- Autore: Arthur Kronfeld
- Genere: Psicologia
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Bollati Boringhieri
- Anno di pubblicazione: 2026
Il testo Degenerati al potere (Bollati Boringhieri, 2026, titolo originale in russo Degeneraty u vlasti) rappresenta uno dei documenti più straordinari e controversi emersi dalla temperie della Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un opuscolo di propaganda scritto dallo psichiatra e sessuologo tedesco di origini ebraiche Arthur Kronfeld, che si propone di analizzare la leadership del Terzo Reich attraverso una lente psicopatologica, con l’obiettivo esplicito di delegittimare e demonizzare il regime nazista agli occhi del pubblico sovietico.
L’opera si colloca all’intersezione di molteplici discipline e contesti storici: la psichiatria clinica del primo Novecento, la nascente psicologia politica, la guerra psicologica come strumento bellico e la tragica biografia di un intellettuale ebreo costretto all’esilio e infine al suicidio. La sua genesi, la sua circolazione clandestina prima e di massa poi, e le circostanze della sua pubblicazione sono tanto straordinarie quanto emblematiche della complessità morale e politica dell’Europa degli anni Trenta e Quaranta.
Ciò che rende questo documento particolarmente significativo è il suo carattere ibrido: non è né un saggio scientifico né un puro volantino propagandistico, ma un ibrido che utilizza il linguaggio e l’autorità della medicina per fini politici. Kronfeld, forte della sua reputazione di clinico e della sua esperienza diretta con alcuni dei protagonisti della politica tedesca, si presenta come un testimone attendibile e un diagnostico imparziale, occultando la natura apertamente strumentale del suo lavoro.
Per comprendere appieno il significato e il valore di questo testo, è necessario tracciare un profilo dettagliato del suo autore, Arthur Kronfeld, la cui vita fu segnata da una serie di contraddizioni e svolte drammatiche che trovano il loro culmine proprio nella stesura di quest’opera.
Arthur Kronfeld nacque il 9 gennaio 1886 a Berlino, in una famiglia ebraica agiata. Il padre, Salomon Kronfeld, era un avvocato e notaio, mentre la madre, Laura Liebmann, proveniva da una ricca famiglia di Colonia. Questa origine borghese e culturalmente elevata gli permise di accedere ai migliori percorsi formativi. Studiò medicina nelle università di Jena, Monaco, Berlino e Heidelberg, specializzandosi in psichiatria nel 1909. Durante gli anni di formazione a Heidelberg, Kronfeld entrò in stretto contatto con Karl Jaspers, allora giovane psichiatra e futuro filosofo di fama mondiale. L’impostazione fenomenologica di Jaspers, che privilegiava la comprensione dell’esperienza soggettiva del paziente rispetto alla mera classificazione nosologica, influenzò profondamente il pensiero di Kronfeld, che mantenne per tutta la vita un approccio olistico e anti-riduzionista alla malattia mentale.
Nel 1912, Kronfeld pubblicò un’analisi critica della teoria freudiana che suscitò ampio interesse negli ambienti psichiatrici tedeschi e austriaci. Pur essendo un critico della psicoanalisi, che giudicava incoerente e distante dai metodi clinici tradizionali, Kronfeld mantenne con Freud un rapporto di reciproco rispetto. Lo stesso Freud, in una lettera privata a Sándor Ferenczi, definì Kronfeld uno studioso dalla "pessima reputazione" ma lo considerava comunque un pari. In seguito, Kronfeld si sottopose a vari tentativi di analisi con diversi psicoanalisti e dichiarò di essere, di fatto, "un seguace positivo" del metodo freudiano, mostrando una flessibilità intellettuale che lo contraddistingueva.
Kronfeld non si limitò alla psichiatria: si interessò attivamente di filosofia, frequentando il circolo neokantiano della Società Jakob Friedrich Fries e stringendo amicizia con il filosofo e matematico Leonard Nelson. Si occupò anche di psicologia, conseguendo un dottorato con August Messer, e di letteratura, scrivendo poesie ispirate all’espressionismo tedesco per la rivista di sinistra "Die Aktion". Tra i suoi amici più stretti figurarono Kurt Hiller, esponente di spicco dell’espressionismo, e Otto Fritz Meyerhof, futuro premio Nobel per la medicina, con cui condivideva l’interesse per i fondamenti psicologici della scienza. Il 6 luglio 1919 venne inaugurato a Berlino, nel quartiere Tiergarten, l’Institut für Sexualwissenschaft, il primo centro di ricerca e cura nel campo della sessuologia in Europa e nel mondo. Fondato da Magnus Hirschfeld, brillante attivista omosessuale e medico, l’istituto rappresentava un’avanguardia assoluta nel campo degli studi sulla sessualità.
