Prometheus Bound by Thomas Cole (1847)
Una lucida e spietata critica al concetto di presunta superiorità umana, riconoscendone appieno la malvagità e il livello di perversione, è il senso de La scommessa di Prometeo, una delle più celebri Operette morali di Giacomo Leopardi.
Per ribaltare l’antropocentrismo, il poeta recanatese ricorre alla mitologia greca, offrendo della natura umana una visione tanto razionale quanto impietosa. Attraverso un’argomentazione filosofico-letteraria, inoltre, Leopardi spiega come l’infelicità non sia un castigo divino, ma una condizione connessa all’uomo stesso, che riesce a rendersi infelice da solo a causa della sua cattiveria e di un naturale istinto di autodistruzione.
Vediamo la trama, l’analisi e le principali figure retoriche de La scommessa di Prometeo.
“La scommessa di Prometeo”: trama dell’operetta morale
Nell’Olimpo gli dei organizzano un bizzarro concorso, nel quale intendono premiare la migliore invenzione presentata. In palio c’è un ramoscello di alloro.
A sorpresa vincono Bacco per il vino, Minerva per l’olio e Vulcano per il fuoco e la pentola, mentre Prometeo, creatore dell’uomo, esce sconfitto dalla gara. Quest’ultimo però non ci sta e protesta vivacemente con gli dei, poiché gli sembra ingiusto che il primo posto non sia stato assegnato a quella che secondo lui è l’invenzione più grande e importante di tutte, il genere umano.
A questo punto Prometeo fa una scommessa con Momo, il dio della critica e del biasimo: andranno sulla Terra e vedranno con i loro occhi la superiorità dell’umanità su tutto il resto. I due, dunque, intraprendono il viaggio, ma le cose non vanno come sperato. I loro incontri terrestri sono: un selvaggio che sta mangiando la carne di suo figlio; gli abitanti di un villaggio indiano dove stanno bruciando viva una vedova dopo che le è morto il marito; un ricco signore di Londra che, prima di suicidarsi, ha ucciso i suoi due figli.
Prometeo ha visto abbastanza ed è costretto ad ammettere che si sbagliava, non occorre neanche che il viaggio prosegua. Egli riconosce la sconfitta e paga la scommessa a Momo.
La scommessa di Prometeo: la spiegazione filosofica del testo
La scommessa di Prometeo è un caposaldo del pessimismo leopardiano.
L’opera racchiude soprattutto una forte critica all’antropocentrismo. L’umanità è tutt’altro che il capolavoro del creato e il poeta si avvale del mito greco per dimostrarlo. E non c’è nulla da fare per migliorare lo stato delle cose, perché per via di un’innata pulsione all’autodistruzione, l’uomo è l’unico essere capace di farsi del male volontariamente.
L’insegnamento primario di questa operetta è che l’infelicità non viene dal di fuori né è una punizione degli dei, ma è strettamente connessa alla natura stessa degli esseri umani, miseri e crudeli come nessun altro animale del pianeta. Il progresso e le scoperte scientifiche non servono a nulla, poiché esse non vanno di pari passo con una altrettanto indispensabile evoluzione morale.
In tal modo Leopardi ribalta il fondamentale principio illuminista secondo il quale il miglioramento tecnico e culturale avrebbe reso gli uomini migliori; anzi, per il poeta recanatese esso ha addirittura peggiorato la situazione.
In conclusione, l’infelicità è uno stato ineliminabile in quanto tenacemente unito all’esistenza.
Figure retoriche dell’operetta morale
Ne La scommessa di Prometeo, l’anti-antropocentrismo e il pessimismo filosofico si esprimono anche attraverso un sapiente uso strutturale delle figure retoriche. L’assetto dell’operetta si regge sul sarcasmo, l’ironia, l’allegoria e la smitizzazione dell’ideale della civiltà umana.
Le principali figure retoriche presenti nel testo sono:
- ironia e sottrazione: sono gli elementi portanti de La scommessa di Prometeo. Li ritroviamo quando, di fronte alle brutture provocate dall’uomo sulla Terra, Momo loda sarcasticamente Prometeo per aver insistito sulla squisitezza dell’umanità;
- ossimoro: è presente nell’affermazione di Momo, secondo cui l’uomo è la creatura più perfetta che esiste proprio in quanto ha le sue imperfezioni;
- antitesi: è quella fra la natura e l’essere umano, divisi da un contrasto impossibile da sanare. La prima è immutabile e perfetta, il secondo cambia di continuo ma è sempre imperfetto;
- iperbole: Leopardi la utilizza per esasperare la crudeltà umana e gli effetti rovinosi delle sue invenzioni;
- apostrofe: quella rivolta a Prometeo per intensificare la vis polemica e il tono informale che caratterizza il dialogo;
- personificazione e allegoria: sono presenti in tutto il testo. Prometeo, orgoglioso di aver creato l’uomo, sul quale poi dovrà amaramente ricredersi, rappresenta la razionalità del pensiero illuministico, nonché la presunzione dell’antropocentrismo e del progresso umano; il dio Momo rappresenta la critica e la disillusione. Non facendo nulla se non limitarsi ad osservare il mondo con cinismo, egli personifica anche la totale freddezza della natura verso gli uomini, si fa portavoce del pessimismo dell’autore ed è sua la constatazione che l’unico animale capace di uccidersi per disperazione è l’uomo. Giove, Bacco, Minerva e Vulcano sono superficiali e si disinteressano completamente delle umane sofferenze. L’insulsaggine delle invenzioni e dei premi che offrono nella gara mette in luce la vacuità del loro mondo e del loro modo di essere.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La scommessa di Prometeo” di Giacomo Leopardi: trama, analisi e commento dell’Operetta morale
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