Se un libro esce in prima edizione a luglio e va in ristampa già tre mesi dopo, non c’è bisogno di recensioni, vuol dire che corre da solo, senza bisogno di spingerlo. D’altra parte, narra storie di paura e quelle funzionano sempre. I boomer ricordano leggende terribili raccontate come vere dagli anziani, ai bambini in circolo. Sandra Tugnoli appartiene alla generazione successiva, ma vive nei luoghi che hanno ispirato il suo Ombre e sussurri della pianura. Spiriti e streghe, riti e guaritrici, leggende e superstizioni nelle campagne emiliane tra Bologna e Ferrara, pubblicato dalle ferraresi Faust Edizioni (ottobre 2025, collana “Historiando”, 140 pagine).
Se c’è un territorio che dimostra di nascondere nei suoi recessi vicende tenebrose e inquietanti, rendendole attendibili col suo fascino truce, è la Bassa tra le due città emiliane, la pianura tra il capoluogo regionale e la zona protesa a oriente verso il delta del Po. D’altra parte, l’atmosfera e il paesaggio (ritratto negli inserti di fotografie a colori dell’habitat naturale delle leggende di cui si parla nel testo) sono quelli dell’area polesana in cui il regista bolognese Pupi Avati ha girato gli esterni del giallo-horror “La casa dalle finestre che ridono”, del 1976.
A quel territorio è legata la vita dell’autrice, bolognese della provincia ora cinquantenne, ingegnere gestionale e project manager con esperienza trentennale. Nell’ultimo decennio si è dedicata alla narrativa, con racconti brevi del terrore. Questo titolo segna l’esordio editoriale, con un volume a sua firma. Papà di Budrio, mamma di Ozzano Emilia, la sua famiglia ha radici nella Pianura Padana, in quella piatta estensione incuneata tra Bologna e Ferrara, dove i parenti “hanno vissuto, lavorato e sognato”. Da bambina, amava ascoltare le storie che raccontavano, seduti attorno a un tavolo. Erano episodi accaduti a contadini, di gente di terra e di fiume. Evocavano un passato che non ha vissuto, dice, ma la portavano ugualmente “in un mondo di cascine, canali e falò”, sempre immaginato, di bellezza austera e pieno di misteri. Le ha volute mettere su carta, per evitare a quelle storie di svanire, insieme a chi le narrava, e per scongiurare così la dispersione di un patrimonio di voci e insegnamenti, di ricordi e miti, di fatica, fede e comunità.
Nelle campagne emiliane della Bassa, le tradizioni popolari ibridano la religione cristiana, il paganesimo ancestrale e la sopravvivenza in un ambiente spesso ostile. Si popolano di usi, riti e figure di tempi in cui la medicina moderna non esisteva e ci si affidava a guaritori, a superstizioni e a pratiche magico-religiose per affrontare malattie, paure e incertezze. Il confine tra sacro e profano era molto sfumato, dalla “sampira”, la vecchia guaritrice che curava animali e scacciava il malocchio, agli uomini e donne che con gesti e formule segrete “segnavano” l’herpes zooster - l’aggressivo fuoco di Sant’Antonio - alleviando le sofferenze del corpo e dell’anima.
In ventotto capitoli, il libro di Sandra rievoca quelle pratiche, riscoprendo l’atmosfera di una Pianura Padana “sospesa tra mito e realtà”, dove ogni albero, ruscello e crocevia avevano una storia da raccontare, affidata per generazioni alla tradizione orale. In una terra di nebbie, non mero fenomeno atmosferico, ma presenza viva, propizie o avverso per l’uomo, le coltri impenetrabili o solo vaghe foschie nascondevano segreti e davano forma alle paure più profonde dei contadini, scrive l’autrice. Nelle lunghe notti d’inverno, quando il freddo avvolgeva le cascine e i campi erano sferzati dal vento, si raccontavano storie di streghe. Non erano le figure grottesche delle favole, ma donne vere, misteriose, spesso emarginate, che si diceva avessero il potere di lanciare il malocchio, fare ammalare il bestiame o rovinare i raccolti. Nelle campagne di Cento, Bondeno e Finale Emilia costituivano un’ombra costante, erano il capro espiatorio per le disgrazie inspiegabili.
Tugnoli cita Maddalena. Nel tardo XIX secolo, viveva in un piccolo villaggio vicino al Panaro, nella sua casupola isolata, circondata da un orto di erbe selvatiche, con un vecchio noce, che i contadini guardavano con sospetto, convinti che fosse un ritrovo di spiriti maligni. Non era una sampira, né una guaritrice rispettata, ma una vedova taciturna, con occhi che sembravano vedere oltre il visibile. La solitudine la rendeva sospetta. Si vociferava che di notte si trasformasse in un gatto nero, per spiare le case, o che danzasse con altre streghe nei crocicchi sotto la luna piena. Quando una mucca smetteva di produrre latte o un bambino si ammalava senza motivo, il nome di Maddalena veniva pronunciato a bassa voce, come se il solo pronunciarlo potesse attrarre la sua attenzione.
Le storie del focolare, per grandi linee, sono uguali a quelle tramandate ovunque, come tessuto di una comunità. Differiscono solo nei particolari. Racconti di spettri, di amori impossibili, di eroi contadini e di sabba stregoneschi nel buio. Leggende di spiriti del fiume, come la Donna del Po; con i capelli argento che fluttuavano, appariva ai pescatori nella nebbia, guidandoli a riva o trascinandoli sott’acqua, se mancavano di rispetto.
Non mancavano le passioni tragiche. Una giovane di Bondeno, promessa a un altro ma innamorata di un mulattiere - al quale aveva giurato amore davanti alla statuetta campestre di San Giuseppe - era morta di febbre prima del matrimonio. Lo spasimante, inconsolabile, ogni anno lasciava un fiore sull’edicola votiva e l’ombra della giovane vi danzava davanti, la notte di San Giovanni. Tutto vero, tutto inventato?
“I stori i è veri s’te gh’crèd" (Le storie sono vere se ci credi).
- Autore: Sandra Tugnoli
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ombre e sussurri della pianura
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