Kronfeld fu uno dei cofondatori e collaborò attivamente con l’istituto dal 1919 al 1926, diventandone di fatto il secondo dopo Hirschfeld. La clinica, situata in un’elegante villa, attirava una clientela variegata: da pazienti facoltosi che pagavano onorari favolosi per curare in segreto i loro disturbi a persone meno abbienti che ricevevano gratuitamente le stesse prestazioni per il bene della nuova scienza. L’istituto disponeva di sale operatorie, aule, un’imponente biblioteca specializzata e una "cornucopia di curiosità ambulatoriali erotiche".
A differenza di Hirschfeld, che era un attivista impegnato nella legalizzazione dell’omosessualità, Kronfeld era un clinico pacifico che vedeva l’istituto come una sorta di torre d’avorio scientifica. Veterano della Prima Guerra Mondiale, durante la quale era stato decorato al valore con la Croce di Ferro, Kronfeld godeva di un’autorità e di un rispetto che gli derivavano anche dal suo passato militare e dalle sue buone maniere. Il metodo psicoterapeutico da lui prediletto prevedeva profondi colloqui personali associati a moderate sedute ipnotiche, interventi farmacologici e talvolta chirurgici. Questa pratica richiedeva una fiducia reciproca tra medico e paziente, e la reputazione clinica di Kronfeld era costruita proprio sulla sua capacità di mantenere e mai tradire tale fiducia.
Kronfeld si specializzò anche come perito psichiatrico in numerosi processi giudiziari, difendendo in particolare persone omosessuali dai procedimenti penali, sostenendo la loro infermità mentale. Questa strategia, seppur discutibile dal punto di vista etico, in alcuni casi funzionò e contribuì a salvare vite umane in un’epoca in cui l’omosessualità era ancora criminalizzata.
Con l’avvento del nazismo, la posizione di Kronfeld, in quanto ebreo e intellettuale progressista, divenne insostenibile. Il 10 maggio 1933, i nazisti saccheggiarono l’Institut für Sexualwissenschaft, bruciando i libri e l’archivio sulla Kaiser-Franz-Josef Platz (oggi Bebelplatz) a Berlino. Hirschfeld, che si trovava in Francia, morì in esilio nel 1935. Kronfeld, dopo che gli fu annullato il titolo di dottore in medicina e gli fu proibito di insegnare, fuggì dalla Germania nazista dirigendosi nella direzione opposta rispetto a molti dei suoi colleghi. Nel 1935 emigrò in Svizzera, dove lavorò brevemente alla clinica psichiatrica Les Rives a Prangins, sul lago di Ginevra, un istituto privato fondato dallo psichiatra svizzero Oscar Forel. Nel 1936, Kronfeld e sua moglie Lydia Quien emigrarono in Unione Sovietica. Il trasferimento fu reso possibile grazie all’interessamento dello psichiatra Erich Sternberg, un ebreo polacco di lingua russa che Kronfeld aveva conosciuto quando entrambi lavoravano alla Charité di Berlino. Sternberg era già emigrato nel 1936 ed era stato assunto all’Istituto di Psichiatria Gannuškin di Mosca.
All’arrivo nella capitale sovietica, a Kronfeld fu assegnato un lussuoso appartamento, dove poté portare la sua ricca biblioteca, una collezione di bronzi erotici francesi e mobili lussuosi dalla Svizzera. All’Istituto Gannuškin, Kronfeld divenne direttore del Dipartimento di patologia sperimentale e terapia delle psicosi. Qui introdusse in Russia lo shock insulinico, un nuovo e radicale metodo di trattamento della schizofrenia, che gli psichiatri di Mosca applicarono su larga scala. Kronfeld, tuttavia, criticò i colleghi sovietici per la loro idea troppo estesa delle "forme lievi" di schizofrenia, una posizione che in seguito si sarebbe rivelata profetica.
