- Autore: Walter Veltroni
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2026
Le quattro grandi passioni di Walter Veltroni (la politica, il cinema, la storia e Roma) trovano una sintesi leggera, piacevole, decisamente accattivante nel romanzo pubblicato da HarperCollins dal titolo Il bar di Cinecittà. Attraverso l’espediente narrativo di mettere al centro del racconto una famiglia romana che abita a Via Urbana e sta attraversando gli anni della dittatura fascista, Cesare, che scarica cassette ai mercati generali, sua moglie Rosa e il loro unico figlio Giovanni, l’autore ci consegna un affresco che attraversa la storia di Roma dal 1937, anno in cui viene fondata Cinecittà, la città dei sogni, la Hollywood sul Tevere come verrà chiamata nel dopoguerra, fino agli anni ’80 del secolo scorso, seguendo le vicende di Giovanni, che appena sedicenne diviene barista nel nuovo locale che si è aperto a Cinecittà che sta completando la sua costruzione.
Veltroni ha la capacità di raccontare una serie infinita di aneddoti che fanno parte della storia del grande cinema italiano, con gli occhi di un giovane popolano, che, per intercessione di un gerarca fascista a cui Cesare Diotallevi consegna nella ricca palazzina dei Parioli agrumi profumati, riesce a scansare l’arruolamento nell’esercito che si prepara alla guerra. Una “raccomandazione” che verrà sempre ricordata al giovane che in giacca bianca si troverà a servire caffè, cornetti, chinotto Neri e liquori nostrani ad attori, comparse, sceneggiatori, attrezzisti, registi, che per tutti gli anni del suo servizio costituiranno la sua famiglia, la sua passione, la sua identità. Giovanni incontra una sarta che lavora al reparto costumi, gli dicono che si chiama Alida, come la Valli, fascinosa diva del momento, invece è solo Mariuccia, che sarà sua moglie, appassionata di cinema quanto lui: il giovane magro, senza lavoro, in cerca di un posto di comparsa, si chiama Marcello e diventa l’amico del cuore di Giovanni; diventerà presto famoso, Mastroianni, senza mai tradire la vecchia amicizia di tempi difficili, anche se farà tardi al matrimonio di Giovanni, a cui doveva fare da testimone. Veltroni riesce a farci incontrare tutti i miti della generazione che ha fatto del cinema italiano un capolavoro prezioso: nel bar entrano tutti e Giovanni riesce ad intrattenere un dialogo, una battuta, un semplice gioco di sguardi, con tutti i grandi del cinema: ecco il giovane e allampanato Federico Fellini con la sua portatile sulle ginocchia, che scrive, corregge, malgrado il frastuono intorno a lui; ecco la simpatia di Alberto Sordi che gli si rivolge in perfetto romanesco, la Magnani, un mito di Mariuccia, Visconti che passa in auto mentre prepara i costumi di Morte a Venezia, con Dirk Bogarde e il giovane che interpreta Tadzio, De Sica con le sue uscite gigionesche e, la sorpresa più stupefacente, Gregory Peck e Audrey Hepburn, in procinto di girare gli interni di Vacanze romane negli studi di Cinecittà, che si presentano in vespa verdina proprio al bar di Giovanni. Veltroni nel suo racconto non tralascia la storia che Roma ha vissuto, anche se vista con gli occhi smarriti di persone semplici, che vivono il bombardamento di San Lorenzo, la caduta del regime fascista, la partenza dalla stazione Tiburtina del treno che porterà ad Auschwitz gli oltre mille ebrei romani razziati dal ghetto, come calamità di cui non riescono neppure a comprendere la portata.
