- Autore: Tommaso Baris, Antonino Blando e Manoela Patti
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
1992. La memoria e la storia di Tommaso Baris, Antonino Blando e Manoela Patti (Istituto Poligrafico Europeo, 2025) è un meritevole libro della Collana “Passaggi di tempo” con la prefazione di Costantino Visconti, che tratta di un anno cruciale della Storia d’Italia. Ognuno dei tre autori del libro, tutti docenti universitari di Storia Contemporanea, ha affrontato a modo suo il tema che, come Costantino Visconti afferma nella prefazione, è in continua evoluzione. Prova ne è il fatto che nel carteggio di recente uscito tra Cossiga e Andreotti è presente una lettera in cui il primo, all’indomani del funerale del giudice Livatino, scriveva a Vassalli, ministro della Giustizia prima di Martelli, caldeggiando la nomina del giudice Giovanni Falcone come Direttore generale degli Affari penali presso il Ministero della Giustizia.
Un volume pertanto che suscita riflessioni e dibattiti e che induce a confrontarsi su una tematica sempre di attualità, meritevole di essere studiata e approfondita. Si comincia pertanto a rivedere le cose, scoprendo nuovi elementi conoscitivi per cui vi è tanto ancora da raccontare. Si è sommersi da fatti nuovi, e occorre fare uno sforzo per rileggerli e reinterpretarli ma non perché vi sia una verità assoluta e indiscutibile. Si è ossessionati dalla verità, quella che per i giuristi è la verità giudiziaria sovente parziale, offrendo solo qualche spunto sovente a verità inconfessabili; ma appare spesso avere tutto davanti e occorre solo rileggerlo.
Sono tre saggi preziosi che danno una chiave di lettura del 1992, dove sembrò apparire subito tutto chiaro forse - ma non è così. Le stragi del 1992 sono solo un pezzo non necessariamente collegato di una fase di svolta, di cambiamento, una svolta importante ma non unica di un processo evolutivo, e appare doversi procedere a nuove interpretazioni.
I moventi per uccidere Falcone e Borsellino appaiono evidenti, avendo Cosa Nostra un ruolo forse prevalente, ma questo non esclude la ricerca di elementi ulteriori. La strage di Falcone può essere ben letta anche in coordinate interne all’allora partito di governo, elemento che pare essere stato trascurato insieme ad altri quali la pista nera.
È un libro di interesse con i contenuti ben esposti e organizzati, che mette nelle condizioni chi ha vissuto e chi studia quei giorni di rivedere quel periodo, offrendo una gamma di riflessioni molto fertile. Si avverte esservi una verità storica e una verità giudiziaria che forse non sempre collimano. Movimenti di opinione, la cosiddetta società civile, sono divenuti fattori attivi in un processo di mutamento generale che investe larghi strati della popolazione, e questo fuori dalla retorica e dalle celebrazioni di routine.
Un volume di indubbio interesse che nasce dalla questione della memoria con un tentativo di ragionare su quel periodo a trent’anni di distanza, con l’intento di accertare quanto più. I rapporti tra Mafia e Politica vanno intesi in un’accezione ampia, non come compromissione solo di partiti ma con un’articolazione elaborata di metodo, una “politica” intesa come sistema di rapporto con il potere.
L’aspetto fondamentale di questo libro è la giusta rivendicazione, da parte degli storici, della necessità di riportare la conoscenza e la comprensione di quegli anni a un duro e serio lavoro che è proprio della costruzione affidabile del metodo storico scientifico. Il sottotitolo di copertina, “La memoria e la storia”, appare significativo, volendosi rappresentare ed esaminare di fatti e avvenimenti nella loro corretta e quanto più chiara interpretazione.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: 1992 - La memoria e la storia
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