- Autore: Giovanni Burgio
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Il più importante partito comunista dell’Europa occidentale per numero di elettori, questa è stata la compagine politica, sezione dell’Internazionale Comunista, che nasce a livello nazionale a Livorno nel 1921 per poi sciogliersi nel 1991, assumendo dopo l’originario nome di “ Partito Comunista d’Italia” diverse successive denominazioni: PDS, DS, PD. In terra di Sicilia, il Partito comunista è andato svolgendo un ruolo di rilievo per i continui conflitti presenti e manifesti in questa terra martoriata ma indomita, che non si rassegna alle ingiustizie, come si evince dalla sua Storia piena di rivolte e lotte contadine; in ultimo, nel secondo dopoguerra, le battaglie sindacali degli anni Cinquanta e le storiche manifestazioni contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso.
Giovanni Burgio, l’autore del prezioso volume I comunisti prima del PD. Sicilia 1982-2012 (Istituto Poligrafico Europeo, 2025), viene lodevolmente a colmare una lacuna storiografica attinente un arco temporale specifico riferito all’attività del Partito comunista nella più grande isola del Mediterraneo. E si prende in particolare in esame il periodo a partire dal 1982 per terminare nel 2012, prendendo le mosse dal volume dello stesso autore su Pio la Torre (Pio La Torre. Un racconto su Palermo e la Sicilia, il PCI e la mafia, Centro Pio La Torre, 2008) di cui vuole essere la sua continuazione.
La cifra stilistica di Burgio è quella della cronaca giornalistica non disgiunta dalla fedele ricostruzione storica degli avvenimenti e dei personaggi principali. Giovanni Burgio ha infatti una formazione di storico sociologica nell’ambito delle Scienze Politiche, impegnato da tempo nella politica e nell’antimafia. Collaboratore di numerose riviste e periodici, ha operato come ricercatore del Centro Siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e si è specializzato negli studi e nell’approfondimento del fenomeno mafioso, specialmente su Cosa Nostra contemporanea.
Le principali tematiche affrontate attengono alle dinamiche interne del Partito e alla sua organizzazione . Il volume di Burgio si prefigge lo scopo di una corretta informazione dando la parola a ciascuno di coloro che “dall’interno” raccontano la propria esperienza e affermano la propria verità. E questo libro raccoglie 15 testimonianze “in presa diretta” dei protagonisti di quello che è successo dal 1982 al 2012, palesandosi così come una sorta di “autobiografia del Partito Comunista siciliano”. Una raccolta di “voci dall’interno”, fonti orali che esplicitano una realtà completamente diversa da quella costruita dall’esterno del Partito. Una divergenza totale di opinioni tra chi vive dentro l’organizzazione e chi ne sta fuori. Un esempio di questa difformità di pensiero riguarda i governi di Angelo Capodicasa con le uniche Giunte nella storia della Sicilia guidate da un ex-comunista, giudicate dalla sinistra estrema e radicale come “inciuciste” e “consociative”. Gli iscritti e i dirigenti del Partito, di contro, hanno considerato questi esecutivi come momento di rottura del vecchio sistema di potere e occasione di rinnovamento.
Tra le tematiche di rilievo affrontate in questo prezioso volume, vi è quello della cosiddetta forma partito, ma l’autore non vede altra maniera seria, compiuta e professionale di “fare politica” in modo diverso anche se sventuratamente sono venute meno le scuole di partito, le sezioni, i luoghi del confronto politico. Dal 1992 in poi, con la spinta del sistema maggioritario e con l’ondata di Mani Pulite, i vecchi partiti sono stati cancellati o svuotati, e sono venute fuori formazioni politiche sempre più personalistiche.
Si analizza poi nei vari interventi e interviste anche il tema del PCI riformista e della sinistra radicale. Il Partito Comunista Italiano sin dal secondo dopoguerra era diventato un partito nazionale, costituzionale, riformista, altamente responsabile delle sorti del Paese. Dalla svolta di Salerno, passando per l’Eurocomunismo e il Compromesso storico, si era affermata la linea nazionale e riformista del PCI. Una strategia tutta interna al sistema democratico iniziata da Togliatti e proseguita fino a Berlinguer. Negli anni successivi il sostegno al governo Ciampi, l’appoggio al governo Dini, la volontà di entrare nell’euro e di risanare i conti pubblici, il contributo alla nascita del governo tecnico di Mario Monti alla fine del 2011, la guida dell’esecutivo delle Larghe intese di Enrico Letta nell’aprile 2013 e da ultimo il sostegno dato al governo Draghi, sono tutti momenti nei quali, negli ultimi decenni della storia d’Italia, i dirigenti dell’ex PCI si sono assunti la responsabilità di difendere e tutelare il sistema democratico.
In Sicilia questo protagonismo responsabile è stato esercitato nella medesima maniera; prima, all’inizio degli anni ’90, con i Governi Campione in pieno periodo di stragismo mafioso, e poi di nuovo, alla fine dello stesso decennio, con gli esecutivi guidati dall’ex comunista Angelo Capodicasa, che si sono fatti carico di una gravissima situazione finanziaria. Ancora, tra il 2009 e il 2012, gli eredi del Pci si sono assunti un ruolo di “governo responsabile” con gli esecutivi Lombardo.
La post fazione di Mario Azzolini mette in luce le antinomie di un partito che nel tempo ha mutato non solo denominazione e simbolo ma anche radicamento sociale, finendo per avere come zoccolo duro solo i ceti medio-alti. Ma questo volume, con l’attenta analisi che propone, offre un notevole e importante contributo a rinnovare la memoria di quello che il Partito Comunista è stato e, forte delle sue radici, deve continuare a essere.
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Un libro perfetto per...
studioso e cultore di Storia, Storia della Sicilia e Storia dei Partiti politici
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I comunisti prima del PD. Sicilia 1982-2012
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