- Autore: Jonas Jonasson
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: La nave di Teseo
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788834622018
Riuscire a condensare gusti ed esigenze diverse dei lettori in un unico romanzo attraverso una notevole abilità nel mescolare più generi letterari, è di certo una caratteristica tipica degli scrittori preparati, furbi ma di certo bravi nel veicolare il messaggio della loro storia in modo efficace. Jonas Jonasson, scrittore svedese noto al pubblico italiano soprattutto per le sue storie piene di ironia, ma anche di grande speranza per tutti coloro che credono che la vita vada vissuta in ogni sua fase, senza mai perdere la speranza di poter realizzare i propri sogni a qualsiasi età e a prescindere da quale sia la propria condizione ed estrazione sociale, ha scritto per la prima volta un romanzo storico. Si intitola, nella versione italiana, Il contrabbandiere innamorato e l’acqua della vita ed è stato pubblicato dalla casa editrice La Nave di Teseo nella collana Oceani nel 2025, con la traduzione di Stefania Forlani.
Il libro è ambientato intorno alla metà del 1800 in Svezia e precisamente nella regione dello Småland, contea di Kronoberg nelle vicinanze del suo capoluogo, la cittadina di Växjö, luogo natale dell’autore. Protagonista della vicenda è Algot Olsson, figlio di Sven Olsson, un allevatore di maiali e contadino che, per l’esattezza nel 1852, eredita dal padre appena scomparso un campo di patate e un alambicco per la distillazione della birra. Non molto, anzi davvero poco per poter sopravvivere per il giovane Algot, rimasto orfano, che rischia di ritrovarsi senza un tetto sulla testa e il necessario per sopravvivere. Ostacolato e preso di mira dal conte Gustav Bielkegren, che già non sopportava suo padre e che è proprietario di una segheria che sorge nei dintorni e di praticamente tutti i terreni coltivati dai contadini in quella povera zona di campagna, dove Algot è nato e cresciuto, il giovane protagonista deve affrontare molte difficoltà.
Il ragazzo, che a differenza di suo padre e grazie a lui ha avuto la possibilità di studiare, è intelligente, preparato, pieno di idee e non si perde mai d’animo, si inventa un nuovo lavoro per cercare di uscire dalla sua condizione di povertà e costruirsi una nuova e più serena esistenza. Utilizzando l’alambicco del padre e i suoi consigli, riesce a produrre una nuova birra dal sapore davvero speciale attraverso una distillazione clandestina e attirare l’attenzione di molti clienti prima nella sua zona e, a poco a poco, allargando il suo giro d’affari. Viene affiancato nel suo progetto da due singolari personaggi che incontra in un piccolo paesino, Aringsås, lungo un suo viaggio sul carro trainato dal suo cavallo Bunte per trasportare e cercare di vendere la birra in una zona vicina. Si tratta di Helmut e Anna Stina Zimmerman, padre e figlia che vivono soprattutto grazie all’attività di tipografo di lui, tedesco originario della Baviera trapiantato in Svezia in seguito al matrimonio con una donna svedese, scomparsa a seguito di una brutta malattia, proprio poco dopo aver dato alla luce la loro unica figlia. Helmut e Anna Stina conoscono Algot in circostanze alquanto singolari, in quanto l’ex colono finisce con tutto il suo carro carico di birre, a causa di una caduta provocata da un dosso, nel loro campo di carote, e diventano ben presto la nuova famiglia del giovane e intraprendente contadino svedese, aspirante produttore di birra clandestina.