La famiglia Diotallevi, l’onesta semplicità di Cesare e Rosa, la passione per il lavoro e per il cinema di Giovanni e sua moglie, la crescita del figlio Umberto, che porta quel nome perché frutto di una follia dei suoi genitori innamorati nella camera finta di un set , sono un simbolo efficace di una società che ha attraversato i momenti più oscuri della storia del Novecento, che ha saputo risorgere, dandosi una Costituzione repubblicana che sarà la sua forza nella rinascita; il cinema, attraverso la mitica storia di Cinecittà, un artigianato che poi diventerà un’industria che darà lavoro a migliaia di persone, sarà uno degli elementi di questo riscatto. Veltroni, che la storia della cinematografia italiana la conosce bene, ci appassiona nel ricordare i nomi di quanti sono stati gli artefici di questo miracolo: Zavattini, Bertolucci, Scola, Amidei, Rossellini, De Sica, Monicelli, Risi, Pasolini, tutti gli attori più famosi scorrono nella nostra memoria visiva, attraverso i film che abbiamo visto da giovani, nei cinema di terza visione, nelle sale che non esistono più, come il Capranica, o il celebre Planetario che si apriva e mostrava le stelle come in un sogno, o quelli che resistono alla forza delle serie tv, come il Mignon, o il cinéma d’essai, il celebre Nuovo Olimpia. La Città dei sogni, della fantasia, della celluloide (il titolo di un libro amatissimo di Ugo Pirro) oggi vive un momento di crisi, come tutto il mondo del cinema, la cui importanza come motore dell’occupazione e dunque dell’economia non sembra essere stata compresa da un governo che si è dimostrato miope. Mi piace concludere questo contributo con le parole dello stesso Walter Veltroni che scrive:
“Enorme, eterna, anche se più giovane del Colosseo o di San Pietro, la Città del cinema è uno dei luoghi più affascinanti che esistano nel mondo. Non so se sia, come si dice, la fabbrica dei sogni. Per certo è stato sempre un tripudio di fatica , di genialità, di mestiere, di improvvisazione, di umanità”
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il bar di Cinecittà
È stato presentato come un atto d’amore nei confronti del cinema e tale è questo romanzo che rispecchia la garbatezza e la cultura senza snobismi di Walter Veltroni che il cinema lo conosce veramente. Un libro che pur non essendo un thriller si fa leggere tutto di un fiato. Storie d’amore e storia d’Italia sono due binari sul quale corre il treno della magia del cinema. E come nella magia del cinema l’autore rende partecipe, come in prima persona, come ossevatore fisicamente presente, il lettore ai dialoghi di personaggi mitici dell’immaginario collettivo tra Giovanni il protagonista e quelli. Cosi possiamo vedere Mastroianni che sorsegggia un caffè al bar e che mangia una torta ad una festa di battesimo del figlio del suo amico Giovanni. Abbiamo visto Fellini che mangia un cornetto mentre appunta i soggetti dei suoi onirici film. Abbiamo visto Scola uscire da un’auto per entrare al bar . Alberto Sordi che, felice comunica di essere stato scelto da Fellini come protagonista di un suo film. E poi abbiamo visto in prima persona, De sica, Lattuada, i fratelli de Filippo e perfino Liz Taylore tanti altri che hanno costellato i sogni degli attuali ultrasettantenni e, specilmente, dei loro padri. Per non parlare della magia dei set di film mitici come Quo vadis.
Il tutto intessuto con storie personali di terrore per il nazifascismo, di resilienza, di speranza oltre ogni disperazione, di amori semplici come acqua pura tra ragazzi e ragazze e tra genitori e figli.
Commovente a questo ultimo riguardo la pagina dove Giovanni,con i primi soldi guadagnati lavorando al bar porta il padre a vedere finalmente la partita della Roma seduto su un sediolino allo stadio e non arrampicato da qualche parte al di fuori dove sbirciando poteva vedere appena metà del campo di gioco che finalmente orgogliosamente adesso gli appariva intero.
P.s. questo libro, per i suoi contenuti e per le dinamiche relazionali tra i vari personaggi, potrà essere gustato fino all’ultima goccia dagli ultra settantenni in su...
È stato presentato come un atto d’amore nei confronti del cinema e tale è questo romanzo che rispecchia la garbatezza e la cultura senza snobismi di Walter Veltroni che il cinema lo conosce veramente. Un libro che pur non essendo un thriller si fa leggere tutto di un fiato. Storie d’amore e storia d’Italia sono due binari sul quale corre il treno della magia del cinema. E come nella magia del cinema l’autore rende partecipe, come in prima persona, come ossevatore fisicamente presente, il lettore ai dialoghi di personaggi mitici dell’immaginario collettivo tra Giovanni il protagonista e quelli. Cosi possiamo vedere Mastroianni che sorsegggia un caffè al bar e che mangia una torta ad una festa di battesimo del figlio del suo amico Giovanni. Abbiamo visto Fellini che mangia un cornetto mentre appunta i soggetti dei suoi onirici film. Abbiamo visto Scola uscire da un’auto per entrare al bar . Alberto Sordi che, felice comunica di essere stato scelto da Fellini come protagonista di un suo film. E poi abbiamo visto in prima persona, De sica, Lattuada, i fratelli de Filippo e perfino Liz Taylore tanti altri che hanno costellato i sogni degli attuali ultrasettantenni e, specilmente, dei loro padri. Per non parlare della magia dei set di film mitici come Quo vadis.
Il tutto intessuto con storie personali di terrore per il nazifascismo, di resilienza, di speranza oltre ogni disperazione, di amori semplici com e acqua pura tra ragazzi e ragazze e tra genitori e figli.
Commovente a questo ultimo riguardo la pagina dove Giovanni,con i primi soldi guadagnati lavorando al bar porta il padre a vedere finalmente la partita della Roma seduto su un sediolino allo stadio e non arrampicato da qualche parte al di fuori dove sbirciando poteva vedere appena metà del campo di gioco che finalmente orgogliosamente adesso gli appariva intero.
P.s. questo libro, per i suoi contenuti e per le dinamiche relazionali tra i vari personaggi, potrà essere gustato fino all’ultima goccia dagli ultra settantenni in su...
Perdonate la mia poca dimestichezza informatica che mi ha fatto inviare la recensione in doppia copia. Patrizio Macchiarulo