- Autore: Donatella Di Pietrantonio
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2018
Nelle pagine del romanzo di Donatella di Pietrantonio Bella mia, edito nel catalogo Einaudi nel 2018, una donna affronta la perdita della sorella e l’affidamento del nipote dopo il terremoto dell’Aquila. Il dolore è muto, crudo, assoluto e le macerie esteriori diventano quelle interiori. Non ci sono svolte, solo vita che continua a fatica.
Questo libro non consola, non accarezza, non costruisce redenzioni. È fatto di silenzi, di crateri interiori che si aprono e non si chiudono più. Bella mia è il lutto senza resurrezione, è la sopravvivenza come condanna, come funzione biologica che persiste mentre tutto dentro è collassato. La protagonista ha perso sua sorella nel terremoto dell’Aquila, ma quello che perde davvero è ogni senso del tempo, dello spazio, dell’identità.
La città distrutta è specchio di un corpo devastato, di una mente che cerca appigli e trova solo macerie. La narrazione è scabra, fatta di frasi secche, nervose, quasi isteriche nel trattenere l’urlo. Di Pietrantonio non cerca bellezza, cerca verità. Una verità nuda, arida, piena di schegge. Ogni emozione è trattenuta, strozzata, come se urlare fosse un lusso che non si può più permettere.
C’è un figlio da crescere, figlio della sorella morta. C’è un passato che si sbriciola ogni volta che prova a riaffiorare. Ci sono relazioni amputate, sospese, incapaci di trovare una grammatica dopo il trauma. Non c’è spazio per l’epica del dolore. Qui si parla di ferite che non fanno rumore, ma che si sentono sotto la pelle, ogni giorno, in ogni gesto.
La scrittura ti graffia. Non indulge, non semplifica. È un continuo oscillare tra rifiuto e bisogno, tra il tentativo di dimenticare e l’impossibilità di farlo. Non ci sono catarsi, solo quotidianità smembrata, che continua a trascinarsi come una bestia ferita.
Bella mia non è un romanzo sul terremoto, è un romanzo sull’impossibilità di rialzarsi. Eppure, nella sua crudezza, lascia uno spiraglio. Minuscolo. Non di speranza, ma di sopravvivenza. Una sopravvivenza che non ha nulla di glorioso, ma che è reale. Ed è già tanto.
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Un libro perfetto per...
A chi è sopravvissuto a qualcosa e non vuole essere salvato con le parole. A chi rifiuta le storie di rinascita forzata. A chi ha perso, e continua a perdere, ogni giorno, in silenzio.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Bella mia
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