Secondo le vigenti e severe leggi esistenti a quell’epoca in Svezia e in particolare nella regione geografica dello Småland, situata proprio nel cuore della Svezia meridionale, non è però affatto semplice riuscire ad avviare una simile attività imprenditoriale a causa di numerosi ostacoli burocratici. Per questo Algot insieme ai suoi due soci e collaboratori sono costretti a lungo a esercitare queste professione in forma clandestina. Il giovane protagonista ha un buon rapporto con Helmut, uomo intelligente e che ha viaggiato molto, cosa non così frequente e scontata per molte persone in quel periodo storico, che diventa per lui anche una sorta di secondo padre, dopo la prematura scomparsa del suo. Inoltre è segretamente innamorato, ma non troppo, anzi abbastanza apertamente anche se cerca di mascherarlo, della figlia del mastro tipografo di origine bavarese, Anna Stina. Appena conosciuta la ragazza, infatti, Algot le fa una proposta di matrimonio per riuscire a conservare la sua piccola casa e il suo campo, in seguito alla richiesta dei conte Bielkegren che gli impone di trovarsi una fidanzata e poi sposarsi per non dover sloggiare. Anna Stina, risoluta, determinata e indipendente, oltre che femminista convinta, non accetta momentaneamente di sposarlo. Tra i due però si instaura un simpatico rapporto di complicità e amicizia, determinato dalla convivenza che padre e figlia gli consentono di avere con loro, sistemando un nuovo edificio disponibile attiguo alla tipografia e alla loro abitazione e che diventa la nuova casa di Algot. Tanti i personaggi e le situazioni buffe e tragicomiche in cui si imbattono i tre soci in affari, sempre costretti a combattere con la burocrazia, il conte Bielkegren e la Chiesa locale, rappresentata in particolare dal severo, autoritario, conservatore e rigido pastore Sikelius, di fatto il parroco di tutto quell’ampio territorio povero e abitato soprattutto da contadini e operai della segheria ,sempre di proprietà del conte.
La narrazione scorre fluida e senza intoppi, con uno stile di scrittura semplice e immediato, ma mai banale, dove ogni dettaglio è curato, dall’ambientazione ai colpi di scena frequenti e collocati a regola d’arte nei tanti e brevi capitoli che caratterizzano il romanzo, fino alla psicologia dei personaggi, descritti benissimo anche se principalmente nel loro carattere e molto meno nell’ aspetto fisico, come è consuetudine nelle fiabe tradizionali. Pur essendo un romanzo storico dove sono presenti continui flash back e rimandi a elementi passati della vicenda per spiegare meglio il contesto attuale, il libro risulta di una modernità incredibile anche nel linguaggio, almeno nella traduzione italiana, ma tuttavia rimane sempre credibile e verosimile sia nella costruzione dei dialoghi che nella mentalità descritta dei personaggi, questa invece ovviamente non moderna, e nella vivacità con cui si svolgono le scene. Questo anche perché Jonasson non è un tipico romanziere storico, e lo si vede dalla continua ironia che mette nella varie situazioni, nei dialoghi e nei progetti che frullano nella mente dei personaggi, che hanno una vivacità mentale e un piglio più simili alle persone di oggi, ma l’autore è bravo a cavarsela rendendo credibili situazioni e interpreti della vicenda affidandosi al modello della fiaba, genere letterario dove tale modernità di pensiero e azione è sempre molto presente, senza tuttavia allontanarsi dalla realtà storica descritta. Questo perché i personaggi ricalcano dei modelli che hanno un valore simbolico a cui la fiaba si affida spesso, ma che non snaturano il contesto. Romanzo storico, quindi ma anche umoristico e anche fiaba moderna; questi i generi letterari che Jonas Jonasson mescola con sapienza, rendendo il romanzo godibile anche a quei lettori che non sono magari appassionati a uno o a nessuno di essi presi singolarmente, ma che invece possono apprezzare il romanzo in questo mix che l’autore realizza con abilità sorprendente. Persino la lunghezza del libro non diventa un ostacolo, grazie alla scorrevolezza del testo, alla sua vivacità di stati d’animo e situazioni vissuti dai personaggi e al frequente cambio di punto di vista, pur mantenendo la narrazione in terza persona ma senza narratore onnisciente.
Jonasson sa dare colore alla storia, perché la lettura non scorre bene solo per la curiosità di scoprire l’esito della storia, ma anche perché sa far appassionare alle vicende umane dei personaggi messi in scena e alla loro sorte. L’autore riesce quindi a creare empatia e desiderio di immedesimazione praticamente con tutti gli interpreti del romanzo, anche con quelli "cattivi" e più antipatici, perché in fondo c’è sempre in essi un minimo di umanità, anche se a volte questo può risultare una forzatura e in questo forse si discosta dal modello della fiaba tradizionale, assumendo più i contorni di una commedia cinematografica o di alcuni film d’animazione, dove i cattivi non sono poi dipinti a tinte così fosche. Ciò però non deve ingannare, perché la contrapposizione tra buoni e cattivi, tra sfruttati e sfruttatori, tra vittime e carnefici in questo romanzo di Jonas Jonasson è molto chiara e non ammette diverse interpretazioni per il lettore, proprio come in una qualsiasi storia, come ad esempio una fiaba, in cui c’è una morale da insegnare. Questo perché al di là dei difetti, dei limiti, delle fragilità e degli errori piccoli o grandi che eventualmente che ciascun personaggio commette, ciò che fa la differenza è lo scopo per il quale essi si adoperano. Chi porta avanti una causa nobile è giustificato dall’autore, chi invece porta avanti solo i suoi interessi, facendo prevalere la logica dell’egoismo e della prepotenza togliendo o limitando la libertà e i diritti del prossimo, si colloca dalla parte del male. Una distinzione che in sostanza vale anche nella vita reale per comprendere veramente l’animo umano. Questo forse è l’aspetto meno moderno di questo romanzo e che ci riporta a un tipo di letteratura più diffusa alcuni anni fa: il desiderio dell’autore di costruire una storia edificante dove i pregiudizi, le ingiustizie sociali e le differenze culturali non impediscono alle persone di buona volontà, magari talvolta anche intelligenti ma di certo generose e sensibili, di raggiungere i loro sogni e vivere una vita migliore. Una storia insomma dove c’è un insegnamento morale, e dove l’autore si schiera apertamente e implicitamente dalla parte dei più deboli e oppressi, i "buoni", e sembra, pur con moderazione, voler invitare il lettore a fare altrettanto.
