personaggi – Micromega e il suo compagno – sono specchi deformanti. Uno rappresenta l’intelligenza smisurata, l’altro la caustica analisi. Insieme incarnano l’allegoria perfetta del pensiero libero che osserva il pensiero chiuso. Il loro sguardo esterno è la lente crudele attraverso cui viene filtrata tutta la storia dell’umanità. In fondo, ciò che viene sezionato in questo racconto non è il mondo, ma la mente umana: il suo bisogno disperato di avere ragione, di credere, di controllare, di dominare persino l’invisibile.
Con Micromega, Voltaire inventa una fantascienza della coscienza. Un’allegoria filosofica che fa sorridere mentre morde. Un racconto breve, ma immenso, perché ci mette di fronte all’angoscia dell’irrilevanza. Perché ci dice che l’uomo è minuscolo non per statura, ma per arroganza. Perché suggerisce che solo quando impariamo a ridere di noi stessi possiamo iniziare a pensare davvero.
Micromégas: Histoire philosophique
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Un libro perfetto per...
A chi ha amato Il mondo nuovo di Huxley o Candido dello stesso Voltaire. A chi cerca una lettura breve ma esplosiva. A chi vuole vedere il mondo da fuori. A chi è stanco del fanatismo e cerca un modo intelligente di ridere. A chi pensa che leggere debba scuotere, e non solo intrattenere.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Micromega


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