- Autore: Éric Vuillard
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: E/O
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788833579696
Scorporato dall’aura leggendaria, quello tracciato da Billy the Kid è un segmento topico di storia americana. Un caposaldo di genere western poichè ci sta dentro tutto – epos e pulsione di morte, ribellismo, spirito d’avventura (o di sopravvivenza?), pallottole, gioventù, cavalli selvaggi, vigliaccheria, polvere e sangue. Ci sta dentro anche uno sceriffo discutibile destinato alla storia. Ciò che manca nella vicenda di frontiera del bandito Willy the Kid è un’ombra seppure fievole del Grande Sogno stelle e strisce, così come per anni ce lo hanno raccontato. Manca anche un ranger tutto d’un pezzo alla Tex Willer che garantisca giustizia per tutti, in un’America invece eldorado per pochi, votata in prima istanza a violenza e menzogna. Un’America (scusate se reitero) edificata sulla legge del più forte: pistole facili, sterminio di massa delle tribù indiane, affarismo senza scrupoli, fuorilegge diventati tutori dell’ordine, gruppuscoli di senza tetto né legge lasciati a sé stessi e prima o poi affidati alla forca. Niente male come esordio per una culla di democrazia. No?
Se il francese Éric Vuillard riserva al desperado Billy il suo ennesimo lavoro di denuncia civile, un motivo del resto ci deve essere. E non può che essere un paradigma: l’allegoria breve e avventurosa di Billy “il monello” come metafora dell’altra faccia, la faccia sporca dell’American Dream. Il saggio narrativo dell’autore si intitola Gli orfani. Una storia di Billy the Kid (Edizioni E/O, 2026, traduzione di Alberto Bracci Testasecca), e anche nella fattispecie non a caso. Perché orfani è un sostantivo aggettivabile in senso ontologico. Perché quella di Billy, e dei tanti giovanotti dalla pistola facile come lui, è in primo luogo una storia di emarginazione e deprivazione - affettiva, economica, ideale, progettuale. All’interno di un microcosmo sin da allora individualista e brutale come sono stati e sono gli Stati Uniti d’America. Per gli orfani come The Kid - ma ci metto anche i cosiddetti indiani, orfani in quanto esautorati dal loro diritto a essere popolo -, la sola cosa che resta da fare è difendersi armi in pugno. Battersi se non altro, e finché dura.
A pagina 101 del saggio di Vuillard si reitera il lungo elenco di bandidos morti giovani come Billy. E adesso non venitevene fuori con la retorica delle loro anime, e di come esse fossero care al cielo. Balle: la storia vera dei tanti Billy fatti fuori nel fiore degli anni nel Wild West ha ragioni più prosaiche. Motivi che poco o nulla hanno a che fare con la giustizia. Scrive Vuillard:
Esistono vari modi di sparire. I più disadattati continuarono per un po’ a diffondere nella regione vaghi effluvi di terrore. A breve scadenza furono tutti impiccati, decapitati, ammazzati da una fucilata o linciati [...] Poco importa che sia Dave o un altro, perché comunque moriranno tutti così, giovani e poveri.
Segue l’elenco che vi risparmio: un’estesa Spoon River di fantasmi del West. Dropout ante litteram di una nazione già da allora con in testa soltanto il profitto.
Billy the Kid è dunque inseribile a pieno titolo all’interno dell’epopea violenta della frontiera americana. Portatore di una gioventù bruciata, refrattario a ogni regola, votato alla difesa della propria libertà a colpi di revolver, Billy the Kid altro non è stato che una cellula impazzita – con più di una ragione – all’interno del sistema USA, egotico e liberticida sin dall’inizio. Il mito di Billy che ne è disceso prima di questo libro è un’altra storia. La storia reale di Billy the Kid e dei contesti in cui si è mosso è meno edificante - torno a dire - da quella raccontata dai film e dalla letteratura. Poco o nulla a che vedere, per esempio, con gli uomini di legge dalla coscienza adamantina. E nemmeno con le "giubbe blu" salvatori della patria, tutori di una giustizia a senso unico. La storia del West di cui Éric Vuillard resoconta in Gli orfani è sacrosanta in quanto, in primo luogo, contro-storia di un’America impietosa, che ha usato fuorilegge e desperados come longa manus colonizzatrice, salvo liberarsene poi, in nome della Legge - e se era il caso anche di Dio - senza rimorso.
In un mondo tanto tormentato in cui il dislivello sociale è estremamente rigido Billy cercò di arrangiarsi a colpi di Colt, alleanze instabili, furti di bestiame, un margine, un intervallo piccolissimo che doveva durare pochi anni e doveva procurargli chissà quali gioie e dolori prima di concludersi con una morte brutale, ma in cui, malgrado le faticose necessità e talvolta l’indigenza, riesce a sperimentare un allargamento della propria esistenza essendosi affrancato in parte dalle costrizioni del lavoro manuale, per quell’ersatz di libertà noto ai malviventi e a certi artisti, e che si paga sempre salato.
Provvisto di una scrittura avvincente quanto densa di sotto-testi civili, Gli orfani si staglia dunque come un’anti-elegia riguardante da un lato il giovane bandito, dall’altro (soprattutto) l’America che ne ha tramandato strumentalmente le imprese di fuorilegge. In parallelo a una trama asciugata da ogni tentazione retoricista, Gli orfani è insomma un esempio lampante di come la storia ufficiale sta sempre dalla parte dei più forti. Prego osservare il mercato delle verità mediatiche che ci è contemporaneo.
Libro eccellente: coinvolge e chiama a riflettere.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gli orfani
Lascia il tuo commento