- Autore: Massimo Trifirò
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
- ISBN: 9788831490641
Uno degli 11 settembre fatali della storia, vigilia della carica travolgente degli ussari alati, la cavalleria pesante d’élite della Confederazione polacco-lituana, caratterizzati dalle ali ad arco in legno e piume che sormontavano gli elmi dalle spalle. Ebbero un ruolo decisivo nella battaglia di Vienna del XVII secolo: guidati dal re Giovanni III Sobieski, annientarono i turchi che assediavano da luglio la capitale austriaca e sventarono l’avanzata ottomana verso Roma e il cuore del continente cristiano. Il noto scrittore di Lecco Massimo Trifirò rilegge quell’episodio determinante, in un denso libricino per la casa editrice Nepturanus, Le scuderie del sultano. 11 settembre 1683. L’invasione dell’Europa (ottobre 2023, collana “Il Nome della prosa”, 48 pagine). Lo fa riflettendo anche sul bene e sul male, sulla violenza e sulla pace nel corso della storia, consentendoci di meditare a nostra volta sull’attualità di un proposito finora mai concretizzato: l’islamizzazione dell’Europa, che rivive nei progetti dei Fratelli Musulmani.
Si trattò del secondo assedio turco a Vienna, dopo il primo già sventato nel 1529. Nei primi mesi del 1683, il gran visir Kara Mustafà aveva guidato l’armata di Solimano II fino alla capitale austriaca, porta d’Europa. Tuttavia, il condottiero ottomano non aveva accelerato lo sfondamento, né fortificato l’accampamento, occupato le colline e previsto l’arrivo di rinforzi cristiani. Tutti errori, sfruttati dal nemico dopo due mesi di resistenza, quando il pur enorme esercito assediante venne sconfitto dalla Lega Santa, tra polacchi, tedeschi e imperiali, unione delle potenze cristiane europee contro la minaccia islamica. Determinante la carica degli ussari alati polacchi contro le 25mila tende ottomane, premessa delle dodici ore di combattimenti che misero in rotta i musulmani, dall’alba al pomeriggio del 12 settembre.
Trifirò è come sempre maestro nel raccontare gli eventi. Fa muovere i protagonisti come in un epico documentario storico. E noi lettori siamo spettatori virtuali, assiepati a Vienna e dintorni.
L’11 settembre, i capi delle truppe di rinforzo, giunte inosservate, giudicano la situazione e convengono che se l’iniziativa viene lanciata a Kara il Nero, non ci sarà scampo per le armi della Cristianità. Troppo schiaccianti i numeri del nemico, duecentomila uomini, qualcuno dice fino a mezzo milione, contro i poco più di settantamila sopraggiunti, più gli undicimila austriaci assediati.
Jan Sobieski convince il generale imperiale Karl di Lothringen che non si può agire diversamente dallo sfruttare la mancata occupazione delle alture del Wienerwald, a nord della città. Se i turchi si fossero accampati anche lassù, avrebbero potuto avvistare qualsiasi movimento. Così, alle primissime luci si potrà piombare inosservati su di loro dalle colline di Klosterneuburg e di Kahlenberg, cogliendoli ancora nel sonno o appena desti.
L’armata cristiana, che aveva raggiunto quei luoghi elevati, convergeva da mezza Europa, era stata mobilitata a sostegno dell’imperatore d’Austria Leopoldo I dal pontefice Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi), ispirato dal francescano predicatore e taumaturgo Marco d’Aviano. All’alba del 12 settembre 1683, sta per venire al pettine l’invasione musulmana, avviata fin dall’aprile precedente, quando il sultano Maometto IV aveva affidato a Kara Mustafà il comando di un fiume di armati, carri, bestiame e donne al seguito. Compito: risalire i territori europei a occidente dello stretto del Bosforo. Ostacolo: le fortificazioni della capitale austriaca. Obiettivo: puntare in direzione di Roma, per
fare della basilica di San Pietro le scuderie del sultano, come lo stesso visir aveva sprezzantemente affermato.
La battaglia è letteralmente “filmata” dallo scrittore lecchese.
A scontro finito, l’imperatore di Vienna e il cappuccino d’Aviano discorrono con gravità sulle ragioni e le conseguenze.
Ancora una volta l’umanità ha dato prova della propria follia... La storia umana è sangue e ancora sangue. Ed è condannata a ripetersi.
In effetti è Massimo Trifirò a offrire le sue considerazioni. Tutti i massacri del mondo sono realizzati in nome della bontà, perché il male
quando si mostra viene inteso da tutti e facilmente respinto, invece l’idea perversa del bene è il veicolo più sicuro per imporre la forza.
Quello che l’uomo è stato capace di inventare, nel suo lungo cammino, è un inganno diabolico. Anche in futuro chi causerà orrori lo farà invocando il naturale diritto di far prevalere il dominio di una razza che si considera superiore e quindi migliore. Oppure, ci si impegnerà a liberare i poveri massacrando gli altri e costringendo tutti, con la violenza, a essere miserabili in nome dell’abolizione della miseria. Si svelleranno dalle fondamenta i pilastri sui quali sono edificate le culture umane, decidendo tra pochi eletti che una è più evoluta delle altre o anche mescolandole al punto da mortificare inesorabilmente quelle esistite fino ad allora, per crearne una nuova che verrà spacciata per egualitaria. È quello che oggi sta accadendo all’Occidente, dopo secoli in cui ha garantito lo sviluppo scientifico, tecnologico e culturale del pianeta (sia pure a viva forza e a caro prezzo di vite). Ora, componenti interne del sistema occidentale hanno preso a odiarlo e a sovvertirlo con la “fede” woke, una nuova religione atea del politicamente corretto, che rilegge la storia per fare ammenda unilateralmente delle disuguaglianze sociali, razziali e di genere di cui è responsabile soltanto “l’uomo bianco”. Chiunque altro è assolto, non importa se aggressivo o feroce.
Trifirò fa dire al re e al frate che la singolarità ha arricchito le menti, senza appiattirsi in un’uniformità umiliante e non più creativa. Dobbiamo continuare a preservare le differenze o ci aspetta una grigia miseria collettiva.
Le scuderie del sultano. 11 settembre 1683. L’invasione dell’Europa
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