Aureole e tigri dal mondo queer. Racconti di un’altra letteratura
- Autore: Franco Buffoni
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Già il titolo di questo anomalo saggio, Aureole e tigri dal mondo queer. Racconti di un’altra letteratura di Franco Buffoni (Il ramo e la foglia edizioni, 2025), etichetta una parte di libri che non potevano trovare un successo subitaneo, perché pubblicati dopo cinquant’anni e più, come il romanzo Maurice di Morgan Forster scritto nel 1914 ma pubblicato nel 1971, e ora oggetto di "culto" anche per il film del 1987 di James Ivory. In realtà Forster era bene accetto nel gruppo di Bloomsbury, una casa ereditata dal fratello di Virginia Woolf e di Vanessa Bell, dove passavano Keynes, Forster, Clive Bell, Leonard Woolf, il marito di Virginia, e tutti più o meno si confidavano di amori bisessuali; la stessa scrittrice di Mrs Dalloway aveva un’amante e il marito lo intuiva, lo sapeva.
Come dire che un certo snobismo inglese, ma anche europeo, passava da esperienze erotiche compiute e da libri, viaggi, droghe. In realtà la legge inglese fu molto severa, gli "invertiti" erano puniti con la prigione e chi era bisessuale ricordava con orrore il processo a Oscar Wilde. Ma ora, nel momento del fluid sex, l’autore scrive capitoli come “gaye inconsapevolezze”. Scrive su molti autori che hanno scritto durante i primi anni dell’Aids. Non si capisce perché titola “un’altra letteratura”. Se è letteratura, poco ci importa quali sono i temi. Se due donne si baciano, ci interessa sapere come questa emozione ci viene resa con le parole. Non altro. Buffoni ci dice molto, ma a volte si ritorna su persone che dovrebbero essere trattate con maggiore rispetto, come il poeta di Recanati, Giacomo Leopardi. A tutt’oggi è l’intellettuale formidabile, il genio di riferimento, ma Buffoni scrive dopo tante insinuazioni di altri critici letterari che Leopardi era innamorato di Ranieri, questo bellissimo giovane, conosciuto a Firenze nel 1830, che trascinò a Napoli, nel 1833, il poeta dei Canti. Buffoni è certo che tra i due ci fosse anche dell’amore fisico e che Leopardi frequentava giovani ragazzi di vita "napoletani" dando loro dei soldi. Chi scrive è ormai troppo stanco per dire che queste sono affermazioni false o travisate. Il periodo napoletano fu creativamente geniale per Leopardi, dove scrisse le migliori poesie inserite nei Canti. Ma l’uomo era malatissimo, non poteva nemmeno mangiare i gelati di cui era ghiotto, perché gli facevano malissimo per le sue malattie. E non solo, Leopardi si sentì libero di non cambiare camicia ogni giorno e si presentava agli astanti con patacche di gelato e altro. Un atto di liberazione anche sul modo di vivere, dopo gli anni di formalità nel vestire e nei modi, a Recanati. Ma come poteva Leopardi avere una vita "intima", se stava per lasciare questo mondo? Morì infatti nel 1837. Dopo aver patito dolori atroci, i giorni in cui non soffriva troppo scriveva a Ranieri che lo amava e lo sentiva come ultimo sostegno, ma amore fraterno, come scrisse il giovane Antonio. L’impasse su questo florilegio di sentimenti è nato perché il giovane chiedeva tantissimi soldi al nostro "genio", che glieli dava, ma con nessun do ut des, perché Ranieri se li sarebbe presi comunque i soldi, alla morte del poeta, per debiti di gioco e denaro a donne di malaffare.
D’altra parte questo libro è interessante e ben scritto, e la presenza del poeta di Recanati stona col titolo di questo saggio. Scrivere ancora di un amore segreto che finiva tra le lenzuola è un abbaglio. Nondimeno, di scrittori e di scrittrici queer ce ne sono a palate, e il libro di Buffoni è molto bello e pieno di spunti.
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