Da notare come i personaggi femminili siano tutti caratterizzati da una forte determinazione e tutte o quasi le donne del romanzo riescano in qualche modo a raggiungere, in un modo o nell’altro, i loro obiettivi. Tanti i personaggi presenti nella storia ai quali ci si affeziona; tra quelli maschili, oltre al protagonista Algot Olsson, il mastro tipografo Helmut Zimmerman, ma anche il fratello della contessa Bielkegren, il marchese francese Gerard Lemot; l’inglese Frank Miles, grande bevitore di alcolici che aveva acquistato le copie del testo de Il Manifesto Comunista e dato ordine a Helmut Zimmerman di stamparne delle copie per poter ricavarne un bel po’ di soldi, ma che poi, finito in carcere, non era riuscito a incassare il denaro ed era stato proprio il mastro tipografo tedesco a incassare i guadagni dalla vendita del libro. Personaggio burbero e disilluso nei confronti del genere umano, sempre pronto a fare a botte con chiunque non gli vada a genio, ricompare a distanza di anni nella vita di Helmut; entrerà a far parte della "famiglia" Zimmermann e diventerà anche loro socio in affari. Nonostante il carattere irascibile e i modi un po’ ruvidi, assume un ruolo importante nella storia soprattutto nella parte finale ed è un altro perfetto esempio di un personaggio che inizialmente sembra essere sconfitto, un debole nella vita e per questo perdente, al quale l’autore invece riserva un futuro di riscatto sociale, economico e umano. Tra i personaggi femminili spicca la figura dell’affascinante, determinata ed energica Anna Stina, la figlia del mastro tipografo, femminista convinta e donna indipendente, capace di non farsi mettere in piedi in testa da nessuno, ma che proprio con la sua personalità, intelligenza oltre con la sua bellezza, riesce fin da subito a far breccia nel cuore di Algot. Interessante è anche il personaggio di Maja Johansson, rimasta vedova dopo la morte a causa di un incidente sul lavoro del marito impiegato nella segheria di proprietà del conte Gustav Bielkegren, che sfrutta i suoi operai e che maltratta anche le loro famiglie. Non offrendo infatti loro nessun aiuto economico in seguito alla perdita di un loro componente impiegato nella segheria come nel caso di Maja o a lavorare nei campi, il conte le costringe a vivere nell’indigenza. Maja, senza sussidi, è costretta a prostituirsi presso una casa dove alloggia la moglie dell’orologiaio per riuscire a sopravvivere, guadagnando tuttavia pochissimi soldi ed essendo costretta anche a concedersi persino al conte e ad altri uomini di potere in modo assai umiliante. La sua determinazione e l’aiuto che troverà presso la famiglia Zimmermann le permetteranno di ottenere la sua rivincita e di ritrovare un po’ di dignità.
