- Autore: Roberto Tiraboschi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2026
Roberto Tiraboschi, autore di una celebre quadrilogia ambientata nella Venezia dei primi anni del primo millennio a partire da La pietra per gli occhi. Venetia 1106 d.C. (E/O, 2015), torna al romanzo storico e a parlare nuovamente della storia veneziana, questa volta facendo un altro passo indietro nel tempo e collocando il nuovo romanzo, edito da Mondadori, nell’anno 827. Si tratta de L’inganno di San Marco. L’epopea della fondazione di Venezia (2026), nel quale, con la consueta ricerca appassionata delle fonti, ricostruisce in modo romanzesco una vera e propria epopea, quella della mitica traslazione, meglio forse definirla furto, delle ossa di aan Marco da Alessandria d’Egitto, dove erano gelosamente custodite, alla città che da quel momento diverrà sinonimo della presenza del santo protettore, grazie anche alla costruzione della basilica dedicata all’evangelista, mito e meta dei turisti contemporanei che si affollano ignari di tanta storia, di tanta violenza, di tanta fede che hanno spinto i protagonisti di questa vicenda a un’impresa epica, dall’obiettivo sicuro ma dall’esito imprevedibile.
Tiraboschi racconta con la consueta abilità narrativa e la competenza storico-filologica che accompagna tutti i suoi scritti, nella città che non è ancora nata del tutto.
A quei tempi Venetia era fango, paludi, acqua morta e luce.
Con questo incipit parte un racconto straordinario, che ha per protagonisti il maestro murario Cosma, incaricato dal doge Giustiniano di costruire una stanza segreta sotterranea, a prova di ladri; purtroppo nelle prime pagine del romanzo Cosma viene trovato annegato proprio nel cantiere segreto dove gli operai si affannano a costruire quel rifugio misterioso. Al suo posto ci sarà il suo più giovane e valente allievo, Giacomo detto Grifo, che non crede al privilegio che gli viene offerto, anche se capisce che il suo maestro è stato ucciso per seri motivi che lui ignora e che lo pongono nello stesso pericolo.
Giacomo è attratto dalla figlia di Cosma, la bella Calandra, profumata di latte. Ma Tiraboschi crea altri personaggi: Moishe, il vecchio medico ebreo che si occupa della salute del doge, che vive con la figlia Rebekah, sua aiutante, anche se i rapporti con lei non sono affatto pacifici, come apprenderemo nelle pagine del libro; Giustiniano Partecipazio, ormai molto anziano, ha preso il posto del fratello, in esilio in Turchia, e dietro questo evento si è scatenata una lotta di potere che occuperà mota parte della narrazione. Potere conteso da altre città, Grado, Aquileia, i cui vescovi non vogliono concedere a Venezia di costruire in città una chiesa né che San Marco ne diventi il protettore. Mentre il doge in gran segreto fa allestire un’agile nave, La Vergine Maria, che con un equipaggio forte e motivato, con la scusa dei commerci, dovrà giungere ad Alessandria per trafugare le ossa del santo, si decide chi si imbarcherà per la difficilissima impresa: Isepo detto il Giusto, Buono, il Rustico, il Franco, il comandante della nave, Hasan detto Principessa, uomo elegante e violento, ma abilissimo navigatore. Anche Rebekah si imbarcherà come clandestina, nascosta per giorni, fino a quando non sarà scoperta, rischiando di essere abbandonata.
La storia è troppo lunga, i segreti, i traditori, la paura dei pirati, la bonaccia, il caldo, le malattie rendono l’impresa sempre più complessa, ma Tiraboschi tiene abilmente le fila del racconto pieno di colpi di scena, di svelamenti, di scoperte, di grande fede che sostiene, come in una crociata, i partecipanti di questa straordinaria conquista. Calandra e Rebekah, detta la Salamandra che sa risorgere dalle ceneri, sono i due personaggi femminili a cui l’autore riserva un ruolo di primo piano nella narrazione e che conferiscono a tutta la storia una particolare visione di come, in un altro medioevo così lontano, le donne sapevano conquistarsi un ruolo non secondario.
Chi conosce i libri di Tiraboschi conosce la sua attenzione al lessico, ai toponimi, alle parole antiche, ai termini marinari, ai nomi propri oggi sconosciuti o dimenticati: Calandra, Casota, Luce, Felicita, Orso, Isepo, Agnello, mentre le isole della laguna si chiamano ancora Torcellus, Memmia, Olivolo, Spinalunga, dove sorgeva il cimitero ebraico, e i canali erano Rivus Altus, Medoacus Maior… Un’appendice, che comprende il testo tradotto della Translatio Sancti Marci, che risale al X secolo, conferma la serietà e l’impegno storico-filoliogico che sottende il racconto romanzesco.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’inganno di San Marco
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