- Autore: Alberto Arbasino
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788845940965
Con la scomparsa di Alberto Arbasino è finito del tutto il divertimento della scrittura e l’ariosità dei pensieri e le classifiche dei suoi viaggi, delle mostre, della musica classica e del sapere tutto. Ora restano solo piccoli imitatori, soprattutto quelli che hanno avuto maggiori riconoscimenti, che chiedono sei mesi prima se possono fare una prefazione a un romanzo che sentono intimamente. Arbasino saprebbe rispondere a tono, noi no. Il libro è Autocronologia (Adelphi, 2026, curatela di Raffaele Manica).
Manica venne totalmente assorbito dal mondo di Arbasino, che era poi tutto il mondo; se finivano dittature o gli odiatori dei paesi europei occidentali, Arbasino andava e partiva, accorgendosi molto spesso che non era cambiato molto in quel paese lontano, e lo scrive in Mekong (Adelphi, 1994), che è tra i libri di viaggi che ha scritto numerosi.
Ma andremo a ritroso per questa vita lunga e bellissima e divertente. Lombardo, nato a Voghera da una famiglia borghese, il giovane Alberto era già conscio che una vita sola non gli bastava. Studiò scienze politiche ed economia, ma non gli sfuggiva un libro da leggere uscito da poco nelle librerie, i soli fari nella nebbia, perché non c’era altro modo per poter leggere, o le librerie o le biblioteche; ma da subito si mostrò un talento, e ci pensavano gli uffici stampa a riempirlo di libri. Il suo vero successo ai tempi fu L’Anonimo lombardo, del 1959, la storia di due giovani melomani che si scambiavano lettere in cui era presente una soprano, un libretto, l’opera lirica. I due forse si amavano anche fisicamente, ma Arbasino era riservatissimo, quasi più di Gadda. Ovvero se non si parla di "sodomia" perché non si sa che cosa sia, allora non esiste e non devo spiegarla. Come libro di gioventù c’è anche La bella di Lodi, che divenne un film nel 1963, diretto da Mario Missiroli, con la sedicenne e fulgida Stefania Sandrelli.
Arbasino aveva il vizio di cambiare sempre qualcosa nei suoi libri, poi aggiungeva, poi levava. Il romanzo cambiato molte volte è Fratelli di Italia, fino al ritorno della stesura originale, edito da Feltrinelli. Il letterato Alberto lasciò il suo lavoro di economista e di scienze politiche per fare lo scrittore, viaggiando. Non si contano le volte che è andato a Parigi e a Londra, ma anche a New York e San Francisco e Los Angeles e ovunque.
Non riuscì a essere amico di Anna Magnani, troppo diversi caratterialmente, ma con Elsa Morante si frequentavano per mangiare, dal momento che la Morante non sapeva cucinare un uovo e con loro c’erano Moravia e Gadda, che usciva poco e solo con Arbasino, che lo prendeva in giro. Nel gruppo trattoria si presentava anche Pier Paolo Pasolini, amico dello scrittore lombardo, ma fu un rapporto che prese vita tardi, quando Moravia aveva lasciato la Morante per Dacia Maraini. Un po’ triste che tutti gli amici della coppia Morante-Moravia scelsero Moravia perché più accomodante e meno furioso dell’ex moglie. Arbasino entrò pure a Montecitorio, ma non era propriamente fiero. Le cose migliori da fare per risanare l’Italia venivano sempre posticipate.
Poi gli mancava l’Arbasino girovago, le mostre, i pranzi con i grandi della terra. Era molto snob ma non lo toccava questa definizione. In realtà quello che sappiamo di più di lui è perché dal 2020, anno in cui è scomparso, c’è stato il desiderio da parte di alcuni scrittori e giornalisti di saperne di più.
Essenziale questa autocronologia, per chi vuole leggere tutto di Arbasino, anche la sua attività giornalistica per “Repubblica” e in modo discontinuo su “Il Corriere della sera”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Autocronologia
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