- Autore: Danilo Maniscalco
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Fallimento zen. Lo strano caso di una periferia italiana «irrisolta» nella Palermo contemporanea è un libro di Danilo Maniscalco, edito nel catalogo di 40due Edizioni nel 2026.
Zen: una parola che nella filosofia orientale ha un significato particolare, riferito a una scuola del Buddismo Mahayana nata in Cina e sviluppatasi in Giappone il cui nome deriva dal termine giapponese che significa letteralmente "meditazione". Ma in quel di Palermo ha assunto un significato totalmente diverso, essendo un acronimo di “zona espansione nord”, riferito a uno dei più noti complessi di edilizia popolare d’Italia, situato alla periferia nord di Palermo, dove si annidano contasti sociali ed emarginazione.
Si legge nel libro, citando Claudia Conforti, storica dell’architettura:
Il furore geometrico adottato per difendersi da una realtà circostante, naturale e artificiale troppo accesa tradotto nelle alte densità edilizie del piano, produce sequenze spaziali volumetriche introverse ferocemente astratte, risolute ad escludere ogni scambio con il luogo, a inibire le identità collettive e il radicamento. Le contraddizioni ideologiche del progetto sono esasperate dalla mancata realizzazione di alcune parti essenziali. Non sono stati costruiti gli impianti sportivi e i laboratori artigianali che dovevano serrare a sud e a nord l’insediamento; mancano la piazza interna con gli edifici pubblici, le sistemazioni arboree, le infrastrutture viarie e persino parte dell’urbanizzazione primaria. Una situazione sociale disastrata…
È un brano significativo riportato in questa ultima opera di Danilo Maniscalco, che ha come sottotitolo “l’estremo caso di una periferia italiana irrisolta nella Palermo contemporanea”. Il caso Zen è sempre agli onori della cronaca, specie oggigiorno, essendo sinonimo di violenza giovanile, spaccio di droga, facilità a trovare le armi, violenza, mafia e molti altri fenomeni legati al degrado. Ma all’interno dello Zen, dove vi sono circa trentamila persone, c’è una pluralità di individui, molte persone oneste che vorrebbero vivere in un altro habitat e che resistono a questo degrado, supportate anche da un mondo dell’associazionismo presente e attivo sul territorio. Le istituzioni pubbliche, nel corso del tempo, non si sono di certo distinte per un loro fattivo impegno, essendo lo Zen un fallimento non solo architettonico, ma anche della politica e della gestione del territorio.
Un testo che raccoglie le riflessioni e le analisi dell’autore ma che comprende anche altri contributi, nell’intento di esaminare il caso ZEN a tutto tondo, con l’esperienza di diverse professionalità. L’autore ha coinvolto infatti, in questo suo lavoro, dodici figure professionali diverse, dallo psichiatra allo psicologo al botanico (cfr. Giuseppe Barbera) e altri architetti che hanno espresso il proprio parere sul progetto Zen. L’autore, laureato in Architettura e Storia dell’arte, si occupa prevalentemente di architettura dell’Ottocento; appassionato del Liberty, ha voluto adesso occuparsi di questa ferita di cemento armato nel tessuto urbano di Palermo.
Si parla di fallimento del progetto dell’équipe dell’arch. Vittorio Gregotti ( 1927-2020), tra gli anni Sessanta e Settanta, figura apicale dell’architettura che vinse il concorso per realizzare il progetto di edilizia economico e popolare in cui era prevista un’enorme struttura a "insulae”, come quelle della Roma antica. Lo Zen alimenta con tutta la sua bruttezza un sentimento di abbandono subitaneo, e chi entra in questo contesto si sente subito come escluso, avvertendo di essere un intruso, più o meno accettato da chi gestisce il locale sistema di potere su quel territorio parallelamente allo Stato.
Questo è un volume prezioso che vuole stimolare un dibattito per uscire dai soliti luoghi comuni. C’è bisogno di uno sforzo reale con cui gli architetti non vengano di certo messi in disparte, ma è necessario partire dal nucleo centrale dei residenti, ascoltando la voce significativa di coloro che vivono quella realtà. Un “non luogo” che pare incidere sullo sviluppo psicologico e mentale, dove primeggia la marginalità e dove l’isolamento alimenta la delinquenza e il comportamento criminale. con giovani ragazzi che si spingono nel cuore cittadino a compiere delitti. Un libro ben modulato e articolato, che sviluppa diversi temi non solo architettonici. Una narrazione a più voci, tutte di interesse, da non mancare di leggere con attenzione. L’architettura non è solo la struttura, ma la vita che prende quella struttura quando viene animata dalla presenza umana; e nello Zen manca tutto quello che è sociale e che poteva animare i suoi abitanti, un’evoluzione architettonica senza vita.
Fallimento zen. Lo strano caso di una periferia italiana «irrisolta» nella Palermo contemporanea
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Un libro perfetto per...
studioso di Architettura e di storia dell’Architettura
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Fallimento zen. Lo strano caso di una periferia italiana «irrisolta» nella Palermo contemporanea
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