Fratelli d’Italia
- Autore: Alberto Arbasino
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Adelphi
Nel 1972 Pierpaolo Pasolini definisce Fratelli d’Italia "uno dei più bei libri della seconda parte del ’900". Quando esprime questo giudizio, Pasolini ha come punto di riferimento la versione del romanzo di Alberto Arbasino uscito da Feltrinelli nel 1963, che era lunga 532 pagine. L’ultima versione di Fratelli d’Italia - che risale nel 1963 che è stata pubblicata da Adelphi - contiene 1371 pagine (in mezzo, nel 1963 ce n’era stata un’altra Feltrinelli di 536 pagine e nel 1976 quella Einaudi di 659 pagine).
Opportunamente la casa editrice Feltrinelli ripropone l’edizione inaugurale del romanzo, a cura di Giovanni Agosti, con un saggio basato su materiale edito e inedito, che intende stabilire punti fermi in merito a circostanze, fatti, situazioni che stanno all’origine di questo lavoro e ne fiancheggiano l’elaborazione.
Già intorno alla metà dagli anni Ottanta del secolo scorso, in un supplemento letterario del settimanale l’Europeo, dal titolo "I cento romanzi italiani del ’900", si segnalava il titolo di Arbasino come l’opera cruciale sugli e degli anni ’60. E ancora "Il romanzo sperimentale e totale che contiene persino la propria explicatio critica".
Come noterella curiosa si può citare che, dopo la pubblicazione dell’articolo "la gita a Chiasso" uscito sul quotidiano “Il Giorno” il 23 marzo 1963, la frase diventa una delle tirate del protagonista del libro. A pagina 175 si trova spiegato il contesto in cui si situa la frase in questione, che in seguito avrebbe avuto fortuna. A libro pubblicato, quel che disturba la maggioranza delle recensioni sono la quantità di nomi propri, questioni di struttura e contenuto, come la vistosa presenza di inserti saggistici, dove Arbasino ha traslocato, rimpastandoli, suoi interventi recenti.
Si accennava sopra al protagonista del libro, l’Io narrante, di cui non si fa il nome, ma solo il soprannome: l’Elefante. Viene dalla Svizzera, per la precisione dal Canton Ticino, da Bellinzona e lavora in borsa a Zurigo. Il modello principale dell’Elefante, per ammissione dello stesso Arbasino, è Sandro Nespoli, ticinese, avvocato, con studio a Chiasso; è stato importante nella vita e nell’arte per Arbasino. Come fonte d’ispirazione del libro si cita soprattutto Proust (La Recherche) e anche il Flaubert di Bouvard et Pecuchet.
Si parlava sopra di romanzo sperimentale e, in effetti, Arbasino aderì al Gruppo 63. Ma, fino al 1963, gli autori più noti del gruppo si erano cimentati nella poesia: Giuliani, Balestrini, Sanguineti, Porta ecc. Nella narrativa non c’era stata alcuna pubblicazione, forse con l’eccezione di Raffaele La Capria (Ferito a morte). Il libro di Arbasino costituisce un’interessante sorpresa. Poi sarebbero seguiti: Manganelli, lo stesso Balestrini, Eco, Germano Lombardi, Luigi Malerba, Emiliano Tavini e altri.
Il tempo ha ridicolizzato tutta la scandalistica iniziale. Ma, come rileva il curatore, il ruolo e il peso degli entusiasmi di Giangiacomo Feltrinelli in questa vicenda non sono stati trascurabili.
Fratelli d'Italia
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