La biblioteca sul monte di brace
- Autore: Scott Hawkins
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
Il "Giorno dell’Adozione", dodici ragazzini vengono portati via alle loro famiglie e diventano gli apprendisti di un uomo misterioso, che si fa chiamare Padre. In realtà, in lui è rimasto poco di meramente umano: voltandosi alla conoscenza, ha infatti trasceso il piano fisico e vive ormai da migliaia di anni, sempre incrementando i volumi della biblioteca. Questo è un luogo a diciassette dimensioni, fuori dal Tempo e dallo Spazio. Ma essere educati da Padre comporta regole e punizioni severissime, persino torture fatali (Jennifer, che ha il compito di imparare il "catalogo" della medicina, può resuscitare i morti, quindi le pene possono essere pressoché infinite). Carolyn, che ha il dominio del "catalogo" delle lingue, elabora un complesso Piano per vendicarsi sia di Padre che di David - esperto in guerra e combattimento, e quindi crudele e spietato. Così un "comune americano" (perché i ragazzi, dal momento in cui ricadono sotto l’ala di Padre, smettono di essere americani) entra suo malgrado in un meccanismo complicato, allucinante e allucinatorio, in cui rientrano persino due leoni.
La biblioteca sul monte di brace di Scott Hawkins (Mercurio books, 2026, trad. di Filippo Balestrazzi) è un romanzo speculativo che sfugge alle classificazioni e che si potrebbe definire solo come weird. Il centro nevralgico della narrazione è ovviamente il potere intrinseco della conoscenza, oltrepassando di gran lunga - per intenzione e forza - qualsiasi libro sui libri.
Nella suggestione di quella che potremmo, senza esagerare, chiamare "creazione di un dio", ci sono elementi in comune con il Neil Gaiman di American Gods e I ragazzi di Anansi, anche se l’autore britannico si rivolge a un pubblico più giovane.
Ho trovato anche alcuni aspetti che ricordano Il libro di Talbott di Chuck Palahniuk, anche se lo scrittore dell’Oregon usa il manifesto per riflettere sulla violenza sociale e il potere dei media. E anche lì c’è un giorno fatidico - il Giorno dell’Aggiustamento - in cui verrà cambiata la società. Hawkins descrive invece una bolla filosofica che si pone del tutto contro il Sistema e lo sovverte, come avviene in certi casi di individui o gruppi anti-statali (mi viene in mente L’educazione di Tara Westover, memoir in cui la protagonista ha vissuto in una famiglia mormone e, una volta uscita, si era trovata completamente all’oscuro della Storia), ma non si ricorre all’annientamento fisico del prossimo; c’è piuttosto una profonda connessione con la Natura e col piano mitico, come se volesse fare riflettere il lettore sull’allontanamento forzato delle comunità dal mondo.
Lo stile è folgorante: si va da passaggi colloquiali a frasi di bellezza adamantina, che rimandano soprattutto alle caratteristiche e al valore del dolore in sé - come mezzo di apprendimento e di auto-miglioramento. La trama si svolge nei suoi intrecci come in un thriller basato sulle cinque "W" del giornalismo, ma in chiave weird.
La biblioteca sul Monte di Brace
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