Microgrammi
- Autore: Robert Walser
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2025
Robert Walser fu l’ultimo degli scrittori camminatori in Svizzera. Non lasciò l’amata e odiata patria, la sua lingua tedesca, le periferie di Berna, cambiò sedici abitazioni, perché stava bene solo in camere ammobiliate, dove scriveva o dormiva. Con il gusto del cambiamento anche nel lavoro - ne fece mille di mestieri - perché non aveva frequentato la scuola con regolarità e smise prima di un diploma. Per un periodo, lavorò in una banca di Zurigo; la Svizzera è sempre stata un paese neutrale, ricco di banche dalla prima ora. Ora sono uscite queste sue digressioni dal titolo Microgrammi (Adelphi, 2025, curatela di Lucas Marco Gisi, Reto Sorg e Peter Stocker, trad. di Giusi Drago), scritture lullipuziane, dove Walser scriveva con un lapis su carta riflessioni, considerazioni e paure. Quindi non solo le parole di una persona attraversata dal dolore psichico, ma la scrittura frenetica di un uomo legato alle dipendenze dei medicinali, che addirittura trovò la morte facendo le sue amatissime passeggiate.
Maestro di divagazioni, Walser scrisse con la speranza che non fossero trovate queste minute, eppure non solo furono salvate dal fuoco, ma diedero a Robert Walser la patente di grandissimo autore di lingua tedesca in Svizzera. Ci sono le minute che parlano di corpi di donne discinte, libere, scritte da lui che forse morì vergine, non avendo fatto l’amore con nessuna, il che non cambia una virgola del suo valore di scrittore. E dunque:
Di recente giunsero inaspettate da me due fanciulle che si presentarono come ammiratrici del mio pizzico di competenza in ambito poetico. Le pregai di lasciarsi ammirare da me, piuttosto di scontentarmi con la contentezza di essere l’oggetto del loro apprezzamento. Essere apprezzato, aggiunsi, mi rendeva sciocco. Trovarono intelligente la mia osservazione e risero, e dal canto mio io trovai grazioso il loro riso argentino. Anche questo valga come annotazione.
Di questa annotazione, bisogna sorprendersi di quante volte Walser usa un verbo che diventa sostantivo e il sostantivo verbo. Non capiamo se è una scelta di stile o altro, siamo noi lettori che cerchiamo di fare gli editor, senza nessuna competenza. Sono pur sempre degli scritti privati che mai lui avrebbe pubblicato. D’altra parte, quando li scrisse era già nell’istituto di Heriseu; un manicomio, ecco. Questo per l’appunto è segno di quanto poco Walser cambiò le minute, che dovevano durare un momento e non certo per essere lette dai suoi ammiratori dopo la sua morte.
Due scrittori, Kafka e Walser, traditi dai loro amici più cari. Ma talmente di talento che hanno fatto bene gli amici a non bruciare niente di loro. Sta di fatto che lo scrittore svizzero deve dar conto ai suoi lettori di fanciulle e di donne poco vestite, in un immaginario standard maschile che non prevedeva ancora nessun orientamento sessuale. C’erano i maschi, c’erano le femmine, c’erano i preti e le suore per i cattolici e loro "simili" in altre religioni.
Sta di fatto che il resto di Microgrammi è formato da osservazioni, inizi di pièces teatrali o fatti di costume, e vengono letti in maniera molto interessata ma neutra, mentre noi lettori "pettegoli" sembriamo concentrati solamente sull’autore svizzero, se morì vergine o no. Almeno Kafka lo fece intuire e tanto basta. D’altronde siamo nel millennio in cui paradossalmente e nemmeno poi tanto, volendo, possiamo cambiare orientamento sessuale ogni mese, tanto per esagerare. In ogni caso, i libri finiti e approvati di Walser ci sono e dunque possiamo leggere le sue opere che hanno qualcosa di magico e di triste insieme. Solo che Microgrammi ci dà la certezza di quanta solitudine ci portiamo dietro.
Microgrammi
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