Mia nonna e il Conte
- Autore: Emanuele Trevi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Solferino Libri
- Anno di pubblicazione: 2025
La scrittura di Emanuele Trevi incanta, attrae, coinvolge il lettore per la sua capacità di alternare i registri espressivi, che di tempo in tempo sono seri, o ironici, o scherzosi, o profondi nell’esplorazione filosofica del pensiero. Solo 109 pagine, quelle del romanzo Mia nonna e il Conte (Solferino, 2025), eppure appena finito di leggerlo si vorrebbe riprenderlo, rileggerne alcuni passi per ritrovare la leggerezza del ricordo, l’ironia di certe situazioni così tipiche ma narrate con la sapienza di chi da sempre frequenta la scrittura e sa giocare con le parole, con gli intrecci, con i tempi della storia narrata.
Ecco il giovanissimo scrittore che d’estate frequenta la casa calabrese della nonna chiamata in famiglia Peppinella, vezzeggiato perché unico nipote maschio dalle donne di casa. Legge in giardino il ragazzo, si apparta nelle natura che circonda la casa di famiglia, intesse con la nonna e le sue devote accompagnatrici, la quasi parente Delia e l’ignorantissima domestica Carmelina, un rapporto di affetto e vicinanza che si protrae negli anni.
Così passavano i giorni, in quel luogo tranquillo e simile a infiniti altri, dove la campana della chiesa, con i suoi puntuali e indifferenti rintocchi, ricordava ogni quarto d’ora a uomini e bestie che gli anni scorrono in una sola direzione senza fermarsi a chiedere la strada a nessuno, e che pure tutti noi, che siamo fatti di mesi e anni ancora più che di carne e sangue, scorriamo senza sosta, come acqua piovana nella grondaia del mondo.
Ma nel quarto capitolo del libro ecco il colpo di scena: compare il Conte, un anzianissimo signore di origine svizzera, con un biglietto da visita fornito di cognomi, predicati e immancabile stemma nobiliare, che, inchinandosi alla ormai più che anziana Peppinella, chiede, con impeccabile inchino, di poter passare dal giardino di lei per raggiungere la propria casa, collocata in alto nel paese.
Il rapporto che si crea fra i due e il loro seguito, con il Conte che ha un factotum omosessuale che lo segue e serve come un’ombra, è assolutamente esilarante. L’ospite, a ogni visita nella casa, quasi quotidiana, porta dolci, pastorelle, specialità napoletane: sì, perché l’uomo proviene da un ambiente partenopeo ed è un cultore della dinastia borbonica, di cui conosce tutto, storia, intrecci dinastici, aneddoti gustosi, che racconta a un pubblico, le tre donne di casa, che si bea di vicende che ignorano e che poco capiscono - i Borboni per Peppinella si confondono con i barboni.
Una pagina straordinaria del libro racconta una festa presso una principessa vecchia amica del Conte, a cui anche la stessa Peppinella viene invitata, vestita e pettinata per l’impedibile occasione mondana, ad Eboli, dove giunge il gruppo accompagnato dal fedele Oliviero, autista della mitica Volvo di cui il Conte è proprietario. Poi, con lo scorrere del tempo, la memoria di quel ballo, in stile Cenerentola, evapora lentamente dalla memoria della nonna, che quasi non ricorda più di avervi partecipato, come avviene, dice Trevi,
il più delle volte se non sempre, l’immagine della felicità appare nella nostra memoria, che la vede già lontana anche se è recente.
Le immagini della contemporaneità, con l’appuntamento quotidiano con “Beautiful”, la saga americana più longeva della tv che le donne di ogni ceto seguivano religiosamente, e Peppinella e la sua corte non facevano eccezione, riuscendo a coinvolgere lo stesso Conte nelle vicende di “Rigg e Bruk”, si alternano alla rievocazione un po’ revisionista delle imprese storiche in cui i regnati delle Due Sicilie persero il trono, tema oggi di gran moda di cui il Conte del libro si fa paladino oltre che pedante e spiritoso conoscitore.
Tanto da dire su questo bel romanzo di Emanuele Trevi, che si conferma eccellente narratore, capace di coniugare intimità familiare e autobiografismo con un’idea di storia e di memoria che supera l’effimero e il contingente, regalando ai lettori pagine davvero straordinarie per l’uso della lingua e la profondità delle riflessioni.
Mia nonna e il conte
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