Anime erranti
- Autore: Cecile Pin
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Anime erranti è il libro di esordio dell’autrice francese Cecile Pin, pubblicato recentemente in Italia da Einaudi (trad. di Benedetta Gallo). Un titolo evocativo, quello scelto dall’autrice, che rimanda immediatamente, nell’immaginario comune, al mondo del sovrannaturale, all’aldilà, all’onirico; ma in realtà questo titolo affonda profondamente le sue radici in quelle della famiglia dell’autrice, ovvero nel Vietnam e nella sua storia.
C’è una tradizione nella cultura vietnamita, - disse. – Credono che si debba dare ai morti degna sepoltura, nel posto in cui sono nati. Altrimenti, le loro anime sono condannate a vagare sulla terra senza meta, come fantasmi.
Questo è infatti proprio quello che accade ai genitori e ai fratelli di Anh, una delle voci narranti del romanzo. Nel Vietnam di fine anni Settanta la guerra è finalmente finita, ma per il suo popolo questo non significa tranquillità e pace. Proprio dopo la fine della guerra molte persone furono costrette a lasciare via mare il loro paese, perché considerate non sufficientemente allineate al nuovo sistema: spesso gli agenti del governo facevano irruzione senza preavviso nelle case di coloro che erano sospettati di anticomunismo per poi rinchiuderli in campi di rieducazione da cui difficilmente facevano ritorno. Nasce così il fenomeno dei boat people: profughi costretti a fuggire dal paese su barche di fortuna, per motivi politici o economici.
Ed è proprio in quei terribili anni che, seguendo le istruzioni del padre, Anh, la maggiore di sette figli, parte con due sue fratelli, Minh e Thanh, su una barca diretta a Hong Kong. Qualche settimana dopo verranno raggiunti dai genitori e dai fratelli più piccoli e si ritroveranno tutti insieme in un campo profughi in attesa di partire per l’America, dove raggiungeranno uno zio emigrato là anni prima. Se questo piano, seppur rischioso, mira a portare la famiglia unita al sicuro in un luogo che permetta loro di ricominciare, la realtà si rivelerà purtroppo ben più crudele. I genitori e i fratelli minori non raggiungeranno mai Anh, Minh e Thanh, ma i loro corpi senza vita verranno ritrovati su una spiaggia, per poi essere sepolti in un cimitero nei pressi di Kai Tak. Da quel momento, parte della famiglia di Anh si trasforma in quelle anime erranti della tradizione; attraverso Dao, uno dei fratelli minori, veniamo in contatto con i pensieri di quegli spiriti simili a fantasmi fluttuanti, invisibili, incapaci di fermarsi e riposare.
Le voci di Anh e Dao si alternano, insieme a articoli di giornale e documenti dell’epoca, dando vita a un romanzo dalla struttura frammentata che cerca di ricostruire la storia di chi è costretto a scappare dalla propria terra, rinunciando a quella che era stata la sua vita fino ad allora e perdendo ogni cosa. Se le anime erranti di questo libro sono voci cariche di amore e di disgrazia, l’autrice ricorda anche chi si è servito di questa tradizione per colpire là dove poteva ferire maggiormente. Infatti, durante la Guerra del Vietnam l’esercito americano si è servito di questa credenza in quella che venne chiamata Operation Wandering Soul: nastri contenenti registrazioni di voci distorte di prigionieri vietnamiti venivano riprodotte da aerei in volo sopra le postazioni Viet Cong, facendole passare per le voci di fantasmi, per i lamenti delle anime dei defunti, come uno strumento di guerriglia psicologica per spaventare e non far riposare i nemici.
La voce di Anh si spezza più volte nel corso del racconto, incapace di descrivere i momenti più atroci, le difficoltà di integrazione, le rinunce, le frustrazioni e il senso di colpa verso chi non c’è più, ma non per questo il romanzo di Cecile Pin risulta meno riuscito. Nella terza parte, a chiudere il cerchio, entra in scena Jane, la figlia di Anh, che si fa carico dell’eredità della sua famiglia, provando a mettere insieme quei pezzi frammentati del passato che sua madre è riuscita a concedere nei suoi racconti.
Riempiamo i vuoti. Escogitiamo storie per ogni piccolo momento e siamo pronti a farne tesoro. Immaginiamo che l’ignoto non sia lo scenario peggiore e tentiamo di dare un senso all’insensato. Cerchiamo i lati positivi, i “perché, i “come sarebbe andata”. Cerchiamo di risolvere il puzzle, con i pezzi sparsi nel tempo e nello spazio e negli angoli più remoti della nostra memoria. E quale modo migliore di farlo, quale modo migliore di cancellare il passato se non riscrivendolo?
Anime erranti
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