- Autore: Piero Pieri
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788842569039
Le Tofane, massiccio montano che domina Cortina a ovest, con la vetta più alta fino ai 3244 metri, sono tra le principali attrazioni turistiche dell’Appezzano. Impossibile per gli escursionisti e i vacanzieri di oggi immaginare che in questo scenario paradisiaco italiani e austriaci si sono affrontati centodieci anni fa, armatissimi e disposti a tutto. Lo testimonia un libro che compie un secolo di vita. È La nostra guerra tra le Tofane 1915-1917, scritto da un ufficiale degli Alpini reduce da quel conflitto, Piero Pieri, insigne storico militare (1893-1979) e riproposto in ristampa anastatica da Mursia, nella collana “Testimonianza tra cronache e storia 1914-1918 prima guerra mondiale” (marzo 2025, 182 pagine), con inserti di fotografie d’epoca, cartine e schizzi in bianco e nero.
L’edizione di cui questo volume è la fotocopia, detto volgarmente, è la quarta, del 1967, tra le numerose di un testo che ha sempre riscosso interesse e attenzione. Pieri, interventista democratico, venne mobilitato nel maggio 1915 nel 7° reggimento Alpini, ufficiale del battaglione Belluno, al comando di un plotone della 77a compagnia. Meritò due medaglie al valor militare, argento e bronzo. Dopo la guerra, insegnò storia nel Regio collegio militare della Nunziatella a Napoli e fu attivo nella Resistenza, durante la Seconda Guerra mondiale. Discepolo di Salvemini e ordinario di storia romana e moderna nell’Università di Torino, dal 1940 al 1963, è considerato uno dei principali storiografi italiani del Novecento.
Nel 1967 questo lavoro contava quarant’anni e il successo, inaspettato, aveva incoraggiato l’autore a perfezionarlo d’edizione in edizione. A venticinque anni dalla precedente, faceva presente, la quarta risultava rinnovata e arricchita sulla base delle opere pubblicate in quel quarto di secolo. Steso nell’inverno 1925, il libro era uscito al principio del 1927, nel XX volume dell’Archivio per l’Alto Adige, col titolo L’Alto Adige nella guerra mondiale. Il 1915-16 tra le Tofane. Concepito come un testo soprattutto di memorie personali, “semplice narrazione degli ostinati e sanguinari attacchi al Castelletto e della successiva grandiosa mina”, era venuto ampliandosi per collocare l’episodio nel quadro di tutte le operazioni contro lo sbarramento austriaco nell’Alto Cordevole-Valparola. Ne seguì il bisogno di riesaminare tutta la letteratura di parte italiana e avversaria sull’argomento, oltre ad interrogare quanti più protagonisti superstiti degli eventi narrati e riportare le loro testimonianze.
Pieri aveva provveduto ad arricchire la stesura originale con alcune opere di capitale importanza sull’argomento. Un importante contributo di chiarezza era venuto dal secondo volume della Relazione dell’Ufficio Storico del nostro Stato Maggiore, che con una documentazione amplissima rinnovava su nuove basi la storiografia della prima guerra “alla fronte italiana”. Di grande utilità, inoltre, la descrizione dettagliata dell’attività del 3° Reggimento Kaiserjäger, a firma del tenete colonnello Schemfil, fondamentale soprattutto per le operazioni dell’ottobre-novembre 1915 e importante per la lotta di mine sul Piccolo Lagazuoi, che Pieri chiamava ancora Lagacciò. Nuovi dati e informazioni erano arrivati dalla corrispondenza con il generale Krafft von Dellmensingen, comandante dell’Alpenkorps tedesco sul fronte delle Dolomiti nel 1915, un reparto fantasma, perché impegnato quando l’Italia non era in stato di guerra con la Germania. L’Italia la dichiarò ufficialmente contro Berlino solo il 28 agosto 1916 e fino a quella data il sostegno tedesco all’esercito austro-ungarico era stato essenziale ma clandestino, in spregio ad ogni convenzione bellica, di diritto internazionale e di prassi.
Nell’introduzione, Pieri segnalava il contribuito tecnico ricevuto dall’ing. Tissi in relazione alla mina del Castelletto e tante nuove notizie e documenti utili “a rettificare non pochi dati di fatto e alcuni giudizi già fondati da me sugli asserti di una sola persona”. Praticamente, provvide a rivedere per intero il lavoro (che oggi ritorna nella sostanza di questa rilettura) e ad ampliarlo con il racconto degli avvenimenti dopo la conquista italiana del Castelletto.
Azioni varie e caratteristiche, in cui era rifulso sempre il valore italiano, nondimeno ancora pressoché ignote.
All’entrata in guerra, il Comando Supremo intendeva mantenere una difensiva strategica in tutto l’ampio saliente Trentino-Atesino, con azioni offensive locali tese a migliorare lo schieramento generale, ma assegnava compiti offensivi alla 4a Armata, da condursi con spiccato carattere di vigore verso Brunico, Dobbiaco e San Candido. Per svolgerlo, bisognava superare il confine militare che l’Austria aveva scelto con cura e apprestato fin dal 1880, formidabile per ostacoli naturali e fortificazioni artificiali.
A sbarramento degli sbocchi italiani si ergeva il fatidico Castelletto. Occupata subito Cortina d’Ampezzo il 29 maggio 1915, tra le difese austriache delle Tofane e della testata della Val Travenanzes restava un roccione appoggiato alla Tofana prima di Rozes, dominante la strada che saliva al passo Falzarego. Inespugnabile per le fanterie: gli austriaci avevano scavato all’interno gallerie con feritoie sulle posizioni italiane, per mitragliatrici e cannoncini a tiro rapido. Il Comando regio di settore prese la decisione di far saltare il Castelletto. A progettare e dirigere i lavori per la galleria di mina vennero chiamati gli ingegneri Malvezzi e Tissi, ufficiali del 7° reggimento Apini. Alle 3:30 dell’11 luglio 1916, la mina esplose polverizzando parte del baluardo e consentendo la conquista del Castelletto.
Per finire, una curiosità: a differenza di altri toponimi altoatesini (si pensi a Vipiteno-Sterzing, Avelengo-Hafling, Villabassa-Niederdorf), l’edizioni italiana, tedesca e ladina coincidono: Tofane. Tofanen, Ra Tofanes.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La nostra guerra tra le Tofane 1915-1917
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