- Autore: Rossana De Beni
- Genere: Autostima, motivazione e pensiero positivo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788831123327
Vivere a lungo, vivere bene (Città Nuova, 2026) ha un sottotitolo che è già un programma: “psicologia, scienza e arte della longevità”. Psicologia, d’accordo! Ma non ce ne sono già fin troppi, che propongono di capire-cambiare in quattro e quattr’otto? E poi come si può dar lezioni a chi è “già vecchio”? Ma ecco che Rossana De Beni ci mette subito sull’avviso, si tratta di scienza e arte della longevità, e vediamo queste parole punto per punto.
Scienza: niente miracoli, non troverete qui la dieta a base di aglio e carote che rende la pelle eternamente giovane. Ogni capitolo si basa su risultati scientifici ottenuti da studiosi di tutto il mondo, inclusa l’autrice che fino a pochi anni or sono è stata professoressa ordinaria di Psicologia presso l’Università di Padova; e che dunque non ha bisogno di rifugiarsi nei tecnicismi per farsi valere e spiega ogni cosa discorsivamente, senza stressare il lettore.
Ma anche arte, perché la psicologia applicata è fatta così, e lo diceva un grande psicologo (Robbie Case) che aveva passato la vita a trasferire nella scuola i risultati della sua ricerca scientifica. Sul versante dell’arte di vivere bene quando le decadi si assommano, De Beni porta l’esperienza personale di donna non più giovane che può verificare su di sé ciò che propone, e di persona impegnata direttamente e a lungo nel lavoro con gli anziani e nella pratica della mindfulness. Il suo è un punto di osservazione privilegiato che conferisce a questo libro un inusuale equilibrio tra fiducia nelle possibilità di migliorare la vita e realismo circa la portata degli ostacoli esterni e interiori che le persone incontrano in un progetto di tal genere.
E infine, longevità anziché vecchiaia, invecchiamento o terza età. Longum aevum è un’età lunga, senza un pregiudiziale carattere di non-giovinezza, né separata nettamente dalle età precedenti. La scelta di parole è qui particolarmente pregnante, perché l’età non è solo un fatto personale, scandito dal tempo e dal mutare del corpo; è anche un marcatore sociale, dove il numero di anni viene fatto pesare a suon di regole: siamo andati a scuola a sei anni, tanto che fossimo cresciuti adeguatamente o fossimo ancora simili ad un bimbo di quattro; abbiamo avuto il diritto-dovere di votare a 18, sia che ne avessimo la giusta consapevolezza sia che la scelta di voto fosse solo l’ennesima questione in cui allinearci al gruppo di coetanei preferiti. Così l’età anagrafica può prevalere sulla persona come una profezia che si autoavvera: “se hai 70 anni, sei vecchio”.
Il potere degli stereotipi relativi all’età, che sono riassunti nel termine “ageismo”, è un aspetto di questo libro che troverete di certo illuminante. L’ageismo non si rivela solo nello sguardo leggermente ironico della ragazzina che osserva una signora ottantenne inforcare la bicletta, o dello sconcerto del docente universitario verso la matricola di settant’anni. L’aspetto più pericoloso dell’ageismo è l’interiorizzazione, la tendenza a far proprio il pregiudizio, che diviene per ciò stesso un handicap. Ma attenzione! L’autrice non dice mai, in alcun passaggio del testo, che il corpo non presenta fragilità, che la memoria non mostra delle falle, che l’autonomia va esercitata a qualunque costo. Il suo messaggio è un altro: a fronte di perdite ci sono compensazioni, e anche possibilità del tutto nuove da cogliere, incluso – e questo mi è sembrato particolarmente bello – un modo di vivere nel presente che permette di apprezzare la vita fino alla capacità (e qui cito direttamente il finale del testo) di dire un ultimo, quieto “grazie”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Vivere a lungo, vivere bene. Psicologia, scienza e arte della longevità
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