La supposta è dentro di te
- Autore: Brianna
- Genere: Libri da ridere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Un’amica neo single è al Pronto Soccorso con un occhio nero: il trattamento di fine rapporto. Ecco il puro, surreale, Brianna style. Lettrici e elettori della castigatrice di rapporti di coppia, la nostra è tornata. E comunque vada, saranno “dazi amari”. Attenta come sempre alla stretta attualità, ha sfruttato le notizie ricorrenti sui dazi trumpiani in apertura del nuovissimo libretto di aforismi, La supposta è dentro di te, pubblicato da Nepturanus Editore, nella collana “Fuorismi” (ottobre 2025, 126 pagine, traduzione di Adriana Muti, disegni e grafica di Laura Venturi), come gli altri sei volumetti della irresistibile cosplayer autoriale, visto lo pseudonimo Brianna sulle copertine.
Sì, è un’autrice in maschera la spiritosa Elizabeth, che ha confezionato il settimo album di frasi veloci, fumetti, giochi grafici, disegni, pieno da scoppiare di battute stordenti, demenziali, sarcastiche e di allitterazioni. Tutta “roba” che strappa più di un sorriso.
Un libretto dedicato a tanti. “A tutti quelli” che per curare la depressione si danno una martellata sul dito, per sentirsi meglio quando passa il dolore. Alle coppie in cui “lei vuole cambiare lui e lui vuole cambiarle i co(r)notati”. Senza dimenticare le partner masochiste recidive attaccate a relazioni tossiche come cozze ad uno scoglio.
Vietato cercare di sapere di più sull’identità di questa brillante e impietosa umorista, con la penna affilata più di un rasoio, intinta in una ironia al curaro. Deve bastare quanto segue.
Elisabeth V.A., nome in codice Brianna, è nata il 25 luglio di un anno imprecisato di un secolo imprecisato, in un paese imprecisato tra le Alpi e il Polo Nord. La precisione e la geografia non sono mai state il suo forte. Parla di sé in terza persona perché non è troppo in sé. Ama il cibo italiano (beh, non si può essere sempre originali…), la musica downtempo/trip-hop, la satira, i satiri (se esistessero…) e le persone serie, quelle che non si prendono mai troppo sul serio. Detesta tutto ciò che è corretto (caffè a parte), non sopporta le molestie e i rumori molesti: il termine comprende la TV, i social, la musica dei grandi magazzini, la politica, il gossip, gli stalkers compulsivi, i whatsappers ossessivi, i produttori seriali di fake news, i (cog)leoni da tastiera e in generale tutti quelli che non hanno nulla da dire ma lo dicono lo stesso.
Questo, al netto di una novità per l’attuale pubblicazione, la micro immagine in quarta di copertina, a precedere le indicazioni biografiche, riportate sopra per intero. Proprio la piccola fototessera offre l’assist per una critica bella, buona e tagliente. È troppo ghiotta l’occasione di rendere a Brianna pan per focaccia, facendo il pelo alla sua iconografia ufficiale: vi appare come una giovane donna (molto giovane), bel volto da fatina, lineamenti regolarissimi celtico-sassoni, occhi celesti, labbra rosse carnose, capelli lunghi, lisci, chiari ma, ahi, ahi... sono tinti! Nonostante il piccolo formato del fotocolor (2x2,5 cm), è evidente una netta ricrescita scura dalla radice del cuoio capelluto. Il contrasto non stona, è gradevole, sta di fatto che la nostra Elizabeth non è la bionda che ha deciso di essere.
Per dirla alla sua maniera: “se son more, moriranno”. Che poi andrebbe declinato insieme a “se son rose, sfioriranno” e “se son pere, periranno”.
Come sempre, si sfogliano le sue pagine e si sorride, a volte di gusto. Altre, si è indotti dalle sue battute anche a riflettere, sui nostri tempi e sull’eterno conflitto uomo-donna, in cui a parere di Brianna le signore risultano per lo più soccombenti, parte debole, martiri del complesso della crocerossina. A conferma, a proposito di compagni molesti e maneschi, una donna non si picchia con i fiori; infatti l’uomo di una sua amica li toglieva sempre, prima di colpirla con un ramo. Quello di un’altra dimostra “un’ironia sferzante, mentre la frusta, ride”. Sono perfino abbronzanti, offrono soluzioni più economiche del caro spiagge, “c’è se sempre qualcuno che ti fa nera gratis”. Un’altra amica, da quando ha conosciuto il nuovo di turno, “è rimasta molto colpita, sta sempre in ospedale”. Si è indotti a pensare che “stare con un maledetto comporta tre fasi: la croce e delizia, la croce rossa, la fase croce e basta”.
A proposito di donne votate al sacrificio: “certi uomini sono casi umani, altri casi animali, tre tipi di donne non vedono la differenza: le veterinarie, le crocerossine e le masochiste”. Non dimentichiamo le recidive: dopo anni con lo stesso psicopatico, la madre di una si è messa con un altro schizoide, “ogni tanto ci vuole un cambio di pazzo”. Non mancano ispirazioni a sfondo religioso: se per Buddha la vita è dolore, una si è allineata perfettamente, “si è messa con un figlio di buddhana”. Un’altra, fissata con la New Age e vittima di continui tradimenti, “si è rivolta ai mondi invisibili, ha chiesto consiglio al suo spirito giuda”.
Ancora giochi di parole a go go: “l’uomo di un’amica è un serpente a sognagli, soffre di disfunzione rettile”. “Le donne che frequentano i maledetti vanno incontro alla depressione cronica, sono sempre giù di corna”. Il manuale del perfetto masochista insegna come farsi bocciare all’esame di psicologia: “Mi faccia un esempio di spirale autodistruttiva. Lo zampirone”. Se nei traumi muscolari sportivi si produce creatinina, dalla degradazione della creatina, “nei traumi affettivi si produce cretinina, dalla degradazione della cretina”.
Il titolo deriva da “se a volte ti chiedi perché continui a farti del male, la supposta è dentro di te”. Del resto, “quando fai una domanda sbagliata alla persona sbagliata ti arriva subito la supposta giusta”.
Alla fine, comunque e dovunque, “Il buongiorno si vede dal mattino, ma la giornata di m...a può arrivare anche nel tardo pomeriggio”.
La supposta è dentro di te
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