La vita a Mosca, però, non era priva di pericoli. Nel 1938, il suo assistente e amico Erich Sternberg fu arrestato come "spia tedesca" e finì in un gulag, lavorando come medico nei campi di lavoro artici fino al suo rilascio nel 1954. Kronfeld, nonostante l’arresto del suo più giovane amico, continuò il suo lavoro e cercò nuovi modi per mettere le sue conoscenze al servizio dei suoi padroni sovietici nella loro inevitabile lotta contro i nemici nazisti. Il 16 ottobre 1941, mentre le truppe tedesche si avvicinavano a Mosca e l’Istituto Gannuškin veniva evacuato, Kronfeld e sua moglie si suicidarono nel loro appartamento, ingerendo una forte dose di Veronal. Le ragioni di questo gesto estremo sono state oggetto di speculazioni. La versione più accreditata è che Kronfeld, temendo di cadere nelle mani dei nazisti e di essere torturato per le sue rivelazioni sui gerarchi del Terzo Reich, abbia preferito la morte. Tuttavia, non si può escludere che il suicidio sia stato in realtà un omicidio mascherato, ordinato da Stalin o dai suoi collaboratori per eliminare un uomo che sapeva troppo sui segreti del Cremlino quanto su quelli di Hitler. Il corpo di Kronfeld e quello della moglie furono trovati da un vicino, un giovane medico che lavorava nello stesso istituto: si chiamava Andrej Snežnevskij. Questi sarebbe poi diventato il leader riconosciuto della psichiatria sovietica, famoso (o infame) per la sua teoria della "schizofrenia asintomatica", usata per perseguitare i dissidenti politici. Nel 1980, il British Royal College of Psychiatrists svolse un’indagine sul coinvolgimento di Snežnevskij nell’abuso politico della psichiatria, ma egli si rifiutò di collaborare.
Il percorso che portò alla stesura e alla pubblicazione di Degenerati al potere è complesso e riflette le turbolente vicende della politica estera sovietica alla fine degli anni Trenta. La prima versione del testo fu commissionata a Kronfeld e stampata all’inizio del 1939 in sole cinquanta copie, destinate all’uso esclusivo del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Secondo la ricostruzione di Alexander Etkind, l’incarico provenne probabilmente da Maksim Litvinov, Commissario del Popolo per gli Affari Esteri, o dalla sua cerchia.
Litvinov, un poliglotta cosmopolita sposato con una scrittrice inglese, era il principale artefice della politica di sicurezza collettiva e di alleanza con le potenze occidentali contro la Germania nazista. Il suo obiettivo era contrastare la crescente influenza della fazione filotedesca all’interno del Cremlino, guidata da Vjačeslav Molotov. In questo contesto, il dossier di Kronfeld, che descriveva i leader nazisti come "degenerati sessuali" e psicopatici, rappresentava un’arma potente e inaspettata. Era un modo per dimostrare la natura criminale e moralmente depravata del regime hitleriano, rendendo ogni possibile accordo con esso moralmente ripugnante e politicamente suicida.
La conoscenza unica che Kronfeld aveva della sessualità perversa dei leader nazisti era, per Litvinov e la sua cerchia, un vero tesoro che prometteva carte vincenti nella loro lotta contro i filonazisti radicali presenti nella leadership sovietica. Non sappiamo esattamente chi abbia letto quelle cinquanta copie, né come fossero distribuite, ma è probabile che il libro di Kronfeld sia stato scritto e stampato come arma nella lotta politica interna.Nell’agosto 1939, la situazione politica cambiò radicalmente. Stalin sostenne Molotov, che sostituì Litvinov come Commissario del Popolo per gli Affari Esteri. Il 23 agosto 1939, Ribbentrop, l’uomo che Kronfeld aveva ritratto come un cinico contrabbandiere, venne a Mosca per firmare il patto di non aggressione tra Germania e Unione Sovietica, il cosiddetto Patto Molotov-Ribbentrop, che di fatto spartiva l’Europa tra i due dittatori. L’opuscolo di Kronfeld, fabbricato come un’arma segreta ed efficace nella lotta contro il nazismo, divenne immediatamente inaccettabile e pericoloso per i più alti funzionari di Mosca. Tuttavia, la storia prese una piega che nessuno si aspettava. Nonostante gli avvertimenti di Richard Sorge, l’agente segreto sovietico a Tokyo che metteva continuamente in guardia Stalin sull’imminente attacco tedesco, l’Unione Sovietica fu colta di sorpresa dall’invasione tedesca del 22 giugno 1941 (Operazione Barbarossa). Con lo scoppio delle ostilità, le autorità rilessero l’opuscolo di Kronfeld e lo ristamparono in un gran numero di copie: centinaia di migliaia, a Mosca, Alma Ata e Krasnojarsk. Alcune parti furono addirittura stampate sui giornali. Il testo, che era stato un’arma nella lotta politica interna, divenne un’arma di propaganda di massa contro il nemico esterno. L’opuscolo fu pubblicato in diverse edizioni: la prima, da Izdatel’stvo Gazety "Medicinskij Rabotnik" di Mosca alla fine del 1941, in una tiratura di centomila copie; seguirono ristampe a Krasnojarsk e Magadan, e una versione con il titolo Una sanguinaria banda di degenerati a Sverdlovsk nel 1942. Una breve anticipazione era apparsa già nell’agosto 1941 sulla rivista "Smena" con il titolo Psicopatici al potere.
