Negli anni 1985-88 andò in onda su Rai 1 un fortunato programma, condotto da Luciano Rispoli, dal titolo “Parola mia”, una sorta di quiz sulla lingua italiana. Giudice e arbitro il professore Gian Luigi Beccaria, linguista, ordinario all’Università di Torino, che divenne famoso e apprezzato dal pubblico. Domani, 27 gennaio 2026, Beccaria compie 90 anni e per l’occasione è stato nei giorni scorsi intervistato per Repubblica da Maurizio Crosetti, a cui ha rivelato di essere ancora al lavoro.
Gli scrittori italiani amati da Gian Luigi Beccaria
Tra le affermazioni di Gian Luigi Beccaria nell’intervista spicca che
“Nessuna letteratura è nata gigante quanto la nostra: Dante, Petrarca e Boccaccio. Avevamo già una nazione anche se non lo eravamo. E nessuno ha i nostri colossi dell’Ottocento, Verdi, Leopardi, Manzoni. Chi può vantare un capolavoro come I Promessi Sposi?”
Beccaria continua nella sua intervista dicendo che Giacomo Leopardi già a quindici anni era un genio purissimo e che
“I libri formano le persone e moltiplicano le esistenze. Siamo quello che abbiamo letto”.
Inoltre, anche se spera di non essere criticato come troppo campanilista, il professore, torinese doc, esalta gli scrittori piemontesi come veri monumenti della nostra letteratura: Cesare Pavese, amatissimo, e Primo Levi che
“più passa il tempo e più diventa un gigante, non soltanto il maggior testimone del lager ma uno scrittore totale, assoluto”.
A questi nomi eccellenti, Beccaria aggiunge lo scrittore della Resistenza per antonomasia, Beppe Fenoglio (Il partigiano Johnny è ormai più che un classico), ma soprattutto Italo Calvino, che, a partire da Il sentiero dei nidi di ragno fino alle postume Lezioni americane, ha reso grande la letteratura del secondo Novecento con opere straordinarie.
Lo stato della lingua italiana nel 2026, secondo Gian Luigi Beccaria
L’intervista si conclude con l’inevitabile domanda sullo stato della lingua italiana, secondo un autorevole linguista e glottologo. Il professore è severo nei confronti di un eccessivo uso dell’inglese ed elenca una serie di parole che condanna perché orribili (“attenzionare”, monitorare”), altre perché troppo ripetute e vuote di vero significato (“iconico”, “narrazione”, “scenario”).
Nella conclusione dell’incontro con il giornalista, il “giovane” professore novantenne dà la sua definizione del vero significato della letteratura nella vita di un paese:
“La letteratura è fatica, lavoro, mestiere, è un impegno formidabile. Non basta mettersi a scrivere per essere scrittori.”
Parole altamente condivisibili, che spiegano bene perché, anche se oggi la produzione letteraria è tanto dilatata, è molto difficile incontrare libri indimenticabili, quelli capaci di restarti dentro. Certo non serve l’intelligenza artificiale a fare grande uno scrittore, perché
“vita e letteratura procedono in parallelo”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il linguista Gian Luigi Beccaria compie 90 anni: “Siamo quello che abbiamo letto”
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