- Autore: Ian McEwan
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- ISBN: 9788806225124
In un mondo in cui non c’è più il tempo di sognare, rischiamo di dimenticarci quanto possa essere bello abbandonarsi alla scoperta di nuove realtà, di fantasie e di fantasticherie momentanee; Peter Fortune, il bambino protagonista del libro di Ian McEwan, L’inventore di sogni, ci ricorda cosa voglia dire sognare ad occhi aperti.
Ogni capitolo racconta una delle avventure fantastiche di Peter, tutte legate alla sua tendenza a lasciar galoppare la fantasia, senza freni.
Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni.
In realtà non lo capiscono e tendono a considerare tale tendenza all’estraniarsi e al sognare come una caratteristica negativa, proprio perché non riescono a controllarla e non ricordano più cosa significhi essere bambini.
L’autore, prima di iniziare a parlarci di Peter, inserisce una citazione che rappresenta la chiave di lettura dell’intero libro:
“In nova fert animus dicere formas corpora”
ovvero “L’estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi».
Riprendendo le Metamorfosi di Ovidio, egli ci racconta il ciclo della vita, le tappe dell’esistenza umana, i cambiamenti che si verificano da un’età all’altra, poiché nulla è immobile, tutto cambia, senza che noi possiamo opporci.
“E oltre tutto questo umano fermento, l’oceano si gonfiava e si ripiegava, perché a nulla e nessuno è dato di restare fermo, non agli uomini, non all’acqua e neppure al tempo.”
Peter, senza rendersene conto, crescerà, maturando esperienze e conoscenze, cambiando il suo modo di vivere: ciò che per sempre lo contraddistinguerà, tuttavia, sarà il suo costante fermento immaginativo.
"Da grande diventò un inventore e scrittore di storie e visse una vita felice."
Il punto, dunque, non sta tanto nel fermare il tempo, dato che sarebbe una battaglia persa, quanto piuttosto nel riuscire a conservare quello spirito fanciullesco, quella freschezza di ideali che possano aiutarci ad affrontare i momenti più bui della vita adulta.
Ogni tappa va vissuta con il cuore e l’animo di un bambino, con curiosità ed emozione, gioia e trasporto: solo così potremo dire di aver vissuto veramente. Non sono le esperienze che vivono i bambini ad essere straordinarie, ma il modo che hanno le loro vivaci menti di incamerarle e rappresentarle.
"I bambini soltanto sanno quel che cercano."
Così scrisse Antoine de Saint-Exupéry: dobbiamo dunque accettare questa verità e ritrovare gli occhi di quando eravamo più piccoli di statura, ma più grandi di vedute.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’inventore di sogni
Un libro senz’altro carino ma non piú di tanto. Ci sono stati punti in cui mi é piaciuto di piú, in altri di meno. Lo consiglio specialmente ai bambini.
Un bambino usa i sogni come rifugio da un mondo che non lo comprende, creando realtà parallele dove la sua mente si salva e si tormenta. Le sue fantasie non sono dolci fughe, ma lotte dure, dove il dolore e la solitudine si intrecciano con la forza dell’immaginazione. McEwan racconta l’infanzia come un campo di battaglia mentale, senza redenzione né adulti comprensivi. Un viaggio nei sogni e nella coscienza che ferisce ma non lascia scampo. Un invito a ricordare cosa significhi essere piccoli in un mondo ostile.
Quello che fa Peter è disobbedire. Ma non lo fa coi gesti, con le urla, con la rabbia. Lo fa con la testa, lo fa col cervello che scarta, con l’immaginazione che si ribella alla realtà come unica legge possibile. È un bambino, sì. Ma è uno di quei bambini che chi ha smesso di ricordarsi se stesso non capirà mai. L’infanzia, qui, non è dolce. È feroce. È onirica, certo, ma in senso darwiniano: un luogo dove si sopravvive fantasticando.
McEwan non scrive per intrattenere. Nemmeno quando sembra che lo faccia. Ogni sogno di Peter è una fuga dall’idiozia del quotidiano, dalla pochezza degli adulti, dalla rigidità della scuola, dall’imbecillità della disciplina. Sogna di restringersi, di volare, di perdersi, di trasformarsi, ma non è mai una fuga felice. Ogni sogno ha le sue regole, i suoi spaventi, le sue punizioni. Ogni sogno è un’altra realtà, più vera della realtà stessa.
La scrittura è secca, dritta, chirurgica. McEwan non ha bisogno di effetti speciali, di carezze. Dice. Mostra. Ferisce. L’infanzia non è una copertina calda, è un campo di battaglia mentale. Non c’è una trama lineare, non serve. I sogni si susseguono, strattonano, cambiano pelle. Sono parabole crude, ironiche, a volte crudeli. Ti lasciano in bocca il sapore amaro di chi è stato bambino ma ha dovuto crescere troppo in fretta.
Peter è ogni lettore che si è sentito fuori posto, che si è costruito mondi paralleli per non esplodere, che ha fatto della mente la sua unica via di salvezza. Peter è disadattato, inquieto, ma lucido. Non c’è alcuna consolazione alla fine. Non c’è un adulto che lo capisce. E questa è la verità più brutale del libro. La solitudine non è solo assenza, è incomunicabilità.
McEwan non fa sconti. Ti mostra quanto è duro essere piccoli in un mondo fatto da grandi che non ascoltano, non osservano, non sognano più. Ti mostra che l’infanzia non è un’età, è una malattia meravigliosa. Un trauma poetico. Un cortocircuito emotivo.
E allora L’inventore dei sogni non è per bambini. È per chi si ricorda com’era sognare per restare vivi. È per chi ha perso quell’abilità, e ha bisogno di un colpo secco per ritrovarla. È per chi crede che immaginare sia un atto rivoluzionario, non una perdita di tempo. È per chi è stato Peter, anche solo per un giorno.
A chi regaleresti il libro? A che tipo di lettore è adatto?
A chi è stato bambino troppo presto e si è rifugiato nella mente per sopravvivere, a chi ha bisogno di confrontarsi con la parte più cruda e spietata dell’infanzia, a chi ama la letteratura che non edulcora il dolore, a chi apprezza racconti intensi e mentali, a chi vuole leggere un McEwan lontano dai suoi romanzi più celebri ma non meno incisivo. A chi sa che sognare è un atto di resistenza.