- Autore: Alessandro Bastasi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Un libro interessante e appassionato, l’ultimo di Alessandro Bastasi, pieno di suggestioni ma anche di involontari trabocchetti, o decisi dallo stesso autore. Il titolo è La metamorfosi della ragione (Qed, 2026) e l’autore fa il narratore di sé stesso.
Al centro, un uomo che sta invecchiando senza troppi patemi, consapevole che la vita ha un inizio e una fine, insegnante di matematica e fisica, che sono le sue materie che gli danno la sensazione che tutto sia centrato, deciso, definitivo. Si trova bene con le sue certezze, anche se il contrappasso è una certa aridità di cuore, una casa piccola, un monolocale, granitico nei ricordi di donne amate, non ammaliato da "generi fluidi", da intermittenze del cuore che vanno oltre l’eterosessualità. Eppure tra gli scrittori amati ci sono Proust, Kafka, Joyce e varie citazioni di questi "mostri sacri".
Poi il romanzo prende la salita di Sisifo, nello spiegare dell’io narrante che la matematica ha delle leggi precise, che sono quelle e nient’altro. Ma tutto si ribalta. Gli uomini e le donne sembrano di cartongesso, apparentemente uguali ma cambiati, come se non avessero più emozioni. Per chi scrive, è come se fossi tornato a un Bastasi che scrive di noir, dove la soluzione è difficile da trovare, ma poi la sappiamo. Solo che in quel caso, la consapevolezza di scrivere letteratura di genere era palese. Ora il progetto dello scrittore è molto ambizioso. Ribaltamenti semantici, presenze che compaiono e scompaiono, c’è Argo, il cane, e la strada che fa tutti i giorni, che apparentemente non sembra cambiata, ma ci sono degli indizi che fanno supporre a dei sogni molto dettagliati del professore. Tanto che Argo non abbaia ma parla, e si ritrova in casa Lea, una donna che ha conosciuto bene, ma ora non riescono più a capirsi.
Però ci piacciono queste storie stranianti, la schiettezza del professore nel ritenerli solo dei sogni. Questo vecchio misantropo ha perso il lume della ragione, arriverà a cambiare identità e a chiamarsi Josef, ma questo stravolgimento così radicale, alla fine, lascia i lettori interdetti. Dove siamo capitati? In un circo Barnum, e la storia che l’io narrante ha fatto l’amore con la morte, che si era trasfigurata in una donna, mette a disagio, anche se riconosciamo lo sforzo di creare Letteratura, con la L maiuscola.
La novella, il racconto o un romanzo per l’autore non sono solo narrativa, ma servono per uscire dalla realtà. Non esiste la morte in quel che si scrive come componimento letterario. Il vero pregio di questo romanzo è che non ci lascia mai tranquilli, ma siamo in un romanzo di Bastasi o no? Chi parla, chi ascolta, cosa vogliono questi personaggi opachi che poi rubano la scena? Dove è finito il monolocale, i bar dove stazionano i vecchietti, le pigre abitudini di un tempo, quando il professore si fermava a bere con uomini poco più grandi di lui? E pure la storia se sta meglio con la barba oppure senza, ci distrae. Ma stranamente, anche se tutto ci crea confusione, continuiamo a leggere, perché la metamorfosi della ragione genera mostri. Siamo curiosi di sapere che fine farà Josef, se l’insegnante di matematica ritroverà la sua identità, ne sentiamo il sibilo e la malia, ma l’ambizione di scrivere un pastiche così ricco, ci fa venire voglia, in alcuni momenti, di leggere Carlo Cassola. Nondimeno sono proprio gli incidenti di scrittura a rendere questo romanzo conturbante e ipnotico.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La metamorfosi della ragione
Lascia il tuo commento