Il testo di Kronfeld è un dossier psicopatologico e propagandistico di straordinaria efficacia retorica, che mescola osservazioni cliniche, pettegolezzi, informazioni riservate e un’appassionata denuncia morale. La sua struttura è chiara e incisiva: dopo una breve premessa in cui l’autore dichiara le sue fonti e la sua autorità, il testo si suddivide in capitoli dedicati ai principali gerarchi nazisti. Kronfeld apre il suo opuscolo con una dichiarazione di intenti che è anche un’affermazione di autorità. Si presenta come "tedesco di nascita, cittadino berlinese e professore dell’Università di Berlino", un testimone oculare privilegiato che ha potuto osservare "lo sviluppo del fascismo di Hitler prima e dopo la sua ascesa al potere". Le sue fonti sono, a suo dire, di primissima mano: "o sulla mia stessa osservazione o sui resoconti di membri del partito fascista, parte dei quali sono stretti collaboratori di Göring, Goebbels, Ley e Himmler". Queste informazioni, sottolinea, gli sono state fornite da pazienti che si erano rivolti a lui per curarsi, in un rapporto di fiducia che lui, in quanto medico antifascista, non ha tradito. Questa premessa è fondamentale per la credibilità del testo: Kronfeld non è un nemico ideologico astratto, ma uno scienziato che ha avuto accesso alle stanze del potere nazista attraverso la sua pratica clinica.
Il capitolo su Hitler è il più lungo e dettagliato. Kronfeld basa la sua analisi sull’osservazione diretta del Führer durante il processo per diffamazione intentato contro il giornalista Werner Abel nel maggio 1932 a Monaco. Kronfeld era stato chiamato come perito psichiatra per valutare la sanità mentale di Abel, che aveva accusato Hitler di aver accettato dieci milioni di lire da Mussolini. Kronfeld descrive Hitler come un uomo di statura media, con spalle strette e bacino largo, una "primitività degenerata" che si manifesta nella sua struttura corporea, nelle sue smorfie e nei suoi movimenti agitati. Durante il processo, Hitler si comportò in modo isterico e teatrale: urlava selvaggiamente, correva per la stanza, assumeva pose da imperatore da "pessimo attore". Era un "arrivista, uno spaccone e un vigliacco", incapace di controllarsi e di rispondere con coerenza alle domande dei giudici. Kronfeld traccia poi una genealogia della malattia mentale di Hitler. Descrive il padre Alois come un uomo presuntuoso e litigioso, e il giovane Adolf come uno studente indifferente e mentalmente limitato. Durante la Prima Guerra Mondiale, Hitler fu un codardo che fuggì in preda al panico al primo pericolo e simulò una cecità isterica per evitare il fronte. Le leggende sul suo eroismo sono "pura fantasia" basata sulle sue stesse dichiarazioni. La Croce di Ferro di I classe, insiste Kronfeld, se la è auto-attribuita. Il nucleo della diagnosi di Kronfeld è il "narcisismo sconfinato" di Hitler. Quando parla, tutti devono tacere; il flusso delle sue confuse fuoriuscite verbali è inarrestabile; non sa e non vuole ascoltare gli altri. Il suo libro Mein Kampf è un’opera incolta e rozza che ripete le direttive dell’ala radicale del Partito cristiano sociale austriaco, infarcita della descrizione della sua stessa persona e della sua "battaglia". Kronfeld affronta poi la questione della vita sessuale di Hitler, affermando che "come molte personalità psicopatiche pronunciate, Hitler non ha rapporti sessuali normali". Basandosi sulle confidenze del telepatista-ipnotizzatore Hanussen, a sua volta informato da Karl Ernst, Kronfeld sostiene che Hitler aveva avuto rapporti omosessuali con Heines ed Ernst, entrambi uccisi nella notte dei lunghi coltelli. Kronfeld aggiunge che Hitler ha crisi epilettiche convulsive. La conclusione del ritratto è una condanna senza appello: Hitler è un "gangster e un cannibale, che sta inondando di sangue l’Europa". La sua "auto-divinizzazione senza limiti" e la sua "crudeltà sadica" lo rendono "estremamente pericoloso per la società". Il popolo tedesco, conclude Kronfeld, non può sopportare a lungo questa "selvaggia baldoria di forze maligne".
