Tra le immagini più significative di quest’estate 2026 ormai agli sgoccioli ci sono senz’altro l’eruzione dell’Etna e le fotografie dei turisti a caccia di scatti indimenticabili e rischiosi sui versanti della montagna, a pochi metri dalle colate di lava. Un’abitudine figlia di un’epoca che ci vuole protagonisti a tutti i costi e che ha costretto le autorità a ripetuti richiami alla prudenza.
A sorpresa, anche in campo letterario, l’ascesa alle pendici del vulcano è un’abitudine, dettata dalla fascinazione che la montagna esercita da sempre su viaggiatori e intellettuali. Ne hanno scritto, tra gli altri, Giovanni Verga e Luigi Pirandello. Il primo? Johann Wolfgang von Goethe, forse. Anche se lui accoglie il richiamo alla prudenza, mantenendo la distanza dalla bocca del vulcano.
Goethe in Sicilia: l’arrivo a Catania nel Viaggio in Italia
Nel 1787 Goethe arriva in Sicilia e registra la visita nel suo celebre Viaggio in Italia. Di Catania racconta locande, strade, chiese e nobiltà locale. Tutto lo colpisce. In fondo dirà:
L’Italia senza la Sicilia non lascia alcuna immagine nell’anima: qui è la chiave di tutto.
La natura vulcanica del luogo lo affascina. Specie perché sembra comporre la città stessa:
Così salimmo per certe vie, dove la lava, che nel 1669 distrusse gran parte della città, è ancora visibile ai giorni nostri. Il torrente igneo, irrigidito, è stato trattato come una roccia qualsiasi: vi hanno tracciato sopra la pianta delle vie, alcune in parte anche costruite.
E Goethe, come un turista qualunque, va a caccia di souvenir: rompe pezzi della fusione, in vari punti, per assicurarsi una varietà di lava da portare a casa.
Scalare l’Etna in sicurezza: la lezione di vulcanologia che fermò Goethe
Prima di intraprendere l’ascesa tanto agognata, però, si informa. E ricorre ad un vero esperto locale: il cavalier Giuseppe Gioeni, dei duchi d’Angiò, vulcanologo e fondatore di un suo Museo di Storia Naturale, al primo piano del palazzo di famiglia.
Nella sua copiosa collezione, disposta con rara eleganza, ho visto le lave dell’Etna, i basalti che si trovano a pie’ del vulcano e pietre di varia composizione più o meno facili ad essere identificate. Tutto mi è stato mostrato con la più grande amabilità.
Colpito dall’ospitalità, Goethe pone la questione che lo interessa:
Domandammo al cavalier Gioeni quale fosse il modo migliore per accingersi a un’ascensione sull’Etna; ma egli non volle sentir parlare nemmeno d’un tentativo per raggiungere la vetta, specie in questa stagione.
La neve, spiega, si è spinta troppo in basso e presenta ostacoli insormontabili. Poi una constatazione:
“I forestieri in generale” così disse, non senza chiederci scusa, “prendono la cosa troppo alla leggera; quanto a noi, nati al piede della montagna, ne abbiamo abbastanza se, approfittando della migliore occasione, riusciamo a toccar la cima due o tre volte in tutta la vita.
Come dargli torto, specie dopo l’estate 2026? Goethe in ogni caso presta fede al consiglio:
spingetevi domani di buon’ora, coi muli, fino alle falde dei Monti Rossi, e salitene poi la sommità; di lì godrete uno spettacolo superbo e osserverete nel tempo stesso la vecchia lava, che, scaturita in quel punto nel 1669, si è precipitata sciaguratamente sulla città. La veduta è magnifica e ben distinta.
Così accade. E il racconto del celebre viaggiatore non delude:
Blocchi e lastre frastagliate ci presentavano le loro masse irrigidite, attraverso le quali le nostre cavalcature si aprivano a caso un sentiero. … Le masse di lava in primo piano, le vette gemelle dei Monti Rossi a sinistra, e di fronte a noi la selva di Nicolosi, sopra la quale si ergeva il cono dell’Etna ricoperto di neve e leggermente fumante.
Niente eruzione in corso per Goethe, che però si trova a fronteggiare il maltempo:
è tutta un ammasso di rottami vulcanici di colore rosso, di cenere e lapilli. Avrei potuto girare senza difficoltà intorno al cratere, se un impetuoso vento di burrasca non avesse reso malsicuro ogni passo innanzi; per procedere un poco, avrei dovuto togliermi il mantello; ma il cappello era sempre in pericolo di volare entro il cratere, ed io dietro a lui.
Il brivido di fronte allo spettacolo della natura non manca, nonostante la distanza. Per dirla con Gioeni:
Quanto al resto, è meglio sentirlo raccontare.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’eruzione dell’Etna e quell’invito alla prudenza che arriva da Goethe
Naviga per parole chiave
Cultura J. Wolfgang Goethe Curiosità per amanti dei libri Storia della letteratura News Libri Letteratura di viaggio
Lascia il tuo commento