Il professore è mancato
- Autore: Simone Ghelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Quando si parla di scuola, lo scrittore o la scrittrice tende a spostare le proprie storie verso i giovani del liceo e degli istituti tecnici. Simone Ghelli, invece, scrive delle medie inferiori, dove improvvisamente tutto diventa difficile, dopo i cinque anni della scuola elementare. A tredici anni, nel nuovo millennio, si cresce in fretta, complice un cellulare che ha la capacità di andare su Internet e quindi su whatsapp. Messaggi continui, le spiegazioni dei professori sono solo un brusio tra una faccina e un cuoricino.
Il libro di Simone Ghelli ha come titolo Il professore è mancato (Augh!, 2025) e ha come personaggio principale Lucio, un professore di italiano, storia e geografia che, dopo i lavori più disparati, da operatore di call center a operaio e lavori notturni, trova nella moglie un baluardo sicuro, ovvero lavorerà lei per tutti e due se il marito si rimette in carreggiata dopo le supplenze nelle scuole statali. Lo scatto di orgoglio arriva e Lucio si ritrova come professore di preadolescenti in un scuola media inferiore, in un posto imprecisato - dalle finestre della scuola si vede il mare.
Lucio ha colleghi di lungo corso o giovanissimi, la maggior parte scoraggiati dai ragazzi, che sono distratti, sempre coi cellulari in mano, e che hanno poca fiducia nelle materie d’obbligo. Molti si chiedono a che serve studiare grammatica, a cosa serve leggere libri se l’intelligenza artificiale potrà prendere il posto del professore umano. Lucio si barcamena tra momenti di depressione e piccole speranze sui destini individuali dei giovanissimi. In particolare su Rachele, che vive col padre che non si aspetta molto da sua figlia, mentre invece lei è naturalmente dotata nelle materie umanistiche. Solo che ha fatto molte assenze, e persino Lucio, che confida in lei, si chiede se può essere promossa per frequentare la terza media.
Silvana è arrivata alla pensione, ma sa che quei ragazzini le mancheranno tantissimo, anche se non lo dà a vedere; poi c’è Renato che sta scrivendo un libro pieno di fatti e riflessioni, da surclassare Domenico Starnone, quando scrive di scuola. Lucio denuncia che l’indifferenza di molti colleghi derivi da un solo mostro che mangia tutti gli entusiasmi, ossia la burocrazia. Troppe carte da imbrattare, firme da mettere, scadenze imprescindibili. Si perde la testa e anche Lucio si chiede se è valsa la pena studiare tanto, leggere tantissimo per essere un anonimo professore di provincia. Se pensa alla scuola, gli vengono in mente i compiti da leggere, le verifiche da correggere. In un mondo che ha come parola chiave un termine che usiamo tutti, spesso a sproposito: complessità. La scuola arranca perché ha come condizione la linearità, invece. La grammatica è importante, saper scrivere un tema, un breve saggio è essenziale per aumentare lo spirito critico. Quest’ultimo può spezzare la maledetta astrusità dei nostri tempi, in cui ci si confronta col razzismo, con la povertà, con l’orientamento sessuale, con le famiglie sfasciate e le ambizioni sbagliate.
Toccante e profondo questo scritto di Simone Ghelli, dove il lettore si può fare un’idea di cosa propone la scuola, tra algoritmi e AI, e cosa faranno i preadolescenti, scaraventati in un futuro ignoto.
Il professore è mancato
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