Il ritratto di Hermann Göring è una caricatura fisiognomica e morale. Kronfeld descrive il suo aspetto "mostruoso e ridicolo": un uomo di statura bassa che non pesa meno di 150 chili, con strati e grumi di grasso su stomaco, bacino, cosce e viso. Questa obesità, spiega, è la conseguenza di un’insufficienza congenita delle ghiandole endocrine, che spesso causa "deficienza mentale". "Più uno è grasso, meno capisce", commenta con un proverbio popolare. Kronfeld ripercorre la biografia di Göring: figlio di un importante funzionario, fu uno studente pigro e negligente, e solo grazie alla posizione del padre divenne ufficiale. La sua prima impresa armata fu un fiasco: durante un attacco, la sua unità fu annientata, ma lui rimase illeso e si finse malato per fuggire in ospedale. Come pilota di guerra, Göring non era molto apprezzato, poiché abusava di alcol e morfina. Per ricevere l’Ordine al Merito, avrebbe dovuto abbattere 20 aerei nemici, ma non ci riuscì. Così, con un trucco, attribuì a sé stesso gli aerei abbattuti dal suo subordinato Erhard Milch, che in seguito, non essendo ariano purosangue, fu "arianizzato" con una falsa dichiarazione della madre. Dopo la guerra, Göring si recò in Svezia, dove sedusse la moglie di un nobile, Karin Kantzow. Dopo il fallito putsch del 1923, subì una ferita e fu ricoverato in diverse istituzioni psichiatriche svedesi, dove la diagnosi fu di "isterico antisociale estremamente pericoloso". Tornato in Germania, divenne il più stretto complice di Hitler e accumulò una ricchezza favolosa con estorsioni e ruberie. Kronfeld lo descrive come un uomo dalla "cupidità davvero incredibile", che si appropria di denaro, azioni e oggetti d’arte con la forza, e che si agghinda con decorazioni e uniformi da baraccone come un selvaggio. La sua vanità è "incredibilmente ridicola" e la sua crudeltà si nasconde dietro "una sorta di ostentata bonarietà".
Il ritratto di Joseph Goebbels è il più ferocemente denigratorio. Kronfeld lo descrive come "un ometto dai capelli scuri" che sembra "una scimmia che fa smorfie e fa il buffone". È un "fisico degenerato, deforme", con "gambe sottili e contorte" e un "grosso piede deforme per cause ereditarie". Kronfeld nota sarcasticamente che anche il piede della figlia di Goebbels è deforme, suggerendo che il ministro della Propaganda rientrerebbe nei paragrafi della legge sulla sterilizzazione forzata dei deficienti. Goebbels, secondo Kronfeld, cerca di nascondere la sua inferiorità fisica a tutti i costi. Si dichiara rappresentante della razza più nobile, ma la sua "lussuria insoddisfatta" diventa il criterio della saggezza statale. Kronfeld ripercorre la sua carriera: da studente mediocre, sognava di diventare celebre e si vantava di imprese inesistenti, come aver picchiato un ufficiale belga con il suo frustino. Fu un vagabondo emarginato, pieno di odio contro gli scrittori di talento e la cultura della Repubblica di Weimar. Kronfeld attribuisce a Goebbels la paternità della "mitizzazione" del magnaccia Horst Wessel, trasformato in eroe del movimento fascista. La storia della psichiatria, scrive Kronfeld, conosce casi analoghi di persone che avvelenano i propri cari per inebriarsi di un senso di potere occulto: Goebbels è come loro, un bugiardo che diffonde invidia, odio e omicidio. La sua vita sessuale è descritta come uno "sconfinato bisogno di compensare la propria inferiorità". Sposò la moglie del banchiere Quandt, ma lei chiese il divorzio dopo tre anni, presentando a Hitler un elenco di 28 giovani attrici che Goebbels aveva costretto a sottomettersi ai suoi desideri. Il Führer, che disprezzava Goebbels, lo mise agli arresti domiciliari per sei mesi. Kronfeld commenta: "spesso il desiderio sessuale aumenta nei mostri". La codardia di Goebbels è proverbiale: si infila in un rifugio antiaereo anche quando non c’è l’allarme. Partecipa a tutte le cospirazioni contro Hitler, ma all’ultimo minuto li tradisce tutti. Durante la notte dei lunghi coltelli, Hitler lo costrinse a presenziare alla carneficina e a comunicare gli omicidi alla radio, gettando fango sui suoi stessi amici. Durante il pogrom del novembre 1938 (la notte dei cristalli), Goebbels, che ne era stato l’ideatore, fuggì da Berlino per non assumersene la responsabilità. Kronfeld conclude che Goebbels, a differenza di alcuni pazienti psichiatrici descritti da Sérieux, "non ha nessuna fissazione, non ha nessuna convinzione. Un bastardo resta un bastardo".
