Considerato un maestro del genere poliziesco, giallo e thrilling, William Le Queux (1864-1927), prolifico scrittore, viaggiatore e diplomatico, ha raccolto in Il ministro del male (Lorenzo de’ Medici Press, 2025, traduzione e introduzione di Sara Musarra Pizzo) le rivelazioni scritte, quasi in forma di resoconto storico, dal giovane Feodor Rajevski, segretario e servitore personale di Rasputin. Tradimenti, sotterfugi e colpi di scena si rincorrono con ritmo incalzante, intrecciandosi con cupi passioni, un’ambizione senza limiti e tragedia umana, in un periodo storico molto delicato, che coincide con il tramonto della Russia zarista.
Le Queux orchestra in maniera magistrale tutti gli elementi di un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena, fino al finale tragico, tanto che al momento della sua pubblicazione, avvenuta nel 1917, il libro ebbe un immediato ed enorme successo. Il resoconto, esposto in prima persona dallo stesso Feodor Rajevski, parla delle sue fortunate missioni diplomatiche all’estero al servizio dello Zar, che spinsero il Ministro della Guerra, il generale Aleksej Nikolaevič Kuropatkin, a nominarlo segretario dello starec Gregory Novikh, noto con il soprannome di Rasputin, secondo alcuni mandato dalla Divina Provvidenza per rigenerare e riformare la Russia.
Una decisione tutt’altro che gradita da Rajevski, ma il generale Kuropatkin fu irremovibile, perché si fidava di lui e della sua discrezione, lo riteneva la persona più adatta per seguire un uomo che aveva libero accesso alla corte imperiale dove avrebbe potuto conoscere informazioni molto delicate. Una missione sotto copertura di cui nessuno doveva essere al corrente, segretezza che non gli risparmiò qualche problema con l’onnipresente e paranoica polizia zarista. Il suo lavoro ufficialmente consisteva nel leggere e rispondere alle lettere di centinaia di donne, ricche oppure nobili, attratte dalla sua peculiare e distorta religione emotiva, molte delle quali desideravano far parte del culto da lui creato.
Rasputin, dotato di un indubbio carisma - secondo alcuni era in grado di prevedere il futuro e guarire i malati -, quanto di comportamenti tutt’altro che virtuosi, conquistò facilmente l’attenzione della Zarina Alexandra, acquisendo una grande influenza sulla famiglia imperiale e condizionando quindi le decisioni dello Zar Nicola II, diventandone un consigliere politico di primo piano. Un potere accresciuto dalla sua capacità di curare la malattia, l’emofilia, di cui soffriva l’erede al trono, Alessio. Rasputin riuscì così a gestire le decisioni politiche del declinante impero, influenzando le questioni religiose, gli affari di Stato, le vicende diplomatiche, le nomine dei vescovi e dei ministri. Una simile attività inevitabilmente richiamò sulla sua persona le attenzioni della stampa e qualcuno iniziò a sospettare che facesse parte dei chlysty, una setta apparsa in Siberia durante il XVII secolo i cui membri erano convinti che la salvezza potesse essere raggiunta solo passando attraverso il peccato, comportamento che Rasputin condivideva con le sue discepole.
L’influenza e il potere di Rasputin aumentarono durante la Prima Guerra mondiale, quando, approfittando dell’assenza di Nicola II che seguiva in prima persona le disastrose vicende belliche, diventò il consigliere dell’imperatrice, fornendole continui suggerimenti su ogni questione politica. Un ruolo che non poteva non suscitare invidie e comprensibili timori fino a quando, nel corso del 1916, le accuse contro Rasputin diventarono così esplicite – era accusato di essere una figura al centro di forze oscure che miravano a colpire lo Stato – che venne per un breve tempo cacciato dalla Corte, dove tuttavia riuscì ben presto a farvi ritorno.
I suoi interventi come le nomine dei ministri e dei generali suscitarono sospetti e contribuirono e a minare la fiducia del popolo nel Trono Imperiale, rappresentando un’indubbia spinta nell’organizzazione dei numerosi tentativi di omicidio, tutti falliti miseramente.
Cominciò a essere soprannominato “l’immortale”, ma in realtà era solo dotato di una notevole forza fisica, come se ne dovettero accorgere i congiurati che nella notte tra il 29 e 30 dicembre 1916 misero - con una certa fatica - termine alla sua incredibile esistenza terrena. Troppo tardi per evitare il crollo dell’impero Russo.
Il ministro del male è un romanzo molto interessante, perché il carteggio di Feodor Rajevski, raccolto da William Le Queux, rappresenta una sofferta analisi della società dell’epoca, un dettagliato e duro atto contro la classe dirigente russa brutale e corrotta, su tutti il generale Aleksej Nikolaevič Kuropatkin, il politico Boris Vladimirovič Štjurmer e lo stesso Rasputin, secondo Rajevski al soldo dell’imperatore di Germania Guglielmo II (accusa che non ha trovato riscontro storico, ndr).
Per quanto riguarda il monaco, il suo segretario non solo ebbe dure parole contro di lui ma non esitò a definirlo come:
Uno di quei pochi grandi ciarlatani di divina presenza e di speciose parole, adulatore di donne e dominatore di uomini, che capitano al mondo a intervalli attraverso gli anni. Se avesse vissuto nel dodicesimo o tredicesimo secolo della nostra era sarebbe stato senza dubbio canonizzato.
- Autore: William Le Queux
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il ministro del male
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