- Autore: Piero Meldini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Vallecchi
- Anno di pubblicazione: 2026
Bologna, aprile 1915: l’Italia è alla vigilia dell’ingresso nella Prima Guerra mondiale e la città è percorsa da manifestazioni degli studenti universitari interventisti. Seduto al tavolo di un caffè in Piazza del Nettuno, il sessantenne Achille confessa a un amico, Domenico, il rimpianto della sua vita: una donna bellissima e misteriosa, Elvira, incontrata durante un viaggio in treno da Bologna a Rimini avvenuto quarant’anni prima, nel 1875.
Doveva essere salita alla stazione di Faenza e viaggiava sola. Me ne meravigliai un po’, perché era giovane, bella e ben vestita. Girata com’era verso il finestrino, potevo osservarla a mio piacimento senza recarle noia. I suoi capelli, di un castano chiaro e lucente, diventavano biondo grano quando il sole li colpiva. Erano tirati in alto sulle tempie e spartiti in due trecce, che si riunivano sulla nuca e le scendevano fin sotto le scapole. Aveva la pelle candida e diafana come la porcellana. Il suo aspetto, però, non era quello di una persona malata. Si sarebbe detto, piuttosto, che non amasse vivere all’aria aperta.
Elvira era diretta ad Ancona dove l’aspettava il marito, ma Achille era riuscito a convincerla a scendere a Rimini dove, tra il Kursaal e una pensioncina affacciata sul mare, avevano vissuto una passione travolgente, consumata in un solo giorno e una sola notte, al termine della quale non si erano più visti. Tuttavia, l’incontro aveva segnato per sempre Achille e forse anche la donna.
Italia. Una storia d’amore (Vallecchi, 2026) è un romanzo breve ed emozionante, ispirato a un fatto avvenuto realmente, la quinta opera letteraria realizzata da Pietro Meldini (1941), scrittore e saggista, nato a Rimini, celebre per la sua scrittura raffinata e per aver ambientato nella sua città natale (e di residenza) molti dei suoi romanzi, seppure in epoche diverse. Ambientata in una Rimini dell’Ottocento, colta nelle sue primissime stagioni balneari e nei rituali del celebre Kursaal, la storia è un’opera dai toni poetici che intreccia la nostalgia privata con la grande Storia italiana.
La narrazione si svolge su due piani paralleli che contrappongono due epoche importanti: il presente narrativo, la struttura esterna dell’opera – i due amici seduti al caffè – e il nucleo del romanzo, i ricordi di Achille: il viaggio in treno e l’incontro con la donna. La struttura del romanzo si basa su un parallelismo simbolico tra le vicende personali e quelle del Paese. Nel ricordo del protagonista viene rappresentata l’Italia post-unitaria, giovane, romantica e aperta alle speranze, simboleggiata anche dalle prime stagioni balneari e dal Kursaal di Rimini. Nel presente narrativo la fine delle illusioni, il tramonto dell’età romantica e la guerra imminente. In questo modo, la fine della storia d’amore coincide con la conclusione del felice periodo storico dell’Italia Liberale.
Lo stile di scrittura di Meldini contribuisce in modo determinante a fare del romanzo un’opera che va oltre il genere sentimentale e si caratterizza per tre caratteristiche fondamentali: ha una capacità descrittiva di tipo cinematografico e con pochi elementi riesce a far vedere al lettore la Bologna del 1915 e la Rimini del 1875; il profondo rimpianto del protagonista non è affidato alle parole quanto ai suoi silenzi, ai vuoti temporali; nonostante siano passati quarant’anni, Achille soffre ancora la perdita della donna eppure il suo linguaggio non scende di tono. È una rievocazione dignitosa, aristocratica e con toni poetici di un periodo oramai passato, che non tornerà più come la giovinezza del protagonista.
La forma del romanzo breve permette all’autore di focalizzare l’intera opera attorno al viaggio in treno, che per Achille rappresenta il momento più importante di tutta la sua vita, e al centro della storia c’è la protagonista femminile. Elvira è una figura misteriosa ed elegante; di lei non sa quasi nulla, perché rivela poco del proprio passato e non promette ad Achille alcun futuro. Pur essendo una donna dell’Ottocento, ha dei comportamenti molto moderni: è lei a prendere l’iniziativa, a vivere questa intensa quanto breve storia, che per sua scelta non avrà alcuna prosecuzione.
Di Elvira mi colpì soprattutto il pudore. Un pudore che non spegneva i suoi slanci, come avevo scioccamente temuto, né raffreddava i miei, ma addolciva ogni gesto, ogni carezza, ogni sospiro. Avevo conosciuto diverse donne prima di lei. Molte di più ne avrei conosciute dopo. Qualcuna mi ha sorpreso. Qualcun’altra mi ha fatto vergognare di me. Nessuna ha lasciato il minimo segno. Ho dimenticato le loro facce e i loro nomi.
Scherzi dell’età, dici? No, scherzi della vita, semmai. Sei padrone di non crederlo, caro Domenico, ma la sola di cui conservi un ricordo indelebile e geloso è quella con cui, quarant’anni fa, passai un giorno e una notte appena.
Diventerà, insomma, per il protagonista maschile il modello della bellezza, un’idea platonica che lui cercherà invano in ogni altra donna per il resto dei suoi giorni, senza mai più ritrovarla, condannandosi così all’infelicità e al rimpianto perenne.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Italia. Una storia d’amore
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