I ritratti degli altri gerarchi sono più brevi ma altrettanto virulenti. Rudolf Hess, il vice di Hitler, è descritto come un uomo giovane, atletico ma con "tratti della degenerazione", come le mascelle "spinte molto in avanti, proprio come in una scimmia". È un "ciarlatano, mistico e fanatico", soprannominato "la signora Hess" per il suo "fervore sfrenato" quando vede Hitler. Kronfeld accenna al dubbio che Hitler abbia avuto rapporti sessuali anche con lui. Heinrich Himmler è definito un tipo più "complesso". È un "uomo molto pratico" a cui è stato affidato il "principale meccanismo di controllo: la polizia segreta Gestapo". Kronfeld lo descrive come un sadico metodico, un uomo "esile con gli occhiali" che organizza torture "su scala europea". Soffre di schizofrenia, da cui derivano "la sua stupida crudeltà, la perversione e il delirio": si vede in una mistica connessione con il re Enrico I, morto mille anni prima, e va in pellegrinaggio alla sua tomba.
Robert Ley e Julius Streicher sono descritti come alcolisti cronici. Ley è un "marito crudele e manesco" che si è inventato una serie di omicidi per diventare Gauleiter. Streicher è un "criminale sessuale ubriaco e un ignorantone, un trafficante di giovani ragazze", la cui "originalità spirituale è patologica". Il suo giornale "Der Stürmer" è descritto come un foglio che mescola antisemitismo e pornografia. Joachim von Ribbentrop è definito un "contrabbandiere" che ha guadagnato milioni vendendo champagne contraffatto e che ora "esalta il carattere pacifico e l’umanesimo della sua banda".
Kronfeld conclude il suo opuscolo con un appello profetico. Sostiene che la Germania è governata da "criminali, degenerati, assassini, gangster con le camicie brune". Spiega come questa "feccia" abbia potuto prendere il potere: la disoccupazione e la crisi economica hanno portato le masse alla disperazione, e i capi dell’industria pesante hanno sperato di usare i gangster come arma contro la repubblica, per poi sbarazzarsene. Ma, ammonisce Kronfeld, "non si può ingannare la storia". Questi "dannati bastardi", "sollevati come una schiuma torbida sulla cresta di un’onda che si accavalla, presto ricadranno nell’abisso dell’inesistenza storica". L’unica eredità che lasceranno sarà "un vergognoso ricordo della loro sporca vita da sciacalli, dei loro terribili crimini contro i popoli, e la maledizione di tutta l’umanità civile". "La verità trionferà!", conclude.
Il volume, curato da Luciano Mecacci, non si limita a riprodurre il testo originale di Kronfeld, ma lo arricchisce con una serie di appendici e materiali di corredo che ne aumentano notevolmente il valore documentario e storico. Questa appendice riproduce l’articolo apparso sulla rivista sovietica "Smena" nell’agosto 1941, che costituisce una sintesi del testo di Kronfeld. L’articolo ribadisce i temi principali dell’opuscolo, aggiungendo un aneddoto significativo sul suicidio (o omicidio) del collega di Kronfeld, il dottor Edmund Forster, psichiatra dell’Università di Greifswald. Forster aveva curato Hitler durante la Prima Guerra Mondiale e, quando il nazista Rust, da lui salvato dalla corte marziale, divenne ministro, Forster si presentò a lui per chiedere un incarico scientifico. Dopo due giorni, Forster fu trovato cadavere. Kronfeld scrive: "Conoscevo bene Edmund, una testa lucida, una mente luminosa. Non poteva essersi ucciso. Fu assassinato". Questo aneddoto serve a dimostrare la natura criminale del regime, che elimina chiunque possa testimoniare contro di esso. Questa appendice riproduce un resoconto giornalistico apparso su "L’Illustré du Petit Journal" il 19 giugno 1932, che descrive l’udienza del processo di Monaco. La cronaca conferma la versione di Kronfeld: Hitler entra in aula con un’andatura teatrale, si rifiuta di rispondere alle domande dell’avvocato difensore e viene multato per il suo comportamento. Questo resoconto serve a corroborare le osservazioni di Kronfeld, dimostrando che il suo ritratto del Führer non era frutto di fantasia ma di un evento pubblico e documentato.
