- Autore: Carlo Lapucci
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Graphe.it edizioni
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788893722759
L’urbanesimo prima e l’industrializzazione dopo hanno reciso quei fili che tenevano legato l’essere umano al mondo della natura. Eppure un contatto è ancora rimasto, un filo di natura culturale che lega l’uomo civilizzato con l’ordine naturale: l’attenzione per le condizioni atmosferiche. Non è più un interesse legato al mondo agricolo, quando un evento atmosferico inopportuno poteva condizionare un raccolto, piuttosto un interesse sproporzionato, visto che le previsioni del tempo diffuse dai media arrivano a descrivere la situazione del globo, ma non è detto che sappiano affermare con assoluta certezza se sia il caso di uscire di casa con l’ombrello oppure senza.
Per chi viveva del lavoro dei campi le condizioni del tempo erano (e sono in parte ancora oggi) una vera ossessione e, di conseguenza, la tradizione proverbiale e didascalica del mondo agricolo abbonda di consigli sulla meteorologia, sui segni del tempo, sui pronostici. Un patrimonio sapienziale formatosi in un universo precartesiano, secondo un’idea del mondo come organismo vivente in cui ogni parte corrisponde al tutto, comunica per invisibili filamenti con tutte le altre. Un organismo in cui vari elementi partecipano di per sé a una conoscenza universale potenzialmente illimitata, perché non viene né dal sangue, né dalla volontà della carne, né dalla volontà dell’uomo, ma da Dio stesso. Un ordine universale che le scoperte scientifiche hanno ovviamente distrutto; ma Carlo Lapucci - uno tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica -, in questa nuova seconda edizione riveduta e ampliata di questa enciclopedia dal titolo Cielo a pecorelle. I segni del tempo nella meteorologia popolare (Graphe.it, 2026), ha cercato di fornire una possibile spiegazione scientifica delle osservazioni (in alcuni casi già cercata pure nel mondo antico), riportando anche quelle che tale spiegazione non hanno e sono tuttavia rimaste nella nostra tradizione popolare. Anche perché non è detto che una spiegazione non possa non averla alla luce di conoscenze future.
Carlo Lapucci ha suddiviso questa enciclopedia in parti. La prima è dedicata alla “Meteorologia antica” e contiene parti di testi di opere letterarie, filosofiche, scientifiche e religiose risalenti al mondo antico, al medioevo e all’età moderna. “Meteorologia popolare” è la seconda, che raccoglie in ordine alfabetico piante, animali, fenomeni ambientali e spiegazioni fornite da autori del passato o attuali.
Una tradizione popolare che un suo fondamento deve averlo, con la scienza che, se per un verso ha aumentato le conoscenze dei fenomeni, per l’altro ha lasciato all’arbitrio di troppe componenti le manifestazioni dei fenomeni e ha recentemente abbandonato le posizioni intransigenti adottate nei confronti dei detti popolari.
Molte osservazioni pratiche del passato sono entrate nell’ordine scientifico: il capello che si arriccia con l’umidità atmosferica è entrato nell’igrometro per fornire misurazioni di precisione, la girandola è divenuta un anemometro, le maniche a vento negli aeroporti si sono rivelate utiliti per conoscere la direzione del vento; tutte nozioni adottate dalla scienza che, invece, stanno scomparendo nella tradizione orale.
Nozioni che oggi rimangono in vita non solo per semplice curiosità, ma come testimonianza di un rapporto con le forze della natura che la nostra mente finge di ignorare ma il nostro corpo immerso nella natura utilizza per ricordarci come un evento meteorologico sia sul punto di manifestarsi:
le vecchie ferite prudono o dolgono, le antiche fratture delle ossa si fanno risentire, i calli, i geloni, la testa cominciano a prudere, le mani si asciugano e stirano la pelle; le cicatrici, i reumatismi infastidiscono.
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