Merita di essere sottolineata infine anche la significativa distinzione e contrapposizione all’interno della stessa famiglia Bielkegren tra i due uomini, il conte Gustav e il suo figlio maggiore, Mauritz, individuo presuntuoso, ignorante, maleducato, incapace e anche assai stupido, sicuramente il personaggio più antipatico a tratti insopportabile della storia, e le due donne presenti nel romanzo che vivono a Kronogarden, il castello dove la famiglia nobile della zona risiede, perché la secondogenita dei coniugi Bielkegren è sposata e vive in Danimarca già nel momento in cui si svolge la vicenda. La moglie del conte, Antoinette, francese trasferitasi controvoglia dopo il matrimonio combinato in Svezia, e la più giovane componente della famiglia,la principessa Sophia, non ancora diciottenne, meritano infatti un discorso a parte, in quanto nonostante il loro atteggiamento snob e capriccioso tipico di molte donne dell’alta nobiltà viziata e abituate ad avere tutto e subito nella vita, si rivelano a poco a poco nel corso della storia ben diverse dagli uomini della loro famiglia, perché nella loro visione un po’ egoistica e limitata della vita fatta di lusso non si macchiano di gravi colpe, non perseguono scopi cattivi, non vessano e umiliano i poveri e gli onesti lavoratori con le loro richieste economiche e le loro prepotenze, insomma non scelgono di praticare il male, e per questo sono assolte e giustificate dall’autore, e anche il lettore riesce a provare simpatia per loro. La contessa "innamorata" dei suoi cavalli purosangue arabi, che ha nostalgia della Francia e di suo fratello gemello il marchese Gerard Lemot con il quale si scambia una fitta corrispondenza, si dimostra molto più intelligente di quanto appaia all’inizio della storia e agli occhi di suo marito con il quale non c’è intesa, stima né complicità. La giovanissima Sophia, pur se capricciosa e un po’ superficiale con la sua fissazione per l’acquisto di vestiti e soprattutto di scarpe costose possibilmente provenienti dalla Francia, che ama questa nazione, la lingua francese e sembra interessata solo a questo esattamente come sua madre con la quale va molto d’accordo, finisce con il suscitare tenerezza grazie alla sua bellezza e alla sua dolcezza un po’ infantile. Una forte simpatia che spinge il lettore al punto di parteggiare per lei e per la mamma nella guerra che scoppia a un certo punto in famiglia a seguito di una serie di accadimenti tra le due donne contrapposte al conte Gustav e a suo figlio Mauritz. Essendo un romanzo sul modello della fiaba tradizionale, è quasi superfluo, e di fatto non toglie nulla al finale del romanzo, anticipare che saranno i buoni e le persone vessate dai prepotenti ad avere la meglio.
Pär-Ola Jonas Jonasson è nato nel 1961 in Svezia a Växjö, capoluogo della contea di Kronoberg, nelle cui vicinanze è ambientata questa storia. Si è laureato in lettere all’Università di Göteborg e poi è diventato giornalista lavorando per i quotidiani “Smalandsposten” di Växjöe poi per l’“Expressen”. In seguito a uno stato di esaurimento nervoso, dopo i quarant’anni ha deciso di lasciare il giornalismo e trasferirsi in Svizzera, nel Canton Ticino a Ponte Tresa per dedicarsi alla scrittura. Nel 2009 viene pubblicato il suo primo romanzo Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, che divenne il libro più venduto in Svezia in quell’anno e ricevette due riconoscimenti: lo Swedish Book Seller Award e lo Swedish Audio Prize. Il successo del suo primo libro dalla Svezia si diffuse anche
all’estero, dove venne tradotto in oltre trenta lingue. In seguito sono stati pubblicati altri suoi sei romanzi a oggi. Il contrabbandiere innamorato e l’acqua della vita è attualmente il più recente ed è stato pubblicato in Svezia nel 2022 con il titolo originale di Algot, Anna Stina och det valsignäde brännvinet.
Jonas Jonasson dimostra abilità e furbizia nel saper raccontare una vicenda ambienta in un tempo lontano ma dando a essa un carattere non da semplice romanzo storico che interessa solo gli appassionati di tale genere, ma una storia a più ampio respiro. Al centro di essa ci sono temi come il riscatto sociale, l’impegno delle persone per costruirsi una vita più adatta alle proprie caratteristiche e il sogno di raggiungere la serenità e la realizzazione personale, che possono far breccia nella mente e nei cuore di un numero maggiore e più variegato di lettori, riscendo a unire leggerezza e riflessione senza far perdere qualità al romanzo, ma anzi rendendolo più originale in questa sua efficace commistione di generi sia per stile che per contenuti. Davvero un bel romanzo pur nella sua semplicità e nella sua visione forse un po’ troppo ottimistica della vita, ma che dona speranza e serenità nel futuro a tutti i lettori che si lasciano coccolare dalla tenerezza e dall’ironia di queste straordinarie pagine dense di straordinaria e autentica umanità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il contrabbandiere innamorato e l’acqua della vita
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