Le brevi biografie dei personaggi citati nel testo sono uno strumento essenziale per lo studioso. Forniscono i dati storici oggettivi e permettono di confrontare le "diagnosi" di Kronfeld con i fatti storici accertati. Ad esempio, la biografia di Göring conferma la sua tossicodipendenza e il suo ricovero in cliniche psichiatriche in Svezia, ma suggerisce che il figlio fu affidato al padre naturale per il divorzio, non per l’infermità mentale di Göring. La biografia di Goebbels conferma la sua deformità congenita ma precisa che nessuno dei suoi figli fu affetto da un’anomalia fisica.
La biobibliografia di Kronfeld, a cura di Luciano Mecacci, è un documento di straordinario valore. Elenca tutte le opere principali di Kronfeld, dai suoi primi studi sulla sessualità e l’estetica alle sue critiche alla psicoanalisi, dai suoi manuali di caratterologia e psicoterapia ai suoi lavori sulla schizofrenia. Questa bibliografia testimonia lo spessore intellettuale di Kronfeld, la profondità della sua formazione e la vastità dei suoi interessi. Smentisce l’eventuale pregiudizio che lo dipingerebbe come un semplice propagandista, mostrandolo, invece, come uno scienziato di prim’ordine, tragicamente costretto a usare le sue conoscenze per fini politici.
La sezione iconografica è di grande impatto visivo e documentario. Comprende:
- Fotografie dell’Institut für Sexualwissenschaft, che mostrano l’edificio e l’atmosfera di avanguardia culturale che lo caratterizzava;
- Immagini del rogo dei libri del 10 maggio 1933, che testimoniano la distruzione della cultura e della scienza da parte del nazismo;
- La copertina di "L’Illustré du Petit Journal" con la cronaca del processo di Monaco;
- Un ritratto di Zinaida Volkova, la figlia di Trockij curata da Kronfeld;
- Una foto di Kronfeld stesso;
- L’immagine della firma dell’appello antifascista del 12 ottobre 1941, a Mosca, con Kronfeld tra i firmatari, quattro giorni prima del suo suicidio;
- Una "finestra TASS", un manifesto di propaganda sovietica che raffigura in chiave satirica Hitler, Göring e Goebbels;
- Una foto del processo di Norimberga, con Göring, Hess e Ribbentrop sul banco degli imputati, che mostra il tragico epilogo della storia raccontata da Kronfeld.
Degenerati al potere è un documento di straordinaria importanza storica, ma va letto con la necessaria consapevolezza dei suoi limiti e delle sue distorsioni. L’opuscolo è un documento di primaria importanza per comprendere almeno tre aspetti fondamentali della storia del Novecento. In primo luogo, rappresenta uno degli esempi più estremi e sofisticati di guerra psicologica. L’utilizzo di argomenti pseudo-scientifici (psichiatria, psicologia, sessuologia) per fini propagandistici raggiunge in questo testo un livello di raffinatezza e di efficacia retorica notevole. Kronfeld non si limita a insultare i nemici, ma li "diagnostica", conferendo alle sue accuse l’autorità della scienza medica.
In secondo luogo, il testo rivela come il regime sovietico percepisse e volesse rappresentare il nemico tedesco. La demonizzazione del nazismo attraverso la lente della "degenerazione" sessuale e psicologica era funzionale a mobilitare le masse e a legittimare la guerra come una crociata contro il "male assoluto". L’opuscolo è anche un caso di studio sull’uso politico della psichiatria, un tema che purtroppo sarebbe divenuto centrale nella storia sovietica con l’uso della "schizofrenia asintomatica" per perseguitare i dissidenti.
In terzo luogo, il testo fornisce una serie di informazioni, seppur filtrate dalla propaganda, che circolavano sul conto dei leader nazisti. Le accuse di omosessualità, tossicodipendenza, alcolismo e disturbi mentali, per quanto spesso non verificabili e talvolta infondate, testimoniano il clima di pettegolezzo e di diffamazione che caratterizzava la lotta politica nell’Europa degli anni Trenta. La stessa "notte dei lunghi coltelli" fu giustificata da Hitler con l’esigenza di epurare le SA dalla presenza di omosessuali, dimostrando che la questione della sessualità dei gerarchi era un tema politico di primaria importanza.
