- Autore: Giovanna Fiume
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Carocci
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788829029112
Mediterraneo corsaro. Storie di schiavi, pirati e rinnegati in età moderna (Carocci, 2025) è un volume di Giovanna Fiume, una storica di vaglia, autrice di importanti saggi tra cui si ricorda un’opera insostituibile sui graffiti delle carceri del Santo Uffizio con una preziosa rassegna di fotografie (Del Santo Uffizio in Sicilia e delle sue carceri, Viella, 2021).
Per quanto riguarda il Mediterraneo, il libro già dal titolo suscita curiosità e interesse, mostrando un topos fuori dagli schemi e dai luoghi comuni abituali che lo descrivono come un mare di pace, di civiltà e di scambi culturali dove tutti collaborano. Si constata invece come sia un mare in perenne conflitto, un soggetto complesso difficile da definire.
Come ben significa il sottotitolo di copertina, si tratta di “Storie di schiavi, pirati e rinnegati in età moderna”, argomenti di cui l’autrice già in parte si è occupata in altri suoi lavori. Ma quello che in questa occasione si mette in luce è il mare Mediterraneo visto e osservato in un modo particolare, non come un’unità ma come un insieme e un susseguirsi di mari e di civiltà che si sedimentano una sull’altra. Vi è un brulicare di situazioni specifiche dove assume rilievo particolare la cosiddetta guerra di corsa. Nel 1571, con la battaglia di Lepanto, si assiste a una battaglia campale raccontata molto spesso in termini religiosi, come una guerra della Croce contro la Mezzaluna. Ma per fare una società di corsa, ci si recava dal Notaio e si mettevano insieme un armatore, una nave con un capitano che governava i rematori e un finanziatore. Si stabilivano poi, esattamente, le date di partenza e di arrivo, e come si doveva dividere quello che si acquisiva. La “corsa” costituiva un’entrata utile non solo per le finanze pubbliche, ma anche militarmente per il pattugliamento di coste così frastagliate come quelle del Mediterraneo. I corsari andavamo all’assalto in arme delle navi che in quel momento erano considerate nemiche e le arrembavano prendendo, oltre la nave, tutto quello che conteneva e riducendo in schiavitù i prigionieri.
Nel libro si sottolinea come la corsa fosse sia cristiana che barbaresca e che, quando si oltrepassava la legalità, si diveniva pirati:
la mia barca è il mio tesoro, non appartengo a nessuno e faccio quello che voglio.
I corsari svolgevano invece un’attività legittima, istituzionalizzata, formalizzata sotto tutti i punti di vista con una patente regia. Nello specifico della guerra da corsa, vi erano delle roccaforti come quella di Malta con i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, un ordine militare corsaro che si dedicava alla corsa in maniera sistematica, ma vi erano anche Tunisi, Algeri, e Livorno, centro di intermediazione finanziaria di riscatti.
L’autrice mette ancora in rilievo la differenza tra la schiavitù atlantica e quella mediterranea, che poteva essere reversibile, e all’interno di questo quadro si assiste a un altro fenomeno estremante interessante quale il passaggio di religione. Vi sono i cosiddetti “rinnegati” e sono vari i motivi, sia di ordine politico che economico, che spingono i Cristiani a rinnegare la loro fede, tanto che si arrivava persino a conversioni sincere. Sono secoli in cui la fede è un elemento centrale dell’identità e anche in questo caso vi è una simmetria di comportamenti, una reciprocità per cui anche da musulmani si diveniva cristiani.
Chi viene catturato e diventa schiavo scrive alla propria famiglia o agli Ordini religiosi nati apposta per il loro riscatto, quali i “Mercedari” o i “Trinitari”. Si scrive pure alle Deputazioni laiche, come quella di Palermo denominata “Deputazione per la redenzione dei cattivi”. Si scrivono una molteplicità di lettere, chiedendo essenzialmente denaro, e nel volume se ne citano alcune significative. Si produce un mercato finanziario lucrosissimo con interessi elevati sul riscatto, che entrano in tutte le transazioni finanziarie e commerciali. È un Mediterraneo reticolo fittissimo di interrelazioni di varia forma e natura, materia prima per gli studiosi della microstoria. Tanti studiosi hanno scritto sul Mediterraneo, ma qui l’autrice, dopo accurate ricerche testimoniate da una nutrita bibliografia che arricchisce ancor più il pregevole volume, ha prodotto qualcosa di diverso, focalizzando le azioni che riportano immediatamente ai soggetti che le hanno poste in essere.
Il libro ha difatti quattro capitoli che si intitolano: il primo“ Corseggiare", cioè fare la guerra da corsa; poi il secondo “Cattivare”, cioè prendere in cattività, individuando i diversi soggetti, i corsari e i cattivati; il terzo capitolo titola “Rinnegare” e il quarto infine “Riscattare”. Prendendo in esame le azioni si scopre un Mediterraneo popolato da un’infinità di soggetti con una frammentazione di azioni diverse come diverse sono le motivazioni.
Vi è un continuo migrare di gente trattata come merce. che va e viene con reciproche diaspore religiose, tanto che ci chiede cosa rimane dell’autenticità e dell’identità culturale dei diversi soggetti coinvolti, siano essi cristiani, islamici o quant’altro. Mediterraneo corsaro. Storie di schiavi, pirati e rinnegati in età moderna è un libro importante che racconta non solo una storia del Mediterraneo corsaro ma tante storie singole, individuali, particolari con tanti nomi e diversi personaggi, con una narrazione avvincente che sovente altera schemi rigidi e sfata luoghi comuni.
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Un libro perfetto per...
studioso e appassionato di Storia moderna e del Mediterraneo
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Mediterraneo corsaro. Storie di schiavi, pirati e rinnegati in età moderna
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