- Autore: Bella Mackie
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2025
Bizzarro, ma sotto tanti aspetti irresistibile e anche uno e trino, il romanzo della scrittrice e giornalista inglese Bella Makie. L’edizione originale di What a way to go risale a solo un anno fa, seguita presto dalla pubblicazione per HarperCollins Italia (aprile 2025, 400 pagine) col titolo Bel modo di morire, nella traduzione di Ilaria Katerinov.
Isabella Kathleen Rusbridger (luglio 1983), firma come Bella Mackie ed è anche commediografa. Figlia di un ex caporedattore del Guardian e di Lindsay Mackie, è cresciuta nel nord di Londra, dove vive tuttora. Singolare il suo debutto nella scrittura, liberatoria per lei, insieme al correre. Abbandonati gli studi universitari per la salute mentale precaria (soffre dall’infanzia di attacchi di panico, ansia e agorafobia) e dopo un’esperienza in redazione, ha debuttato con un saggio autobiografico, in cui spiega come la corsa le abbia alleviato i problemi psichici. Il successo è arrivato col secondo libro e primo romanzo, Come uccidere la tua famiglia (HarperCollins Italia, 2024): una ragazza ha come unico scopo eliminare la famiglia del ricco padre naturale, che l’ha abbandonata da piccola. Dalla black comedy è stata tratta una serie televisiva Netflix.
Si diceva del secondo vivace thriller, uno e trino. Tre punti di vista, tre Io narranti in prima persona singolare, tre protagonisti al di sopra di tutto e di tutti: Anthony, Olivia, la Segugia (niente di faunistico, sta per investigatrice). Arduo stabilire chi risulti più simpatico (ammesso che lo siano in qualche misura) o più insopportabile, visto che di negatività ne hanno parecchie e pure vistose. Di per sé, già questo rende insolita una commedia decisamente nera, come lo humour che affiora tra le pagine dei capitoli, una sequenza fissa di trittici in fila: Maguire, la moglie, poi la detective fai da te.
Che dire poi dell’insospettabile condizione del primo dei raccontatori in soggettiva? Anthony, ricchissimo ma non specchiato quanto a virtù, è... morto. Non si tratta affatto di uno spoiler, lo spiattella seccamente, nel primissimo rigo del primo capitolo, senza antifone o giri di parole. Successivamente, aggiunge:
ch’è stranissimo essere vivi un minuto prima e morti quello dopo.
Esaurita l’introduzione del magnate, che scivola tra gli ultimi minuti di vita, venata di egocentrismo, acidità e cinismo, la parola passa alla vedova, non dico allegra, diversamente addolorata, tutt’altro che in gramaglie. Olivia è una signora della jet society, piena di sé e vuota di sentimenti, anaffettiva oltre che viziata da una vita di agi e lusso. Una “malimparata”, direbbero a Napoli, che di acidità ne ha da vendere. La dispensa perfino ai familiari, figli compresi. Ricambiata.
Il terzo soggetto narrante, l’investigatrice socialnetwork-dipendente, è una ragazza inglese, una popolana al confronto dei primi due. Non è schiava di uno status finanziariamente aristocratico, la noblesse non la costringe ad atteggiamenti scostanti, ma non per questo si rivela esente da ossessioni, a sua volta. Bannata da un forum di true crime per eccesso di protagonismo (accusata di aver mosso troppe obiezioni, commenti e domande), avrebbe potuto avviare un podcast di cronaca nera, ma non ha fatto in tempo: in un attimo hanno inflazionato la rete (qualcuno ha collezionato un mare di contatti e intascato un sacco di soldi). Sempre più inviperita, si è gettata su YouTube e TikTok, guadagnando piano piano un piccolo pubblico: persone disposte ad aiutarla a risolvere i crimini, anziché restare in poltrona a guardare documentari malfatti. Per questo, è a caccia della storia giusta ed una, a quanto pare, si sta sviluppando in contemporanea, ad appena cinque chilometri da lei. Coinvolge un uomo che conosce “fin troppo bene”.
Suggestiva la descrizione dell’ancora non definitiva collocazione di Anthony nell’aldilà. Si trova in una sala d’attesa - interni desolanti, pavimento in linoleum scadente, poster banali alle pareti - con grandi cartelli che invitano alla pazienza e bigliettini elimina code a strappo. Quando tocca a lui, dopo un freddo benvenuto la vice responsabile del “centro di accoglienza” lo informa che tutto gli verrà spiegato a tempo debito. Intanto, è morto e si trova nel delicato interregno tra la vita e il dopo. Gli sembra un sogno, un’allucinazione, avrebbe tante domande, ma quella donna noiosa ripete a oltranza che è defunto, si rifiuta di fornire dettagli, insiste che deve ricordare com’è deceduto, prima di passare alla fase successiva. Lui protesta, impreca, sbraita di avvocati, denunce, ma è tutto inutile. Viene scortato all’uscita e condotto in un dormitorio da una inserviente. “Ci auguriamo che rimanga qui solo per poco tempo”, dice, porgendo una borsa di plastica con vestiti e scarpe nuovi. Ribadisce che “una volta chiariti i dettagli della sua morte, potrà passare alla fase successiva”.
Come si vede, il tono è leggero, spiritoso, ma per quanto surreale il romanzo è pur sempre un thriller, perché il ricco estinto è stato assassinato. Sicché, c’è almeno una mano omicida da qualche parte e non poco di nascosto, tanto di non detto, di sotterraneo, di mai rivelato. Si faranno strada aspetti occulti tanto del passato recente (di Anthony), che di quello remoto (di Olivia). E che dire dei quattro figli turbati, non certo dalla violenta scomparsa del padre, ma da cattivi pensieri ed avide attese ereditarie.
Com’è stato accolto il romanzo di Bella dalla stampa inglese? Sul “Guardian” di “famiglia”, si legge che un multimilionario muore in circostanze misteriose durante la fastosa celebrazione del sessantesimo compleanno. Catapultato in un aldilà noioso, è costretto a guardare cosa succede dopo, insieme al lettore...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Bel modo di morire
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