Ladri d’ossa
- Autore: M.T. Anderson
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Bompiani
- Anno di pubblicazione: 2025
Due vicende in una. Una corsa tra Veneziani e Baresi, autentica, nei primi del Mille, a procurarsi reliquie e resti di santi in Medioriente, meglio se interi. La storia, quasi vera, di come le ossa di San Nicola da Mira sono arrivate a Bari. A raccontare l’una e l’altra è uno dei principali scrittori per giovani negli Stati Uniti, M.T. Anderson, al primo romanzo per adulti con Ladri d’ossa, tradotto da Berenice Capatti e da non molto in libreria per i tipi Bompiani (ottobre 2025, collana Narratori stranieri, 256 pagine).
L’impresa che portò a trafugare le reliquie di San Nicola per portarle a Bari. Un romanzo storico oscuro ed esilarante
annuncia la campagna di lancio del noto marchio editoriale di Casa Giunti, che crede molto nella versione italiana di Nicked, titolo originale del bestseller 2024 negli USA.
Matthew Tobin Anderson, 1968, nato e cresciuto nel Massachusetts, ha esordito nel 1997 col romanzo per ragazzi Thirsty, seguito da altre opere young adult piene d’ironia e sarcasmo. Ha firmato albi illustrati per bambini, romanzi d’avventura per giovani lettori, adattamenti a fumetti di antiche fiabe francesi. Anche testi di saggistica. Tra i premi, il National Book Award 2006.
La sua è quindi un’interpretazione romanzesca di come possono essere andate le cose nel 1087. Un adattamento spiritosamente irriverente, ma in punta di piedi, trattandosi di una vicenda di contenuto religioso, tanto cara ai fedeli cristiani. La storia ci dice che resti di San Nicola - Santa Klaus in Europa centrale - sono conservati in Italia, in Puglia e a Venezia. La basilica dedicata al vescovo taumaturgo nella città vecchia di Bari custodisce le ossa più grandi, circa il 65% dello scheletro, rubate a Myra, trasportate nel 1087 da 62 marinai e collocate nella cripta da Papa Urbano II, nel 1089. Ossa più piccole sono a Venezia, nella Chiesa di San Nicolò al Lido, trovate e trafugate dai Veneziani in una spedizione successiva, durante la prima crociata.
Anderson spiega sul suo sito che il romanzo è basato sulla bizzarra ma vera ricerca del cadavere di un santo miracoloso, morto da tempo, ed è un racconto storico fantastico, “deliziosamente” strano, insolito, eccentrico, che sfida i generi. Ha voluto immaginare che il viaggio per rubare il corpo di San Nicola iniziasse dall’arrivo a Bari di un uomo con la testa di cane.
Cos’era Bari nel 1087? Un crocevia del Mediterraneo nel tacco d’Italia, scrive, un porto al centro del mondo: città una volta romana, una volta araba, due volte bizantina, ora normanna. Vi si muovevano folle di marinai, mercanti, notabili con i manti eleganti, operai bizantini col turbante, soldati normanni, funzionari del Califfato d’Egitto, più i soliti importuni e faccendieri. Infuria il vaiolo in città, metà dei Baresi sono febbricitanti. Un benedettino, Niceforo, cede al sonno dopo una lunga veglia in preghiera per invocare la guarigione da un santo vescovo di una città lontana, in Licia, Asia Minore, oggi Turchia. Al risveglio, sostiene di avere ricevuto quello che chiama un sogno rivelatore. Il “benedetto Nicola” gli ha detto di andare a prendere le sue ossa, che riposano da settecento anni. Sembrava scontento “dei propri quartieri” e desideroso d’essere portato via da Myra.
Raggiunge il porto, dove dicono sia sbarcato un uomo con la testa di cane, uno di quegli esseri di cui favoleggiano i viaggiatori, quando parlano dei loro incontri in terre esotiche con ciclopi o genti alate. Niceforo è incuriosito, non ha mai visto un tale portento ed effettivamente trova in una taverna un robusto cinocefalo. Si accompagna al Tartaro Tyun, un orientale, cacciatore di reliquie, un “ladro di santi”, che dichiara di avere venduto a una Chiesa il dito di San Giovanni Battista, quello puntato pronunciando “Ecco l’agnello di Dio”, e di avere recuperato sulle montagne dell’Est una fiala del seme di Adamo, il primo uomo.
Fu così che il fratello Niceforo incontrò un cacciatore di santi con Reprobus testa-di-cane e la loro disastrosa rapina ebbe inizio.
Ecco, se la storia è semi vera, lo stile dello scrittore yankee è semi serio, un insieme che risulta di buon auspicio per il seguito del romanzo. C’è profusione di miracoli del santo, nelle pagine. Voci di popolo o verità? Ne parlano come di un protettore dei naviganti, perché durante un banchetto gli altri aureolati non lo trovavano: stava salvando la gente in mare da una tremenda tempesta. Narrazione che si avvicina alle saghe pagane del Nord Europa, con gli dei a gozzovigliare, attività del tutto esente nell’affatto edonistico pantheon cristiano.
Anderson è fatto così, mescola realtà e finzione, ma lo fa benissimo, la sua ricostruzione della vicenda nicolaiana del furto delle ossa - pardon, traslazione - è più avventurosa e avvincente di quella pur movimentata narrata dai cronisti baresi dell’epoca, Niceforo e l’arcidiacono Giovanni, sugli scritti dei quali lo scrittore americano si è comunque basato. Una corsa armata, sotto la minaccia del tiro di baliste dalle galee, tra Baresi e Veneziani. Si è verificata effettivamente, senza però abbordaggi e scene da film di pirati, visto che è stata puramente virtuale. I primi hanno raggiunto Myra e realizzato il furt... prelievo almeno dieci anni prima che i Veneziani arrivassero a raccogliere quello ch’era rimasto dei poveri resti, o almeno a dire di averlo fatto. Erano esperti di... prelevamenti, avendo rub... traslato San Marco ben due secoli e mezzo prima, approfittando di un furioso temporale ad Alessandria d’Egitto.
L’autore si spreca in complimenti per Bari, di ieri e di oggi, non gliene voglia nessuno, perciò, quando insiste che nel 1087 una spedizione proveniente dalla città veleggiò in Licia per “rubare” la salma di san Nicola e aggiunge che la “rapina” si svolse in modo molto simile a quanto da lui descritto.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ladri d’ossa


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