Fantasmi di ghiaccio. Un’indagine di Stella Spada
- Autore: Lorena Lusetti
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Brr, brividi di freddo, prima che di paura, nel nuovo thriller di Lorena Lusetti. O di Stella Spada? Di entrambe, diciamo così, per non fare torto a nessuna, né alla giallista bolognese provetta e provata (collaudata, mica stanca, cosa andate a pensare?), né all’investigatrice privata da lei raccontata, con ufficietto in via dell’Inferno, antico ghetto ebraico felsineo, sotto le torri. Fantasmi di ghiaccio. Un’indagine di Stella Spada è l’ultimo nato dalla Lusetti e della detective, tra i tipi Damster, nei Gialli Damster - scusate la ripetizione, ma la collana è quella, cosa ci posso fare - nel solito, nitido, piacevole formato in brossura della casa editrice modenese (maggio 2015, 206 pagine).
Star Sword, Estrella Espada, Stern Schwert: luce e lama, nomen omen. Stella, come la sua intelligenza brillante ma scontrosa e il vibrante senso della legalità. Spada, come il braccio alternativo della legge che abbatte sui reprobi, quando la macchina della giustizia non riesce, non vuole o non fa il dovuto per esigere il fio delle colpe. A quello, ma se la sono meritato, provvede lei, con metodi poco urbani, sbrigativi, un po’ giustiziera solitaria nella città dei portici, un po’ capofila di una brigata di associati più o meno volontari, che ne combinano tante, a lieto ma qualche volta amaro fine.
Siamo all’undicesimo episodio-avventura-indagine e ancora andiamo alla ricerca di particolari sul suo aspetto fisico della nostra Spada. Lorena non si è mai spesa sotto questo aspetto. Un’altra ripetizione, lo so, ma non trovo un sinonimo. Al contrario, il carattere e la scala di valori in testa all’investigatrice di via dell’Inferno sono ampi, diffusi, evidenti nelle migliaia di pagine fin qui accumulate. Sulla fisicità di Stella qualcosa si è colto qua e là: calorie da controllare, linea da tenere a bada, dolci da bandire dalla vista e dalla tavola (con scarso successo e tanti sensi di colpa). Poco tempo per il parrucchiere, toilette sommarie, outfit da scappati di casa.
Un dato indiretto ci fa propendere per una signora - e madre di un universitario - che si trascura ma conserva un suo perché, lo testimoniano le relazioncelle con mica pochi uomini, mentre il matrimonio originario è bello che andato, sebbene mantenga una buona vicinanza collaborativa con l’ex marito Piero (il sesso è off limits, non vi fate strane idee), per il bene del pargolo comune, Simone, che si trova più a suo agio con lui, un bel cruccio per Stella, una spada nel cuore (spada, Spada, piace il calembour?).
Ma non ci divaghiamo, torniamo a bomba all’undicesima trama, questa. D’estate, a Bologna si boccheggia nell’ufficio senz’aria condizionata e uno straccio di ventilatore. Silvia le dà della tirchia, la prende in giro come al solito, appollaiata graziosamente sulla scrivania, in costume da bagno e pareo. Chi è Silvia? È il fantasma della Santi, la datrice di lavoro deceduta nel primo romanzo della serie, con cui Stella vive - la defunta mi perdoni la scelta del verbo - in simbiosi colloquiale. Lusetti si serve dei duetti tra le due, ricorrenti e assolutamente mai spettrali, per movimentare il racconto e mettere a fuoco qualche passaggio, quando serve.
La stagione estiva e l’afa creano un suggestivo contrasto con le ghiacciaie, grande scoperta di Lorena in quel di Bologna. Si tratta di antiche strutture sotterranee per la conservazione degli alimenti, funzione storica assolta per secoli, in mancanza di sistemi artificiali di refrigerazione. Abbandonate all’avvento dei frigoriferi, le ghiacciaie bolognesi sono state oggetto di un progetto di conoscenza, conservazione e valorizzazione: “Il cuore freddo di Bologna”. Nel 2010, ne vennero individuate e censite addirittura ottanta in città e oltre quaranta nella provincia.
Non ho idea di quelle bolognesi, ma conosco le neviere di Cesenatico, visibili nella piazza delle Conserve, dietro il Mercato del Pesce, nel centro originario della cittadina marinara, a due passi dal canale leonardesco. Le conserve appaiono antiche strutture ipogee, a forma di cono rovesciato con le pareti lisciate, scavate nel terreno nel XVI secolo per immagazzinare neve e ghiaccio d’inverno, utili a raffreddare-conservare il pesce e gli alimenti. Anche quelle bolognesi sono sotterranee o seminterrate e non assolvono più alla funzione per cui sono state progettate, costruite e usate. Nelle ghiacciaie veniva accumulata la neve, per disporre nel periodo estivo di ambienti freddi, idonei alla conservazione delle derrate alimentari deperibili (carni, pesce, latte, verdure, birra, ecc). Erano dotate di porte, scansie per riporre gli alimenti, graticci per evitare scambi termici con pareti e pavimentazione, scale per raggiungere il fondo della camera del ghiaccio. Al centro, in basso, un pozzo smaltitoio. All’esterno, alcune sono sovrastate da una caratteristica collinetta alberata che ne segnala la presenza. Più difficile individuare quelle totalmente interrate.
Pensate che una presentazione del romanzo di Lorena Lusetti è stata ospitata, a metà luglio, nel Giardino della Ghiacciaia di metà 1700, a Villa Lambertini Mattei, nel quadro della rassegna estiva promossa dall’Associazione Salviamo la Ghiacciaia.
Sicché, sono luoghi sospesi nel passato, spazi “morti”, se vogliamo. L’autrice vi ambienta, alla sua maniera eccellente, un crescendo di segreti, ambiguità, misteri, sparizioni, riti esoterici, culti macabri con sacrifici di esseri umani, in una città come Bologna, dove presente e passato - appunto - convivono alla grande.
C’è tanto, ma tanto in questo romanzo: oltre allo stagista non pagato Giacomo; all’anziana Alda, self made nanny, badante volontaria di Stella, autoincaricata; alla cagnolina Lelia; al voluminoso San Bernardo Filippo; a Simone in vacanza in Sardegna; a Piero provvidenzialmente tra i piedi; al nuovo acquisto, il docente d’ateneo in quiescenza Antonio Anderlini... e a tre incarichi, che si fondono in uno.
Fantasmi di ghiaccio: Una indagine di Stella Spada (I Gialli Damster Vol. 84)
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