Tuttavia, il testo presenta limiti significativi che ne minano la credibilità come documento scientifico e storico obiettivo. L’assenza di rigore scientifico è evidente. Le diagnosi di Kronfeld sono sommarie, basate su osservazioni aneddotiche e su una concezione dell’omosessualità come "degenerazione" che oggi è superata e politicamente inaccettabile. Kronfeld utilizza i termini psichiatrici in modo strumentale, per etichettare e condannare, non per comprendere o curare. La diagnosi di "isteria", "narcisismo", "schizofrenia" o "follia morale" è applicata in modo generico e non supportata da un’analisi clinica approfondita.
La veridicità delle fonti è dubbia. Le informazioni, spesso di seconda o terza mano (come quelle su Hanussen e Karl Ernst), sono in gran parte non verificabili e potrebbero essere il frutto di pettegolezzi, montature o semplici inesattezze. La stessa attendibilità di Hanussen come testimone è più che dubbia, data la sua figura di imbroglione e ipnotizzatore. Kronfeld stesso ammette di aver "cercato di completare i resoconti dei pazienti con domande poste durante le sedute psicoterapeutiche", un metodo che mina ulteriormente l’obiettività delle sue informazioni.
Infine, l’opuscolo, commissionato da uno Stato totalitario, omette convenientemente qualsiasi critica al regime sovietico e alla sua deriva autoritaria. Si tratta di una propaganda "a senso unico", che individua nell’avversario l’unico "mostro". Kronfeld non dice nulla sui processi di Mosca, sui gulag, sulla fame e sulla repressione che caratterizzavano l’Unione Sovietica in quegli stessi anni. La sua condanna del nazismo, per quanto sincera, è funzionale alla difesa di un regime che, per molti versi, condivideva con il nazismo la stessa natura totalitaria.
Degenerati al potere è un testo che affascina e inquieta. È un documento storico di straordinario valore, che ci permette di guardare all’interno della macchina della propaganda totalitaria e di comprendere come la scienza possa essere distortamente piegata a fini politici. È la testimonianza di un intellettuale ebreo in fuga, che cerca di usare le sue conoscenze per combattere il regime che lo ha perseguitato, finendo suo malgrado per servirne un altro, altrettanto oppressivo. L’opuscolo di Kronfeld solleva interrogativi profondi sulla responsabilità degli intellettuali e sull’uso della conoscenza: fino a che punto uno scienziato può mettere le sue competenze al servizio di una causa politica, anche se giusta? È legittimo usare la psicologia e la psichiatria come armi di guerra? Qual è il confine tra la denuncia morale e la propaganda di regime? Domande che, in un’epoca di guerre ibride e di manipolazione dell’informazione, appaiono più attuali che mai.
La lettura di Degenerati al potere, accompagnata dalla preziosa analisi storica e critica di Alexander Etkind e dalla curatela di Luciano Mecacci, offre una prospettiva complessa e tormentata su uno dei periodi più bui della storia europea. Ci ricorda che la conoscenza può essere un’arma a doppio taglio, capace di illuminare ma anche di accecare, di liberare ma anche di imprigionare. La tragica fine di Kronfeld, suicida a Mosca mentre le truppe tedesche si avvicinavano, è il simbolo di una vita spesa tra due fuochi, tra la scienza e la politica, tra la verità e la menzogna, tra la speranza di un mondo migliore e la disperazione di un presente dominato dalla violenza e dall’inganno. L’eredità di Kronfeld, come quella del suo opuscolo, è ambivalente. Da un lato, ci ha lasciato un documento unico sulla psicologia del potere nazista, un’analisi che, per quanto distorta e strumentale, contiene intuizioni acute sulla personalità dei leader totalitari. Dall’altro, ci ha mostrato i pericoli dell’ideologizzazione della scienza, della sua riduzione a strumento di propaganda e di lotta politica. La sua vita e la sua opera sono un monito sull’importanza di difendere l’autonomia della ricerca e la libertà di pensiero, valori che in un’epoca di crescente polarizzazione e di attacchi alla verità fattuale, appaiono più fragili che mai.
Degenerati al potere. Psicologia, sesso, nazismo e propaganda
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Aldilà delle inevitabili allusioni lombrosiane, lo stretto rapporto analizzato da Kronfeld tra dittatori e devianze sessuali sembra richiamare analoghi scenari contemporanei. In particolare penso agli Epstein Files...