Il tempo della perdita
- Autore: Daniel Schreiber
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Add editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Una serie di riflessioni tristi, viste come un residuo razionale per la morte del padre dello scrittore, ma emotivamente deflagranti per chi ha perso un familiare e chi scrive; si aggiungano anche animali domestici, cani e gatti che hanno allietato una casa. Daniel Schreiber, in veste di narratore, non può che dare il suo punto di vista, niente di oggettivo, perché la perdita viene innervata nella consapevolezza che ogni persona elabora il lutto come vuole.
Il padre di Daniel era un uomo forte, un contadino "studioso", che manteneva salda la sua fattoria, ma si concedeva anche letture impegnative come Il Capitale di Karl Marx e altre letture sull’alienazione umana. Ne è venuto fuori un libro straziante, ma anche a tratti ironico, dal titolo Il tempo della perdita (ADD editore, 2025, traduzione di Barbara Ivancic).
Il tempo, alla maniera di Proust, cristallizza i ricordi che arrivano involontariamente, per un profumo nell’abitazione, di una torta appena sfornata; nel frattempo Schreiber elabora il lutto, scrivendo di come gestirlo e leggendo altri scrittori che hanno parlato di morte. Va a Venezia per riflettere sul suo dolore, una scelta che il padre non avrebbe approvato, perché perire è democratico, muore il barbone nella sua "strada" e muore un uomo borghese cui si dedica un monumento. Addirittura, ma sta diventando una prassi per chi rifiuta il cordoglio religioso, il padre viene cremato e le ceneri vanno sparse in un giardino oppure nel mare. Pure se Schreiber accetta l’ateismo paterno, come conciliare questa concimazione fortuita mentre a Venezia i cimiteri hanno il fascino delle cose perdute?
Tornando a Proust, che non era certo religioso anche se conduceva una vita contemplativa, ha il suo monumento nel cimitero maggiore di Parigi, e dà modo ai pochissimi parenti in vita di fargli onore, come tutti i suoi lettori che lasciano dei bigliettini scritti o dei fiori, le scolaresche silenti. Cosa accadrà di urne cinerarie aperte e buttate nell’aria? Queste persone valevano meno dei mortali rimasti? Lo scrittore, che gira in una città spettrale ma bellissima come Venezia, si chiede se i cambiamenti climatici potrebbero farla affondare, un’altra perdita enorme. Il progetto Mose tiene lontana l’acqua in eccedenza, ma fino a quando? Fumando una sigaretta, il figlio si accorge che non c’è niente di immutato: perdiamo di continuo documenti, carte di credito, le chiavi della macchina. Sono piccoli drammi ma che danno l’idea che niente è per sempre.
Sicuramente il rapporto stretto col padre, che sapeva essere anche severo, rimase inalterato anche quando Schreiber gli dice di essere omosessuale e di convivere con un altro uomo. Il padre non ha nessuna reazione negativa, spera soltanto che il figlio sia felice e che non si butti via in amori occasionali che durano poche ore. D’altronde anche un altro fratello è gay e il padre un po’ ride di questo, un patriarca gentile con le donne, che deve invece dare retta a quattro uomini. Meno male che la figlia è sposata serenamente con un uomo etero e quindi può giocare coi nipoti.
La madre ha già avuto il lutto di un figlio morto, quelli che sono rimasti le danno il conforto che si merita, ma anche lei non vuole funerali né altro. Tiene addirittura i figli lontani dal padre nel momento più brutto della pandemia. Non si fida di nessuno, nemmeno di chi ha messo al mondo. E in ogni caso, il marito sta sempre più male.
Nel soggiorno a Venezia, Daniel una sera va a cena con un’amica in un posto piccolo vicino alla Giudecca, dove bisogna prenotare mesi prima in estate, ma ora è marzo e i tavoli ancora si trovano. Mangiano meravigliosamente, fanno amicizia con lo chef, ma Lucy, l’amica, dice una cosa sacrosanta, se la morte livella tutti; la vita per molte persone è estremamente piacevole, in barba al comunismo marxista, cui è imbevuto il nostro scrittore. Che accetta il dato di fatto, ovvero che si può permettere un mese a Venezia per scrivere un libro sulla morte del padre, che non era amante di finezze e di vite passate tra mostre d’arte e presentazioni di libri. Il romanzo-saggio di Schreiber è bellissimo, perché non solo sta elaborando il lutto, ma è consapevole di farlo in una certa agiatezza economica.
Il tempo della perdita
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