- Autore: Francesco Abate
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Indosso una felpa di un colore improbabile. Sul davanti reca il nome di un noto cementificio. Gli sguardi delle ragazze scendono rapidi dai miei capelli arruffati ai jeans consunti. Le risate non sono sommesse, e mi denudano. Nonostante siano passati decenni, tutto il peso dell’umiliazione mi torna addosso.
Mi è bastato leggere le prime quindici pagine perché Francesco Abate mi riportasse, con il suo splendido Gli indegni (Einaudi, 2025), al mio primo giorno all’istituto magistrale.
Il romanzo si apre con un’immagine simbolo. Livio, sedici anni, è in fuga: scappa di casa a piedi nudi per andare a Firenze a sentire Patti Smith. Perso nelle ansie e nei tormenti tipici dell’adolescenza, Livio respira e si nutre della musica del suo tempo. Attraverso i suoi occhi incontriamo Anaïs – spregiudicata, magnetica, autodistruttiva – e veniamo trascinati in un inseguimento sentimentale e generazionale lungo dieci anni. Anaïs è la bussola che conduce Livio in un viaggio attraverso svariati altrove: Cagliari, Firenze, Parigi, Londra. È l’incontro che cambia tutti i paradigmi.
Una vampata mi brucia e mi incenerisce. Credo che sia così che ci si innamori, perché se non mi sto innamorando sto morendo.
Muovendosi dietro a questo suo amore sbilenco, Livio sperimenta innumerevoli forme di amicizia, di sesso, di convivenza, di droga: vive appieno l’urgenza di trasgressione della sua età e del suo tempo. Non è il classico bello e dannato della letteratura giovanile; Livio è un semplice "studente di liceo, amante della storia e dei romanzi d’avventura, un po’ pedante, entusiasta, ribelle, quasi capellone e solitamente sincero". Un ragazzo riflessivo, insicuro, a tratti goffo. È la sua totale mancanza di armature a renderlo amabile, sin dalle prime righe. Ma a fare di lui un protagonista indimenticabile è lo slancio, l’ardore con cui si lega alle persone, alla musica, all’esistenza.
Gli entusiasti devono condividere. È un istinto primitivo, una corrente che vibra e scorre tra le persone. E questa comunione, questo passaparola porta un benessere contagioso ed elettrizzante.
Affondando a piene mani nel suo entusiasmo, Livio si espone al rischio di cocenti delusioni, ma può mordere e assaporare ogni istante. Liv, come lo chiamano gli amici, incarna la fragilità di una giovinezza che non vuole accomodarsi nelle gabbie borghesi, che per trovare se stessa deve necessariamente passare attraverso la caduta. In ogni momento del percorso, il protagonista ha accanto una compagna fedele: la musica. È la musica a riempire le sue giornate di adolescente, il lasciapassare per fare amicizia, il sensale che lo conduce ad Anaïs. Questa passione lo scorta verso ciò che cercava sin dalla prima fuga da casa scalzo: sé stesso. E nella musica Liv trova un sedativo alla sua rabbia, una compagna nei momenti di solitudine, il significato del suo stesso esistere. La sua è la musica di una generazione underground che si muove sotto influenze punk, house e new wave, cortocircuito perfetto tra furia e fragilità. Non è un semplice dettaglio di colore, è l’unico vero specchio dell’anima di questi ragazzi, una colonna sonora che salva e ferisce al tempo stesso.
Attingendo alle sue radici, Francesco Abate dipinge una Cagliari che respira, sanguina e incanta: è un’ambientazione che smette di essere sfondo per farsi carne e asfalto. Sceglie una prosa viscerale e di impatto, che restituisce l’inquietudine e l’energia caotica dei ragazzi degli anni Ottanta, con uno sguardo scevro da ogni retorica nostalgica. L’autore guarda i suoi "indegni" con profonda tenerezza, descrivendoli con una grazia disperata e commovente: come se avesse infilato la mano nel fango in cui gli anni Ottanta sono rimasti sepolti per cavarne fuori una pietra preziosa. Sono protagonisti affamati, imperfetti, liberi.
La strada che abbiamo scelto per essere noi stessi è piena di insidie, dolori e privazioni. Fatevene una ragione, siamo indegni. Camuffatevi, barate. Indossate una veste che vi protegga e non vi sveli, nascondetevi tra le persone, mentite a loro, a voi. Però, badate: non ho la certezza che questo vi possa salvare dall’infelicità.
Gli indegni è una descrizione agrodolce, una ballata selvaggia sull’istinto di sopravvivenza e sul potere salvifico della passione quando tutto è crollato. Un romanzo che racconta chi eravamo prima di essere chi siamo.
Ci sono libri che si comprano e si leggono, altri che si aprono come ferite, riportandoci alle persone che siamo stati e ai sentimenti che hanno nutrito il nostro divenire. Gli indegni di Francesco Abate appartiene senza ombra di dubbio a questa seconda, rarissima categoria.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Gli indegni
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