Antichi Maestri
- Autore: Thomas Bernhard
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2019
Antichi Maestri (titolo originale Alte Meister, Adelphi, 2019, trad. di Anna Ruchat) del 1985 è l’ultimo romanzo della trilogia di Thomas Bernhard sulle arti, dopo il Soccombente sulla musica e A colpi d’ascia sul teatro. Esso verte sull’arte figurativa, ha come sottotitolo Commedia e utilizza un linguaggio tipico di Bernhard: dissacrante, sarcastico e ironico.
I personaggi sono Reger, il protagonista, critico d’arte, Irrsigler, il custode, e Atzbacher, che è quello che riporta, con il tipico stile "protocollare" come discorso indiretto, tutto ciò che Reger dice e osserva andando ogni giorno al Kunsthistorisches Museum di Vienna e precisamente alla sala "Bordone", per osservare il dipinto di Tintoretto "L’Uomo dalla Barba Bianca". La tecnica narrativa dell’autore in questo romanzo è stata definita "periscopica", cioè ad ampio raggio, e si basa sui tre personaggi secondo questo schema: Atzbacher osserva Reger che osserva Tintoretto, entrambi osservati dal custode Irrsigler.
Il tema del romanzo, come in quelli precedenti, è l’arte, ma qui viene svolto in maniera più radicale nel senso che abbraccia l’arte in sé a prescindere da quale in particolare. Nel caso specifico Reger ossessivamente osserva il dipinto di Tintoretto ogni giorno cercando maniacalmente di cogliere un qualche errore, una qualche imperfezione dell’artista. Il senso di questo "vedere" per Bernhard è di cogliere errori di qualsiasi artista nella propria creazione e quindi di ritenere che nell’arte la perfezione non esiste, in quanto è qualcosa di artificiale che mai potrà eguagliare il reale. Bernhard scrive:
Nei miei libri tutto è artificiale, non vi deve essere nulla di intero.
Sì, dico, El Greco, bello, ma quel brav’uomo non è riuscito mai a dipingere una mano (è Reger che parla), e poi dico, bello, Veronese, ma quel brav’uomo non è riuscito mai a dipingere un volto. Non esiste un libro compiuto, né un pezzo musicale compiuto, diceva Reger, la verità è questa. La mente deve cercare il fallimento dell’umanità. Ci può essere solo il "frammento", non l’opera compiuta, e ciò ci dà piacere.
Che cosa ci vuol dire Bernhard attraverso Reger? Che l’arte, anche quella più alta, mai potrà competere con la natura, perché la imita, la copia ed è quindi insufficiente; l’artista fallisce e questo è il senso del discorso di Bernhard, in quanto anche l’"originale" di un’opera sarà sempre insufficiente rispetto al "vero", una contraffazione.
Reger dice:
Che cos’è il volto della madre di Rembrandt di fronte al volto di mia madre? Che cosa sono i campi lungo il Danubio che posso osservare, attraversare di fronte ai campi dipinti?
Se l’arte, secondo Bernhard, è insufficiente e non raggiunge la perfezione e in questo sta la tragedia dell’artista, tuttavia essa comunque ci è necessaria per sopravvivere, per salvarci dalla disperazione, credendo che esista davvero un’arte sublime. La scrittura per l’autore austriaco è stata la salvezza per vivere.
Antichi maestri
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