- Autore: Autori vari
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
La linea veneta del federalismo, pubblicato da Gangemi Editore nel 2000 per la collana “Nuovo Millennio”, è un’antologia di testi politici curata da Giuseppe Gangemi, studioso dei federalismi. Il libro raccoglie brani scelti di quattro esponenti veneti della destra storica: Fedele Lampertico (1833-1906), Luigi Luzzatti (1841-1927), Angelo Messedaglia (1820-1901) ed Emilio Morpurgo (1836-1885). Il curatore ha escluso l’interessante Eugenio Alberi (1807-1878) poiché "clericale" e, secondo Gangemi, non inseribile nel disegno dell’opera.
La linea veneta del federalismo non si configura come una storia del federalismo in Veneto, né intende proporre una visione panoramica e cronologica dell’evoluzione di tale pensiero nella regione. Si tratta piuttosto di uno studio selettivo e tematico, incentrato su un aspetto specifico della vita politico-amministrativa: l’uso della statistica come strumento fondamentale per l’attuazione di un’organizzazione federale dello Stato. Secondo Lampertico:
Ogni dì più la statistica somministra in Italia la più ricca messe di dati, e renderà quindi sempre più possibili queste determinazioni delle leggi secondo cui si regolano pur anche le sorti stesse della nazione.
Gangemi individua in questa chiave tecnico-scientifica la linea che lega le riflessioni dei quattro autori scelti e che quindi dovrebbe costituire un insegnamento proprio dei federalisti veneti dell’Ottocento.
Le biografie dei singoli pensatori sono trattate solo marginalmente e non costituiscono il fulcro dell’indagine. È nei documenti, nei testi e negli interventi presentati al lettore che i quattro intellettuali vengono fatti dialogare idealmente: i loro scritti, seppure nati in contesti diversi, si dimostrano effettivamente accostabili per l’attenzione condivisa verso una concezione razionale e organizzata del potere, fondata sull’analisi di dati raccolti in maniera sistematica. A tale riguardo, meditando sulla storia della Venezia, Lampertico affermò:
Quale Governo più del Veneto fu maestro nell’arte di raccogliere ed esporre notizie statistiche? Oltre alle celebri relazioni, giova ricordare che se non un servigio di statuto unico, la repubblica però aveva sistemato parecchie istituzioni statistiche, dipendenti dall’amministrazione.
Interessante è la comune tendenza anglofila degli autori analizzati, i quali operano confronti tra il modello statistico della Repubblica di Venezia, ossia quello delle relazioni, e quello britannico con le sue inchieste, riconosciuti entrambi come fonti della prosperità raggiunta dai due stati. Morpurgo scrisse che:
Venezia, la grande forza espansiva del suo popolo, il vigore civile delle sue istituzioni, l’ammirazione e il rispetto onde fu circondato il suo nome, anche fra genti lontane, si comprendono più chiaramente sotto questa luce di ricerche e di responsabilità, a cui s’informava incessantemente il suo Governo. Lo spirito d’investigazione è invero la sostanza e, per così dire, l’elemento primo di vita del grande Stato; il governo del quale perspicuamente fu detto statistico.
Questo paragone tra veneziani e britannici si inserisce in una ben nota corrente di anglofilia che attraversa parte della cultura veneta fin dal Settecento, e che trova nuova linfa nei decenni dell’Italia post-unitaria. È sicuramente efficace la scelta di porre Luzzatti in chiusura della raccolta, come punto di arrivo delle considerazioni sull’importanza della statistica. Egli infatti pose un interrogativo cruciale inerente al principio di sussidiarietà: "Ma a quali caratteri scientifici si distingue la necessità dell’ingerenza dello Stato?". E rispose:
È questa l’opera immensa, minuta, faticosa e gloriosa di investigazione e di analisi, a cui sottoporre ogni scienza economica. [...] l’ingerenza dello Stato risulta dalla necessità, e la necessità non si indovina, ma si deriva dalla più accurata investigazione.
E quindi dalla statistica.
La linea veneta del federalismo è un libro che si rivolge più a uno studioso già dotato di una discreta preparazione in materia di federalismi che a un lettore alle prime armi, magari desideroso di formarsi un pensiero politico (in questo senso risultano più utili le considerazioni dello stesso Gangemi sul "federalismo antropologico"). In altre parole, il volume presuppone una conoscenza pregressa dei principali nodi teorici del federalismo, nonché degli studi dello stesso Gangemi, e rischia di risultare poco accessibile a chi cerchi un’introduzione o un quadro d’insieme. Rimane però discutibile, se non forzata, la tesi interpretativa sostenuta da Gangemi che tenta di individuare Daniele Manin (1804-1857) come precursore della linea veneta, ponendolo come base delle posizioni dei quattro autori ottocenteschi e collegando questi ultimi alla filosofia politica di Silvio Trentin (1885-1944), forse il più grande federalista del Novecento. Trentin si colloca in un orizzonte culturale, filosofico e storico ben diverso, difficilmente assimilabile a quello dei quattro pensatori messi a confronto. Il rischio, in questo caso, è quello di appiattire le differenze, sacrificando la complessità dei singoli percorsi intellettuali per la costruzione della teoria di una "scuola veneta", tesi non sostenibile, almeno con i riscontri storici, testuali e filologici forniti nel volume.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La linea veneta del federalismo
Lascia il tuo commento