- Autore: Erica Bonansea
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Infuso di malva: ottimo emolliente per preparare le puerpere al parto. Decotto di lavanda, maggiorana e valeriana: anafrodisiaco naturale, fa crollare il desiderio maschile. La cicuta come veleno mortale, attraverso la paralisi degli organi, compresi quelli respiratori. Non solo nelle campagne piemontesi del XVII secolo (anche prima e dopo) erano considerati sortilegi di fattucchiere, ma Bianca sa bene che non sono poteri maligni delle masche, ma gli effetti di erbe ben associate. Però anche lei rischierà di essere (mal)trattata come strega. Chi conosce la sposa di Elia Airaudo, conosce anche Erica Bonansea, eccellente narratrice pinerolese che ha firmato per LAReditore un nuovo romanzo storico dei suoi, La levatrice di Cardè. Piemonte 1629-1640 (gennaio 2025, collana Memorie, 252 pagine), pubblicato dalla casa editrice di Andrea Garavello, Perosa Argentina (TO), in collaborazione con “L’Eco del Chisone”, settimanale di Pinerolo.
In riva al Po, dove sono dovuti fuggire da Pinerolo, Madama Airaudo è conosciuta e stimata come brava levatrice, sempre impegnata in giro a raccogliere le erbe e a portare aiuto alle donne incinte, spesso anche a chi ha problemi diversi dalla gravidanza. Prima era stata la figlia di Gaspare Olivero, lo speziale in medicina di Pinerolo, dotata di abilità mediche notevoli, ma in quanto donna quella professione le era ed è interdetta, deve limitarsi a far nascere bambini. Rimpiange la sua Pignerol e le colline. Dalla Val Chisone, vive a Cardè, in un territorio pianeggiante, contornato solo da lontano dalla catena alpina. Il paesino dista meno di un’ora e mezza a piedi da Staffarda, basta risalire il corso del fiume. All’inizio è stata dura, Bianca non riusciva ad abituarsi all’orizzonte piatto, alla nebbia, all’umidità. Ci stanno da sei anni e in qualche modo si è abituata a quel nuovo mondo, per amore e per forza.
A Staffarda sorge la grande abbazia cistercense, non più potente e ricca come un tempo. Un paio di secoli prima è stata fondamentale per l’economia di quella parte del Piemonte, poi ha perso progressivamente monaci e interessi, ma non c’è famiglia della zona che in qualche modo non le fosse legata. La terra da Saluzzo al Po è fertile ma non particolarmente ricca, si vive dei campi, di pesca, di piccoli commerci. Gli Airaudo non se la passano male, il marito integra con l’attività di carrettiere i profitti della produzione agricola e dell’attività di Bianca (anche se non tutte riescono a pagarla). Il cognato Giovanni manda avanti con la giovane moglie una delle cascine del castello. L’altro fratello minore di Elia, Giacomo, aiuta i monaci di Staffarda in cambio di lezioni di latino e matematica.
Né Bianca né gli Airaudo sono nuovi ai lettori di Erica Bonansea. Appassionata di montagna e di storia locale, la prolifica scrittrice di Pinerolo, insegnante di tedesco nel liceo Porporato di Pinerolo, è efficacissima nell’illustrare l’origine di questo nuovo titolo. Si tratta di un sequel, del romanzo in due volumi La figlia dello speziale (Lareditore, 2022). Il legame con quella storia e quei personaggi, ai quali tanto lei che i lettori si erano affezionati, l’ha convinta a proporre una continuazione. Da qui il nuovo episodio, per un verso seguito dei primi due, sempre con Bianca ed Elia, ma di fatto opera a sé stante. Come in precedenza, figure d’invenzione incontrano personaggi storici e si ha modo di conoscere retrospettivamente le vicende dell’assedio del castello di Cardè, nel 1552.
Sempre Erica anticipa che sono passati nove anni dalla peste manzoniana che ha decimato il Piemonte come Milano. Lo scenario del romanzo non è più Pinerolo, ma la pianura del Po, tra Staffarda e Cardè, con escursioni a Bricherasio. In Val Pellice si svolgono infatti le avventure, piacevolmente dinamiche, del cognato Giacomo, impegnato a sottrarre al rogo e alla vendetta della famiglia Berna una presunta masca, in realtà giovane fantesca orfana, rossocrinita, che più che lanciare incantesimi e maledizioni sospetta d’essere portatrice involontaria di sventure. Lei non procura il malocchio, non getta una “fisica” sulla gente (è così che chiamano le fatture stregonesche da quelle parti), ma i malintenzionati passano un guaio se le vogliono fare del male.
I narratori del romanzo diventano tre: Bianca, Elia e Giacomo, trait d’union con l’abbazia. Bianca Olivero ha incontrato Elia nel 1628, alla fiera di Pinerolo, adottato da due girovaghi, Giorgione e Zina, che portano spettacoli nelle piazze con una compagnia. I due giovani si piacciono, ma appartengono a realtà incompatibili. Lei ha sposato Aurelio, perché possa aiutarla nella conduzione della bottega da speziale. Lui continua la vita da artista in giro. Il 1630 porta in Piemonte i francesi e la peste. Pinerolo viene assediata, conquistata e appestata dalla soldataglia occupante. Olivero si prodiga per curare la popolazione, ma il contagio è inarrestabile, stronca anche il generoso speziale. Bianca perde il padre e viene abbandonata dal marito, che fugge dalla città e dal morbo, invece di darle una mano. Muoiono i genitori adottivi di Elia e la compagnia si scioglie. Se tutto va male intorno a loro, nell’autunno 1630 i due giovani possono unirsi, sia pure di nascosto.
Il rientro del Quaglia costringe Elia a lasciare Pinerolo. Poco dopo, fugge anche Bianca, che aspetta un figlio. Trovano sistemazione a Cardè, dove vive la famiglia naturale del ragazzo. Il padre, Enrico Airaudo, è morto di peste, ma i fratelli e sorella di secondo letto, Giovanni, Giacomo e Costanza, fanno i braccianti per l’uomo che ha usurpato la cascina di cui gli Airaudo sono fattori. Nasce il piccolo Giorgio, Bianca ed Elia si ritrovano e mettono insieme. Erica Bonansea ricorda che “la situazione è resa precaria dal legame ufficiale di Bianca con Aurelio Quaglia”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La levatrice di Cardè. Piemonte 1629-1640
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